24
Sab, Ott
103 New Articles

Questa IA ci sfuggirà di mano?

Società e cultura
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Ora anche i big dell’Intelligenza Artificiale (IA) sembrano spaventati da ciò che la loro creatura sarebbe in grado di fare.

Dario Amodei, ex vicepresidente della ricerca presso OpenAI ed ora CEO di Anthropic, una delle aziende di punta nel settore dell’IA, ha recentemente lanciato un allarme sulla possibilità che programmi IA sfuggano al controllo umano prendendo iniziative al di là degli obiettivi per i quali sono stati progettati, e ha sottolineato l’esigenza di una regolamentazione volta a prevenire questa eventualità. Indicazioni prontamente raccolte da altri protagonisti dello sviluppo dell’IA, tra i quali Elon Musk.

C’è chi ipotizza che questo, in realtà, sia solo un trucco per sottrarsi a futuri vincoli legislativi calati dall’alto. Come dire: prima che altri ci impongano delle regole è meglio se ce le diamo noi, così possiamo scegliere quelle che ci fanno più comodo. Comunque stiano veramente le cose, la discussione rimane accesa e le posizioni restano diverse e spesso contrastanti.

Ma perché l’IA spaventa così tanto? Le preoccupazioni di Amodei, sebbene forse pretestuose, hanno un qualche fondamento?

Da sempre chi sviluppa un algoritmo, per quanto complesso, ha in mente un obiettivo preciso che quell’algoritmo deve realizzare, salvo errori, con la propria esecuzione e scrive ogni istruzione dell’algoritmo stesso con quell’obiettivo in mente. Per eliminare i potenziali errori esegue prove e apporta correzioni fino a quando non è ragionevolmente sicuro che l’algoritmo faccia ciò che deve fare.

CHI CONTROLLA?

Con l’IA non funziona così. Il comportamento di una rete neurale, che costituisce il cuore dell’IA di oggi, non dipende tanto dall’algoritmo che la realizza, il quale, anzi, è ormai simile, almeno ad alto livello, per tutti i sistemi IA, quanto dai dati che vengono ad esso forniti per il suo “addestramento”, ossia gli “esempi” attraverso i quali la rete “impara” a perseguire l’obiettivo per il quale è stata costruita.

Per la prima volta chi scrive l’algoritmo non ne ha il pieno controllo, perché il comportamento dell’algoritmo stesso dipende principalmente da come verrà addestrato successivamente. Ma neppure chi si occupa del suo addestramento è in grado di indirizzare con precisione il comportamento che avrà l’algoritmo, perché l’enorme massa dei dati richiesti per tale addestramento rende molto difficile prevedere esattamente l’effetto che avranno quei dati su detto comportamento. Non solo, ma ormai l’IA oggi può andare a cercarsi in autonomia le informazioni necessarie nella rete Internet, scavalcando di fatto la supervisione umana. In definitiva, l’algoritmo di una IA si comporta come una scatola nera che riceve una smisurata quantità di informazioni, prima per l’addestramento, poi per l’utilizzo (ad es., le domande o “prompt” che l’utente invia a Chat-GPT), e produce delle risposte che, nella maggior parte dei casi, sono, o sembrano, corrette, ma non ci permette di andare a cercare al suo interno alcuna motivazione o spiegazione per quelle risposte.

GIÀ PRESENTE NELLA VITA QUOTIDIANA

È proprio questa situazione, del tutto nuova nella storia dell’informatica, a suscitare le preoccupazioni di Amodei e degli altri leader del settore, spesso corroborate dalla previsione di scenari apocalittici, degni di film come “Matrix” o “Mission: Impossible”, nei quali agenti intelligenti prendono iniziative autonome e compiono azioni ostili estranee alla loro missione.

Non sappiamo se questi scenari potranno mai concretizzarsi e, comunque, la loro gestione andrebbe ben al di là delle possibilità di ciascuno di noi, chiamando in causa aziende, governi e autorità. Certamente, però, l’IA è ormai presente nella nostra quotidianità, la utilizziamo costantemente, in molti casi senza averne piena consapevolezza o anche indipendentemente dalla nostra volontà. Perché le risposte fornite da questa scatola nera, spesso così convincenti perché ben confezionate e pronte all’uso, rimangano un’opportunità per accrescere la nostra conoscenza e non diventino una minaccia pronta ad ingannarci e a condizionare le nostre scelte abbiamo bisogno di un solido senso critico, disponibilità ad andare oltre il loro contenuto immediato e molta attenzione. Ma qui si aprirebbe tutto un altro discorso, lungo e complesso da affrontare.

Marco Foglino

Preferenze degli utenti sui cookie
Utilizziamo i cookie per garantire la migliore esperienza possibile sul nostro sito web. Se rifiuti l'utilizzo dei cookie, questo sito web potrebbe non funzionare come previsto.
Accetta tutto
Declina tutto
Marketing
Insieme di tecniche che hanno come obiettivo la strategia commerciale e in particolare lo studio di mercato.
Facebook
Insieme di tecniche che hanno per oggetto la strategia commerciale ed in particolare lo studio di mercato.
Accetta
Declina
Quantcast
Accetta
Declina
Unknown
Unknown
I cookie di preferenza consentono a un sito Web di ricordare le informazioni che modificano il modo in cui il sito Web si comporta o si presenta, come la lingua preferita o la regione in cui ti trovi.
Accetta
Declina
Analitici
Strumenti utilizzati per analizzare i dati per misurare l'efficacia di un sito web e capire come funziona.
Google Analytics
Strumenti utilizzati per analizzare i dati per misurare l'efficacia di un sito web e comprenderne il funzionamento.
Accetta
Declina
Funzionali
Strumenti utilizzati per offrire maggiori funzionalità durante la navigazione sul sito web, tra cui la condivisione sui social network.
PHP.net
Accetta
Declina
Salva