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Sapienti virtuali o ignoranti reali?

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Houston, abbiamo un problema”.  I ragazzi sono chiamati a far di necessità virtù: seguire le lezioni davanti allo schermo di un computer, di un tablet o di un cellulare.

E va bene. Il problema è che alle tre o quattro ore passate nello studio a distanza, se ne sono aggiunte altrettante o forse ben di più davanti alla  play station e al bagliore di altri device digitali. 

Hanno passato una primavera intera rinchiusi in casa accumulando  nuove massicce dosi di permanenza davanti a un video. Che fosse il vecchio e tradizionale televisore o tutta la gamma dell’evoluzione di questa specie, in termini quantitativi il tempo trascorso incollati davanti ad uno schermo è comunque cresciuto a dismisura.

E pensare che gli esperti un tempo suggerivano di dedicare ai videogiochi non più di un’ora al giorno… ma poi si sono aggiunte le varie chat, facebook, tik tok, instagram e altro ancora, in più adesso pure le video lezioni al posto del banco in aula.

Nativi digitali, anzi “generazione touch”, perché la luce di uno smarthphone ha un potere ipnotico indiscusso e l’età degli utilizzatori si abbassa sempre di più, per raggiungere la soglia dei neonati. Il telefonino dei genitori ha effetti calmanti più di qualsiasi camomilla ed è ormai comunemente utilizzato in sostituzione del ciuccio. I pargoli non s’addormentano, anzi restano ben svegli, ma sembra che vengano su a dir poco straniti.    

I pediatri sono preoccupati per le interferenze sullo sviluppo neurocognitivo ed emotivo, oltre ai rischi per la vista e per il metabolismo in generale.

L’universo virtuale è in continua espansione e la parte del leone la fanno i videogiochi. Giorni fa un bambino è caduto dalla finestra. Qualcuno sostiene che la disgrazia sia stata causata dal fatto che il bimbo, totalmente immerso in un videogioco,  non sia riuscito a distinguere la fantasia dalla realtà. Il vuoto si è spalancato sotto di lui ed è volato giù.

Drastico lo psichiatra Paolo Crepet sui danni provocati dall’esposizione intensiva ad apparecchi digitali, specie per i più piccoli: “possano rimbecillire, essere lenti a livello cognitivo e diventare degli adulti depotenziati, che poi presenteranno il conto morale ai genitori”.

La prossima generazione sarà di sapienti virtuali o di storditi reali?  

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