23
Ven, Giu
62 New Articles

Amoris Laetitia, di questo c'è bisogno

Etica
Typography
- di don Mario Aversano -
C’è bisogno di abbracci, di carezze, di tenerezza. C’è bisogno di rallentare, di scongelare il cuore e gustare il sapore delle relazioni.
C’è bisogno di ascolto, di perdono. E accettare il rischio di sbagliare. Ce n’è bisogno nelle nostre case e in tutti i rapporti umani che trovano nella famiglia il riferimento simbolico più potente per raccontare il desiderio di ogni persona di sentirsi accolta in questo mondo.

C’è bisogno di amore. Quello artigianale, paziente, fragile ma tenace. L’amore che non urla, sostiene, rinuncia al perfezionismo e prova a ricominciare. Anche di questo parla l’esortazione apostolica Amoris Laetitia (La gioia dell’amore) di Papa Francesco. Il testo, ricco e stimolante, è un dono per i credenti e per tutte le persone in ricerca. Contraddistinto dallo stile misericordioso del Vangelo, ci ricorda che Dio vuole abitare con noi. Spesso pensiamo che il Signore voglia prima di tutto insegnarci o chiederci qualcosa, correggerci o giudicarci. Ma se Dio si mette sulle nostre tracce è per diventare uno di casa e donarci il suo calore. Il Signore vuole essere nostro familiare.

L’esortazione del Papa dice con parole nuove ed esempi concreti la bellezza del matrimonio: la scommessa di vivere insieme, lo stupore di generare vita e la gioia della sessualità. Ma soprattutto ci aiuta a riscoprire il protagonismo delle famiglie, senza lasciarci ipnotizzare dalla cultura del disfattismo.

Nell’ultimo anno il Papa ci ha voluti artefici della cultura della misericordia. Le nostre famiglie sono le prime “succursali” della misericordia: in casa impariamo il valore della vita, la fiducia e la comprensione reciproca, il coraggio di metterci in gioco e l’esperienza fondamentale di essere “preziosi per qualcuno”. Certo, non ci sono ricette sicure o strategie anti-sismiche che possano escludere sofferenze alle nostre case. Anzi, il mito della famiglia ideale rischia di franarci addosso e creare ancora più guai, specie se ci isoliamo e rinunciamo a chiedere aiuto. D’altra parte le famiglie di cui ci parla la Bibbia hanno storie piuttosto complicate e sono attraversate da paure, invidie, bugie e persino violenza. Eppure, tra quelle situazioni imperfette il figlio di Dio ha scelto di venire al mondo, senza vergognarsi di avere tra i suoi antenati personaggi non proprio esemplari.

Ecco la logica del Vangelo, la logica dell’amore: non c’è peccato o fragilità che metta fine alla pazienza di Dio. Anzi, la Misericordia trova seguaci proprio tra chi ne ha gustato la dolcezza. Per questo, l’esortazione del Papa insiste perché nessuno si senta migliore degli altri ma, nella comunità cristiana, tutti siano accolti. Anche «i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo. La logica dell’integrazione è la chiave del loro accompagnamento pastorale, perché non soltanto sappiano che appartengono al Corpo di Cristo che è la Chiesa, ma ne possano avere una gioiosa e feconda esperienza» (Amoris Laetitia, 299).

Tutto questo ci mette profondamente in gioco. Credere nell’amore significa condividere la stessa passione di Dio per ciascuno. Credere nell’amore vuol dire testimoniare ai più giovani la buona notizia che «sognare la famiglia» non è roba d’antiquariato. Credere nell’amore significa continuare a fare delle nostre parrocchie delle case di fraternità e di preghiera. Ecco perché nell’esortazione apostolica Papa Francesco ricorda che l’identità e la missione di ogni parrocchia consiste nel diventare «famiglia di famiglie». Giovanni Paolo II diceva: «Famiglia, diventa ciò che sei!». Potremmo aggiungere: «Parrocchia, diventa ciò che sei!». C’è bisogno di abbracci, di carezze, di tenerezza: con questo vocabolario, La gioia dell’Amore ci incoraggia a un cristianesimo meno teorico e decisamente più incarnato.

Don Mario Aversano
Parroco di Maria Regina Mundi