“Nell’antichità si diceva fossero le messaggere degli uomini presso gli Dei, viaggiatrici su sentieri di luce
Vassallo, apicoltore per hobby, racconta di questa sua passione che coltiva dal 1985: “Allevo sciami di api per poi raccogliere, lavorare e regalare ad amici e parenti il miele, considerato da sempre un alimento dalle mille proprietà benefiche. Molti ne fanno un vero e proprio lavoro, altri semplicemente seguono “la moda” e installano degli alveari sui tetti di palazzi, grattacieli di bar e alberghi (apialtura) e nei giardini.”
L’intervistato, nonché docente dell’Unitre locale e di Moncalieri, spiega:”Per dedicarsi all’apicoltura si deve scegliere il luogo. Quello ideale è in prossimità di campi e prati fioriti dove cioè possano trovare facilmente acqua e cibo. Bisogna poi ovviamente procurarsi, affidandosi a madre natura o acquistando in centri specializzati, una o più “famiglie” di questi insetti e ovviamente una o più arnie. L’arnia è per così dire l’abitazione artificiale dove viene accolta una colonia di api (l'alveare è una famiglia messa in un'arnia). Ultima ma indispensabile l’attrezzatura necessaria per la raccolta del miele.”
Due giovani che accompagnano “sul campo” Vassallo (Gianluca Carucci e Domenico Tricarico, entrambi suoi allievi da due anni) illustrano l’arnia:”E’ formata da una parte più grande, a forma di parallelepipedo, che prende il nome di nido, sopra la quale viene posto un altro parallelepipedo, più piccolo, che si chiama melario. In entrambi ci sono dei supporti sui quali vengono collocati i telai. Nel nido trovano alloggio le api e qui costruiscono il favo ossia un raggruppamento di celle esagonali di cera per contenere le larve della covata. Il melario serve allo stoccaggio del miele di scorta, qui si muovono solo le api operaie. Sopra il melario viene posto il coprifavo e poi il tetto. L’arnia, sul davanti, ha una porticina sotto una tettoia, dalla quale escono ed entrano le api”.
In primavera le api iniziano la raccolta di polline e di nettare (sostanza zuccherina prodotta dai fiori che attira gli animali impollinatori): col primo nutrono api e covata, col secondo producono il miele. Solo dopo che le api hanno scorte utili per l’inverno, si mettono effettivamente i telai nel melario all’interno dell’arnia. Quando i telai sono pieni si tolgono per raccogliere il miele e l’affumicatore permette di allontanare le piccole residenti.
“Il miele più pregiato è quello d’acacia perché dolce, trasparente e limpido – spiega Filippo - Personalmente preferisco il Millefiori più completo di Sali minerali, vitamine e aromi. E’ possibile avere più tipologie di miele a seconda del periodo di fioritura”.
Dall’alveare si ricava anche il polline impastato dalle api (con proprietà antibiotiche), la cera e la cosiddetta “pappa reale”, una sostanza che alimenta le api appena nate e poi l’ape regina.
Come dimenticare poi il propoli? E’ l’antibiotico naturale con cui le api disinfettano le cellette dove la regina depone le uova a gran ritmo, per chiudere le fessure dell’alveare o addirittura per imbalsamare qualsiasi corpo estraneo dopo averlo punto. .
Anche il veleno della puntura delle api può essere raccolto per essere utilizzato nella cosmesi.”Il sistema non è dei più gentili - spiega l’apicoltore nichelinese - davanti all’entrata dell’arnia l’insetto viene “innervosito” con una scossa elettrica a bassissima intensità e così da pungere d’istinto una rete metallica posta lì ad hoc. Le gocce di veleno vengono raccolte al di sotto.”
Filippo Vassallo e i suoi allievi potrebbero continuare per ore a parlare dell’affascinante microcosmo delle api: di regine, di operaie, di fuchi e bottinatrici.
In questo dorato e dolce paradiso di miele non è tutto rose e fiori: i parassiti come la varroa e l’inquinamento sono i principali nemici delle api e quindi anche di chi le alleva. Sono il primo indice di inquinamento: se muoiono le api il territorio è contaminato perché l’ape non digerisce i veleni.
Occhio dunque alle api….
Eliana Cerchia