L’autunno è il tempo della ripartenza: ricomincia la quotidianità e prendono avvio nuove iniziative pastorali.
Quest'anno, però, il ritorno alla normalità si è alternato a un'esperienza ancora estiva: l'ultimo campo, che ci ha portato con una ventina di giovani ad Assisi. Proprio questo passaggio tra momenti ordinari e speciali ci ha invitati a riflettere sul modo in cui, da credenti, viviamo il tempo.
Capita spesso di sentirci in balia degli eventi. Le giornate si rincorrono, gli impegni aumentano, accadono cose che non abbiamo scelto e che possiamo soltanto affrontare. E se fosse proprio qui il problema? E se ci sentissimo così perché abbiamo dimenticato qualcosa di essenziale: che il tempo è tempo di Dio?
Non è una formula spirituale né una definizione filosofica. Significa riconoscere che il nostro tempo è abitato dalla Sua presenza. Perché se dimentichiamo che Dio è presente nel nostro tempo, in ogni istante, rischiamo di vivere come se fosse lontano. Come se fossimo soli a barcamenarci in un mondo caotico, difficile, frenetico. Come se fossimo semplicemente in balia di eventi che non dipendono da noi e che possiamo solo subire. Persino le attività pastorali smettono di essere semplici tentativi organizzativi e diventano luoghi in cui Dio opera.
La presenza di qualcuno cambia tutto. Lo sperimentiamo quando condividiamo la casa, il lavoro o il tempo libero con una persona che stimiamo: anche se siamo impegnati in attività diverse, la sua semplice vicinanza ci dà fiducia. Quando esce o deve andare via, ci sentiamo un po' più soli. Se una presenza umana può dare valore al tempo condiviso, quanto più può farlo la Presenza di Dio!
Quando il tempo è abitato dalla Sua presenza, allora i singoli attimi prendono un significato profondissimo. Le lancette continuano il loro giro, ma il tempo sembra dilatarsi. Si intuisce allora qualcosa dell'eternità: gli istanti non scorrono semplicemente via, non scorrono e basta, perché Dio li custodisce.
Mantenere il contatto con la dimensione spirituale significa proprio questo: vivere nella coscienza della Presenza di Dio. Riservare alcuni momenti a "riconnettersi" con lo Spirito ci aiuta a vivere diversamente tutto il nostro tempo. Eppure, quando aumentano la fretta e le cose da fare, pensiamo facilmente che la spiritualità sia un lusso e che non ci sia tempo per coltivarla. Perdendo quel contatto, però, perdiamo anche la capacità di cogliere il senso delle cose, e tutto diventa più faticoso.
In queste settimane abbiamo attraversato situazioni e sentimenti molto diversi. I momenti più forti sono stati quelli del dolore per il lutto vissuto da alcune famiglie della nostra città e delle nostre comunità. In occasioni come queste sembrano saltare tutti i criteri logici e il dolore appare senza fondo. È in questi momenti che abbiamo bisogno di riconnetterci con il mistero della vita: attimi di eternità che non sono persi, ma custoditi. Custoditi da Chi pur di non perdere nessuno, entra a prenderci anche nel posto dove ci ha portato la sciagura: nella morte.
Nella sua lettera pastorale, il vescovo Roberto citando il Vangelo pone all'inizio una promessa di Gesù: «Ed ecco: io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20), e ricorda che «essere o diventare cristiani significa vivere in comunione con il Risorto ed essere costantemente immersi nella vita stessa di Dio». È questa, in fondo, l'essenza dell'esperienza cristiana.
Per questo anche le nuove iniziative che stiamo avviando, tra cui un diverso modo di accompagnare i bambini nell'iniziazione cristiana coinvolgendo maggiormente le famiglie, nascono dalla stessa convinzione. Se il nostro cammino di fede non conduce a percepire la vicinanza di Dio nella vita quotidiana, allora sentiamo la necessità di cambiare qualcosa. La proposta nella sua forma più semplice chiede alle famiglie di inserire tra gli appuntamenti di famiglia la celebrazione della Messa domenicale, magari partecipando insieme ad altre famiglie in modo da sostenersi a vicenda a non perdere l’appuntamento, e di partecipare all’oratorio dei bambini delle elementari, che diventa così uno spazio non solo di gioco, ma anche di preghiera e riflessione. Il desiderio è di ritrovare dei tempi che aiutino tutti, bambini e soprattutto adulti, a dare spazio allo spirito, per poter vivere alla presenza di Dio la vita di tutti i giorni.
Vivere da cristiani significa vivere da compagni del Risorto. Significa sapere che il nostro tempo non è vuoto, non è abbandonato al caso e non è lasciato a noi soltanto. C'è una Presenza che lo abita e lo custodisce. E questo cambia tutto.
Don Davide e don Alberto
Parroci