Radicali, Pd, Grillini e quel che resta della Sinistra si stracciano le vesti perché la Regione Piemonte ha deciso di stipulare convenzioni con le associazioni pro vita
attivando sportelli nelle ASL per le donne che affrontano una gravidanza difficile e che quindi valutano la scelta dell’aborto.
Dicono che così si lede l’autodeterminazione della donna.
Ma perché nessuno pensa mai anche ai diritti del nascituro? Oltre tutto si dimentica che almeno la metà dei bambini abortiti in realtà sono bambine e quindi donne.
“Ma no, sono mica bambini…!” E sia, chiamateli embrioni, feti umani, appendici del corpo della madre, grumi di cellule. Chiamateli come volete. Ma qualcuno prima o poi dovrà pur spiegare, senza tanti isterismi, perché un grumo così, dopo tre mesi ha tutti i diritti e prima non deve averne nessuno.
Se non un diritto, lasciamole/lasciamogli almeno la possibilità di un ripensamento e di una scelta diversa da parte di chi ha il potere di autodeterminarsi e di determinare la vita o la morte di un altro individuo.
Sorprendono quindi i toni e i pregiudizi ideologici contro le associazioni e i Centri di Aiuto alla Vita, da sempre impegnati ad aiutare concretamente le donne durante e dopo la gravidanza insieme ai loro figli.
Come scrive Claudio Larocca, presidente della Federazione Centri di Aiuto alla Vita e Movimenti per la Vita di Piemonte e Valle d’Aosta, ci si dovrebbe sorprendere piuttosto che tutto questo debba essere ancora richiesto e non sia già normale prassi in quanto è proprio la legge 194 a prevedere che i consultori assistano la donna “contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”, attuando una prevenzione mirata “a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione della gravidanza”, il tutto anche avvalendosi “della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato”.
Dove sta lo scandalo? Se la sinistra non è in grado di farsi carico di questo, spiace, ma pazienza.
Prosegue Larocca: “Mettere finalmente in campo quest’opera di prevenzione potrebbe certamente ridurre il numero di IVG per cui la legge intende rimuoverne le cause, operando sia a favore della donna che spesso si sente ‘costretta’ ad abortire per mancanza di aiuti, sia a favore del figlio già presente e visibile in una normale ecografia, ma sempre assente in un cieco e dannoso approccio ideologico”.