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Il libro per i 60 anni della Maison des Chamois

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Un libro speciale, un dono, una storia che ha coinvolto migliaia di persone che dal 1956 hanno camminato verso l’alto, finendo per segnare e trasformare la vita.
“La mirabile storia di una casetta sul monte e dei suoi abitanti”, scritto da don Paolo Gariglio insieme agli Amici della Maison, racconta di quella casa, di quel rifugio e di tutti quanti hanno abitato la Maison des Chamois di Valle Stretta in questi 60 anni di attività: volontari, cuoche, ragazze e ragazzi , animatori, sacerdoti e suore, ricordando pure i 60 anni di sacerdozio in parte vissuti lassù da don Paolo.

Non è però solo un racconto che scalda il cuore per chi ha vissuto momenti forti tra quei sentieri intorno ai Monte Tabor, perché ci si può anche trovare la storia di quelle montagne, la fatica e il lavoro di altri uomini: “La nostra casetta fino a sessant’anni fa la chiamavano Casa della Miniera”. Sullo sfondo c’è quel gioiello natura che è la Valle Stretta, “una delle sette valli più belle del mondo” come scriveva Marziano Di Maio, alpinista e scrittore innamorato della montagna che di bei paesaggi ne ha visti tanti.

Piuttosto aspra in basso, la Vallée Etroite – così è stata ridenominata sulle carte geografiche dopo il passaggio nel 1947 alla Francia - si ingentilisce salendo oltre il bosco con praterie solcate da numerosi rigagnoli d’acqua e costellate da laghetti e cascate. Lasciando il bosco il panorama si fa paradisiaco con la veduta, di fronte, del maestoso Serù e del Tabor, ai lati le imponenti vette “dolomitiche” dei tre Re Magi spettacolari pareti rocciose come la Parete dei Militi, quella degli Adritti, il torrione Meccio, la Rocca di Miglia, la torre Germana.

Vista da fondo valle la Maison des Chamois appare come un minuscolo puntino bianco sospeso tra terra e cielo, incorniciato dalla scintillante cascata e dai nevai.

Il libro è diviso in due parti, quella più storica e dedicata ai Campi della Gioventù (scritta da don Paolo) e quella riservata alle testimonianze dal titolo “La mia Valle Stretta”. Perché in tanti hanno voluto mettere per iscritto i propri ricordi affinché restasse per sempre il profumo di un’esperienza che continua. Ciascuno ha usato il proprio stile: chi ricordando la propria prima salita alla Maison, chi le tante estati passate tra i monti, altri semplicemente raccontando gli “scherzi da prete”, anzi “del prete”, subiti.

Ne è venuto fuori un caleidoscopio di vite vissute in 60 anni dai ragazzi e ragazze di Lingotto, Mirafiori Sud e Nichelino. Leggendo con attenzione si possono cogliere i “cambiamenti dei tempi”: da quello climatico, alle trasformazioni della Maison e a quelle dei suoi abitanti protagonisti di un’avventura straordinaria.

Faceva molto più freddo nei primi anni di “campi”.

“Era piena estate (1962) - scrive Cesare - ma di notte la temperatura scendeva di parecchi gradi; intorno alla casa nevai ancora perenni offrivano uno spettacolo suggestivo e anche un bel gelo. Al mattino per lavarci bisognava rompere uno strato di ghiaccio che si era formato su un bidone di raccolta dello scolo della neve. Io e altri, però, per avere meno freddo ed evitare di aspettare fermi che si smaltisse la coda, andavamo di corsa quattro o cinque metri oltre la casa e usavo direttamente la neve che ancora non si era sciolta sopra i prati”.

Vita spartana, ma colma di allegria, in full immersion con la natura, come racconta Paola: “Le prime notti in Valle…tipicamente in bianco perché c’era sempre qualcuna che stava male o non dormiva…le serate nella stamberga con anche le suore parte delle scenette con travestimenti improbabili …. Che dire delle albe, dei tramonti e delle notti passate a guardare le stelle (quell’incredibile moltitudine di stelle) chiacchierando, e cercando le stelle cadenti ,per poter esprimere un desiderio! Le discussioni del quiz della fisarmonica, quello del “cruccio”, il silenzio, le confessioni e le Messe …. davvero la grazia di Dio in quei giorni l’abbiamo vista, direi fisicamente”.

“Qui il Signore parla”, c’è scritto su un cartello all’ultima della mulattiera prima di arrivare alla casa. Ed è vero: per tantissimi giovani l’avventura dei campi ha rappresentato la scoperta di Dio.

“Gli anni di Valle Stretta – scrive ad esempio Vincenzo - sono stati innanzitutto il periodo in cui ho riscoperto la mia fede. Non potrò mai dimenticare che a quell'età (allora ero poco più un quindicenne) i dubbi sono tanti come le stelle nel cielo, specie quello che nelle notti di luglio su in Valle riesci a contemplare con lo stupore negli occhi (e nell'anima)”

Ricorda Fortunato: “Settembre ’77, primo Campo con una trentina di sconosciuti e 10 “animatori”. Non sapevo bene cosa aspettarmi e al più ero in cerca di nuovi amici e di una nuova esperienza. Ho scoperto la montagna, la Fede, le camminate, l’amicizia, la salita, la fatica, la gioia allo stato puro!”

E poi sul libro troverete documenti, ricordi e decine e decine di fotografie in cui tanti potranno riconoscersi e ritrovare amiche e amici. Insomma, una perla da non perdere. Il ricavato della vendita del libro servirà per i lavori di manutenzione della Maison. Perché la storia deve continuare.