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Dom, Ott
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Il problema è dove imboccarla questa bella pista ciclabile

Civis
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Bella e molto ecologica l’idea di realizzare un percorso ciclopedonale che collega il parco commerciale di Mondojuve con il parco naturale di Stupinigi.

Da Nichelino però il problema è arrivarci ad imboccare in bici questa pista ciclabile. E’ pur vero che è stata costruita per collegare Vinovo con Mondojuve, ma sfido chiunque alla rotonda di Garino a capire dove svicolare per non rischiare di essere arrotato. Con un po’ di fantasia e di fortuna si giunge nei pressi dell’ippodromo; per il resto il tracciato è più simile a una gimcana tra marciapiedi e transenne parapedonali, ai bordi dello sterminato parcheggio per auto. L’attenuante è che i lavori a Mondojuve non sono ancora finiti; speriamo che a cantieri terminati sia un po’ più chiaro dove dovrebbero passare le bici. Dico dovrebbero, perché resta da vedere quanti si convinceranno a pedalare un po’ di chilometri per andare a fare spesa, magari carichi di borse e pacchi al ritorno.

Comunque per la cronaca al percorso verso Stupinigi si accede dal grande viale pedonale asfaltato di rosso, dove sono anche installati alcuni attrezzi ginnici in attesa di appassionati. Un sottopasso consente di attraversare la via Debouchè (…se il semaforo è rosso significa che è allagato) e si sbuca su uno sterrato per immettersi sulla rete di stradine campestri in mezzo ai campi che separano Nichelino dalla sua celebre frazione.

Che a nessuno venga in mente l’insano gesto di arrivarci percorrendo via Debouchè, perché sarebbe come andare in bici in autostrada e infatti è severamente vietato. Dunque ricapitolando chi da Nichelino vuole provare l’ebbrezza di andare in bici a Stupinigi passando per Mondojuve almeno per adesso deve arrivarci da via Scarrone. Non propriamente una scampagnata. Tenuto conto che: in via Torino zona oltrestazione il fondo stradale è sconnesso; la pista ciclabile è appena accennata e in alcuni tratti assolutamente non esiste; idem in via Scarrone e qui per giunta c’è un ripido e stretto cavalcaferrovia da superare.

Diciamo una passeggiata per escursionisti esperti. Il fatto è che a Torino e dintorni andare in bici resta un rischio. Le piste ciclabili esistenti chiamiamole esperimenti, chiamiamole aggiustamenti di marciapiedi, palliativi, ma non piste ciclabili.  Non di rado i ciclisti abituali le snobbano giudicandole più pericolose della normale sede stradale per dimensioni, presenza di attraversamenti a raso, avvallamenti, scarsa manutenzione e visibilità.

Ok, se lo spazio non c’è non si può inventare.  Possibile però che, anche quando si tratta di viabilità completamente nuova, non si riescano a progettare piste ciclabili degne di questo nome?

B.C.