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Dove vai se la P.e.c. non ce l'hai?

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Il primo tentativo di convincere i cittadini a dotarsi di P.e.c. - Posta Elettronica Certificata per le comunicazioni da e verso la pubblica amministrazione risale a qualche fa ed era fallito.

Nel 2016 il progetto ha assunto la denominazione di “Spid” - Sistema Pubblico di Identità Digitale, ma le adesioni al sistema sono state di gran lunga inferiori alle alle aspettative: 2 milioni di utenti sui 10 milioni previsti nella prima fase. Quasi tutti si sono obbligatoriamente registrati per usufruire di alcuni “bonus” (diciottenni, insegnanti ecc.), ma l’impiego di Spid si è fermato lì. I più lamentano che sono troppo macchinose le procedure di iscrizione e di utilizzo che teoricamente dovrebbe consentire l’accesso, attraverso un unico “pin”, a tutta una serie di servizi on line. Stiamo parlando ovviamente parlando di chi ha dimestichezza con l’uso del computer, mentre la restante parte della popolazione è tagliata fuori in partenza dall’annoso dibattito.

L’operazione “identità digitale” continua a ruotare sull’indirizzo e-mail di posta elettronica certificata per inviare e ricevere tutte le comunicazioni della pubblica amministrazione (comprese bollette e multe) tramite computer o telefonino.

L’obiettivo è di rendere il sistema obbligatorio. Ma le difficoltà restano molte. A cominciare dal funzionamento e dal completamento di tre registri nazionali: quello dei domicili digitali delle pubbliche amministrazioni, quello delle imprese/professionisti e quello delle persone fisiche. I primi due già sono funzionanti; il terzo, che è il più complesso, dovrebbe essere completato tra qualche mese (o anno). Tutti i dati dovranno poi confluire nell’Anagrafe della popolazione residente (Anpr) in modo che il “domicilio digitale” faccia parte integrante dell’identità di ogni singolo cittadino, insieme a data di nascita, residenza e codice fiscale.