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Dom, Ago
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Le opere di Massimiliano Ungarelli raccontano le storie dei profughi di ieri e di oggi

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Un anno fa, durante il periodo natalizio, abbiamo avuto occasione di parlare di un’originale mostra pittorica  allestita presso il Museo diocesano di Torino.

Venti quadri, realizzati da Massimiliano Ungarelli, sono riusciti a rappresentare con straordinaria efficacia il dramma degli immigrati e dei profughi del nostro tempo. La mostra ha avuto una certa eco ed è stata richiesta in diverse città del Piemonte e non solo, anche se come tutte le rassegne artistiche in questi mesi si è registrata una battuta d’arresto per il covid.

L’idea è nata dall’idea di due fratelli nichelinesi: uno è un frate cappuccino, l’altro è un pittore autodidatta. Il progetto si proponeva di “dare i volti alla famiglia di Nazareth utilizzando foto vere, veri profughi, perseguitati e poveri del nostro tempo, veri padri e madri che si accompagnano sempre con i propri figli, l’unica reale ricchezza che possiedono”.  Dunque questi volti sono tratti da foto di veri profughi che “prestano” il volto alla Sacra Famiglia di Nazareth, anch’essa costretta, all’interno della propria vicenda personale, all’esilio in terra straniera. Volti che rileggono una storia passata, che si attualizza nei passi, nei gesti, negli occhi, di moderni profughi.

Tra gli estimatori di questi quadri c’è anche Papa Francesco. Qualche mese fa a Bari durante un incontro dei Vescovi del Mediterraneo ha inaspettatamente citato proprio una delle opere del nichelinese Massimiliano Ungarelli. Le parole di Francesco: “Un artista mi ha inviato un quadretto sulla fuga in Egitto e c'era un San Giuseppe, non così tranquillo come siamo abituati a vederlo nelle immaginette, ma un San Giuseppe con l'atteggiamento di un rifugiato siriano, col bambino sulle spalle: fa vedere il dolore, senza addolcire il dramma di Gesù Bambino quando dovette fuggire in Egitto. È quello che sta succedendo oggi. Il Mediterraneo ha una vocazione peculiare in tal senso: è il mare del meticciato, culturalmente sempre aperto all'incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione. Le purezze delle razze non hanno futuro".

In quel quadro si leggevano  tutta la fatica e la tensione di questo odierno “San Giuseppe”  che porta sulle proprie spalle il Bambino in cerca di speranza e di un futuro migliore. Questa immagine così significativa è diventato il logo della Giornata Mondiale del Migrante 2020.   

“Restiamo umani” è il filo conduttore dell’impegno dell’artista che ora sta preparando un’altra rassegna.  L’augurio è che presto si possa vedere una mostra di Ungarelli nella sua Nichelino. 

In fuga da Nazareth” è stata curata con l’Associazione Culturale Midrash dei frati francescani cappuccini con un’innovativa formula di visita guidata coinvolgendo musicisti, poeti e danzatori per far conoscere il progetto di sensibilizzazione e promozione sociale che li hanno animati. Questa  tecnica pittorica utilizza pannelli in legno di recupero capaci di conferire alle opere tratti particolari sui volti rappresentati, profondamente segnati, quasi “feriti”.  Partendo da materiali poveri e di scarto, raccontano di una fuga per la vita e di un Dio che non fa scarti!

Il progetto vuole anche essere un aiuto concreto: metà dei ricavati della vendita dei quadri e delle ristampe, contribuiscono  alla raccolta di fondi da destinarsi a famiglie di profughi che stanno vivendo questo dramma

Dal catalogo della della mostra raccogliamo la riflessione dell’Arcivesco Cesare Nosiglia: “le opere di Massimiliano Ungarelli bene esprimano quanto possiamo vivere nell'incontro con le persone costrette a migrare dal proprio luogo di origine. Nella persona di ogni migrante possiamo riconoscere Cristo, che ha sete e fame, che è stanco e cerca aiuto e difesa; nello stesso tempo, ogni migrante è portatore di una ricchezza di cultura, tradizioni, valori umani spirituali e civili, che possono arricchire ciascuno di noi sotto il profilo sia religioso che sociale. Nessuno, per noi cristiani, deve essere considerato straniero o ospite, ma ogni immigrato - anche chi professa una religione diversa dalla nostra - deve essere accolto come fratello e sorella, amato da Dio suo creatore, membro effettivo della nostra società civile. La sua presenza va dunque riconosciuta e valorizzata come una risorsa importante basata sull'incontro, sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla fraternità. Mi auguro che quanti contempleranno queste opere possano meditare in esse queste importanti realtà, divine e umane insieme, come il mistero dell'Incarnazione che fa Cristo prossimo a ciascuno di noi”.