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Paolo, il ragazzo di barriera diventato prete

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Questo  artcolo di una decina di anni fa riassume le tappe della vita di questo prete straordinario.

Avrebbe potuto fare molte cose Paolo Gariglio. Il pilota di aerei, certo: il volo è la passione che lo accompagna dalla gioventù e ha lasciato la cloche solo a motivo dell’età.
Avrebbe potuto fare il giornalista: per l’istinto di captare le notizie, capire all’istante cosa accade intorno e raccontarlo ad altri attraverso i media. E naturalmente lo scrittore o, perché no, il manager: organizzare, avviare nuove imprese, guardare oltre senza perdere di vista i particolari e tenendo i piedi ben piantati per terra.

In verità un po’ di tutto questo lo ha fatto e lo continua a fare.

Ma in fondo da nella vita don Paolo ha fatto una cosa sola cosa: il prete. Cioè parla di Dio agli uomini, dice che per quel Gesù Cristo, vissuto sulla terra duemila anni fa, oggi vale la pena spendere la vita e che quanto trasmesso dai Vangeli attraverso la Chiesa è assolutamente vero. Dice che per tutti il “volo” non finirà qui, ma potrà proseguire molto più in alto verso l’eternità. Lo ripete da 60 anni, solcando le mode che attraversano i decenni, a generazioni di giovani della periferia sud di Torino.

Classe 1930, figlio unico (… a dir poco vivace) di famiglia contadina ma dotata di patrimonio per un “buon partito”. Nato e cresciuto a Lingotto, ai tempi in cui quella barriera a ridosso della Fiat era sconquassata dalle bombe. Da ragazzo in piazza Bengasi, nel giugno del 1944, “Paulìn del Lingòt” scampò per miracolo ad un terrificante bombardamento a tappeto infilandosi all’ultimo momento in un rifugio antiaereo.

Non era una famiglia religiosa la sua, il nonno anzi passava per mangiapreti. La scoperta di Dio - come ha raccontato infinite volte – avvenne all’età di 15 anni. Invitato da un amico a un corso di Esercizi Spirituali (predicati dal gesuita padre Navone) ne uscì profondamente cambiato e su quell’esperienza indimenticabile costruirà, da prete, il suo metodo educativo.

Lui però fin da bambino voleva fare il pilota di aerei. Coronò il suo sogno nel 1948 (uno dei primi torinesi a prendere il brevetto dopo la guerra), ma dopo un po' il giovane pilota Paolo comunicò l’intenzione di farsi prete lasciando parenti e amici di stucco, a cominciare dal suo parroco don Vincenza Serra.

Anche il percorso in seminario si può definire anomalo: dribblato il greco e il latino, iniziati gli studi di Teologia a Torino e continuati a Pisa. Il buon rettore del seminario diocesano subalpino forse non aveva colto che quel ventenne, arrivato dall’istituto tecnico e dagli studi di avionica, stava andando di fretta. Rientrato a Torino nel finale, puntualmente il Cardinal Fossati lo ordinò sacerdote in Duomo il 29 giugno 1956 insieme ai seminaristi della sua leva.

Dopo di che inizia l’avventura del “don”. Per un decennio affianca il parroco don Serra nella parrocchia di Lingotto (una nuova chiesa sorgerà in via Nizza, quella antica in via Passo Buole era stata distrutta dai bombardamenti). Per i giovani del Lingotto, nella stessa estate del ’56, si svolge il primo campo alla Maison des Chamois.

Nel 1966 il vescovo manda don Paolo a Mirafiori Sud: in dote un prato e una baracca di legno come chiesa. Nominato il parroco, la parrocchia (San Luca) è tutta da costruire in un quartiere di caseggiati popolari, venuti su dal nulla e piantati in mezzo ai campi che sconfinano con la recinzione della Fiat.

Dieci anni dopo il cardinal Pellegrino lo assegna a un’altra periferia: Nichelino. Alla SS. Trinità don Paolo fa il parroco per tre intensissimi decenni. All’età canonica dei 75 anni passa il timone al confratello don Joe Galea. Il parroco “emerito” resta, ma si fa da parte. È qui però che arriva, inaspettato, uno dei dolori più grandi, come quando si perde un figlio: don Joe muore prematuramente.

Il prossimo ottobre don Paolo compie 86 anni. È sempre qui a Nichelino. Continua a dare una mano, tutt’altro che simbolica, in parrocchia. Celebra messa, sta in confessionale, predica turni di esercizi spirituali, scrive. E tutto si può dire fuorché faccia la vita del tranquillo pensionato.

“Tu es sacerdos in aeternum”, tu sei sacerdote per l’eternità, gli disse il vescovo sessant’anni fa imponendogli le mani.

La gente di Nichelino, Mirafiori e Lingotto oggi dice “Grazie don”.

Un grazie di cuore giunga anche da questo giornale Nichelino Comunità (ora anche on line) con il quale don Paolo continua a collaborare e che proprio lui ha fondato.





(Nella foto a sinistra don Paolo il giorno della sua ordinazione)