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Restiamo umani - Una ferita nel cuore dell'Europa

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Al grido di “RESTIAMO UMANI!” negli ultimi anni si sono avviate iniziative di vario genere.

La mostra pittorica di Massimiliano Ungarelli è stata una delle più recenti. Tutte hanno avuto come denominatore comune la ricerca, il bisogno di umanità condivisa: braccia accoglienti tra le quali sentire che il cuore si scalda ancora nell'incontro con l'altro. Porte che si aprono perché le case hanno tavole attorno alle quali sedersi insieme e non importa da dove tu provenga.

Potremo citarne alcune di queste manifestazioni, presenti anche a Torino. Nel luglio del 2019 abbiamo partecipato anche noi per un tratto alla Marcia contro l'odio, ideata e promossa dall'attivista per i diritti umani e camminatore per la pace John Mpaliza che ha percorso l'intera Italia.

Ma ancora, attorno alla supplica “Restiamo Umani”, si erano unite, già nel gennaio dello stesso anno, tutte le Chiese per la 52ᵃ settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani che con un documento comune scrivevano: “Sull'immigrazione si deve cambiare linguaggio e intervenire: salvare chi è in pericolo, ampliare i corridoi umanitari, aprire nuove vie di ingresso regolare”

Così come il volume “Restiamo Umani. Diventare Umanità” di Cristiana Ottaviano che riporta la sintesi di alcune attività organizzate dell'Università di Bergamo, prima dell'ondata pandemica che ha travolto tutto e tutti.

Restiamo umani, ma era il 2019... e se era difficile prima - ed era necessario -  marciare, gridare, organizzare, ora quest'umanità sembra ancora più smarrita.

Nel cuore dell'Europa al confine tra la Polonia e la Bielorussia dalla scorsa estate migliaia di persone sono rimaste bloccate e più volte respinte. La Bielorussia le ha accompagnate al confine con il subdolo miraggio di farle approdare nell'agognata Europa, hanno – invece - trovato nello stato polacco, che fa parte dell'Unione Europea, un esercito pronto ad allontanarle brutalmente e crudelmente.

I boschi si sono riempiti di randagi umani: senza riparo, senza cibo, senza nulla...

Indignazione, strali della Presidente Von der Leyen e minacce di sanzioni contro la Bielorussia che ha risposto con un'altra minaccia: la possibile chiusura dei “rubinetti” del gasdotto Yamal-Europe. Poi il silenzio…

La quarta ondata pandemica, il terrore della variante Omicron che contagia velocemente, il Natale da “salvare” e il freddo hanno gelato non solo i corpi, ma anche le poche parole di protesta della UE

Se non fosse purtroppo avvenuta l'inaspettata morte del Presidente del Parlamento UE, David Sassoli, non avremmo neanche sentito il passaggio del suo ultimo messaggio natalizio con il quale invitava l'Europa a proteggere i più deboli. Il trailer più volte riproposto (postumo al giorno della sua morte) così si esprimeva: “Abbiamo visto nuovi muri, i nostri confini sono diventati in alcuni casi confini tra morale e immorale, tra umanità e disumanità. Muri eretti contro persone che chiedono riparo dal freddo, dalla fame, dalla guerra, dalla povertà”.

Sassoli era a poche settimane dal termine del suo mandato di Presidente, a pochi giorni dal termine del suo mandato su questa terra: una denuncia, un appello lasciato in eredità. A chi? Non solo a chi siederà a dirigere il Parlamento UE, ma ad ognuno di noi.

Perché non possiamo essere uomini e donne di pace, europeisti che credono ai valori ed obiettivi della sua Costituzione e naufragare davanti ai primi tre articoli.

La vulnerabilità a cui ci sta sottoponendo il Covid non può farci dimenticare che la fragilità delle situazioni è presente in tutti, è appuntamento che bussa improvvisamente alla porta di tutti.

RESTIAMO UMANI! E ci chiediamo dove stia andando la nostra Umanità….

Abbiamo discusso di questo con quattro ragazzi africani la notte di Natale. Eravamo seduti a tavola, quattro provenienze diverse Nigeria, Mali, Ghana e Senegal: hanno tutti attraversato il mare e il deserto. Hanno tutti vissuto la paura del non riuscire a farcela e poi hanno trovato un approdo. Ed è attorno ad una tavola che i racconti diventano confessioni, emozioni, fiducia nell'altro e ascolto dell'altro. Non riuscivano a credere che qui, nel cuore del continente (per tutti il sogno del cambiamento e di nuove opportunità) si stia consumando una tragedia che loro hanno vissuto nelle carceri libiche. Luoghi di detenzione che noi condanniamo, denunciamo come abbiette.

Scriviamo oggi dopo aver appreso che anche Medici senza Frontiere lascia il confine: la Polonia non consente loro di avvicinarsi e portare aiuto. Non si conosce il numero di quanti siano all'interno della foresta: di certo si contavano famiglie intere e numerosi bambini

L'umanità e la fraternità restano in mano a poche persone che lungo il confine con le loro “luci verdi” accese diventano un timido segno di speranza: la possibilità di fare una sosta in quella casa per scaldarsi, lavarsi, cambiarsi, nutrirsi e poi lasciarsi ingoiare dalla notte e dal freddo.

È l'unico segno di solidarietà spontanea che cittadini coraggiosi hanno deciso di attuare per portare aiuto.

RESTIAMO UMANI! Ma dobbiamo mostrarla questa umanità, dobbiamo uscire da questo tunnel di paura e diffidenza che ci ha fatti ripiegare su un “IO” spaventato ed incattivito escludendo il “NOI” che fa invece alzare lo sguardo e allargare l'orizzonte.

No, non c'è Umanità che sopravvive e si salva ad un prezzo così alto. I corpi congelati al freddo di quest'inverno ci verranno consegnati al tepore della primavera e saranno lì ad accusarci che la nostra Europa ha mentito prima di tutto a se stessa.

Patrizia Ferrara

Umberto Escoffier

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