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Mer, Ago
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Marco Pugliese ci scrive da Zanzibar

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...Casa è dove il tuo cuore dice di vivere. Dove stai bene. Io sto bene a Zanzibar e il mio cuore è sereno, qui.

Sono un ex nichelinese, ho abitato con i miei genitori e fratelli in via Verdi da quando nacqui fino al 1987, prima di spostarmi e andare a vivere a Pinerolo con mia moglie.
Nichelino è sempre stata casa e quella casa dove sono cresciuto lo è stata per molto tempo, il mio cuore ha faticato molto a staccarsi da quei ricordi.

Come molti giovani nichelinesi sono cresciuto ai campi estivi organizzati da Don Paolo alla Maison des Chamois e sono sempre stato attratto dalle persone in difficoltà. Questo ha contribuito ad aprire il mio cuore e mi ha portato ad esempio ad essere volontario per molti anni in Croce Rossa prestando servizio all’ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino e in seguito presso la Croce Verde di Cavour. Ricordo di essere stato anche a Gemona ai tempi del terremoto per aiutare nella ricostruzione, sempre con la parrocchia SS. Trinità di Nichelino

La prima volta che ho messo piede a Zanzibar era il 1998, ero con Graziella, mia moglie.
Fummo catturati immediatamente dalla bellezza dell’isola e dalla cordialità della popolazione seppure spesso fossero molto poveri. Ovunque eravamo accolti molto bene e la nostra capacità di integrazione ci aiutò molto a partecipare nella loro vita quotidiana.
Da allora ci tornammo spesso, anche due volte l’anno, fino al 2001 quando decidemmo di prendere la gestione di una guest house a Kendwa nella provincia dell’estremo nord dell’isola, vicino a Nungwi dove abito e lavoro adesso.
E’ stata un’esperienza bella e formativa che ci ha permesso di entrare nel tessuto della popolazione, e apprezzarne la filosofia nel bene e nel male.

All’epoca Kendwa era un villaggio locale con circa 700 persone e il capo villaggio si chiamava Kuvi, un omino molto basso con la faccia simpaticissima e con una mente molto aperta. Con Kuvi spesso abbiamo organizzato dei tour all’interno del villaggio di Kendwa per far conoscere la vera realtà di vita quotidiana in un tipico villaggio zanzibarino e quello che sconcertava sempre era vedere con quale allegria i turisti si recassero al villaggio e con quale tristezza nel cuore tornavano indietro per aver visto quella realtà che a Zanzibar (conosciuta come perla dell’Oceano Indiano e per il mare e le spiagge spettacolari) i turisti non si sarebbero mai aspettati. Bambini completamente nudi con ernie addominali enormi, molti con le labbra leporino, donne anziane cieche sedute a terra abbandonate e con molte mosche addosso.
Con alcuni turisti organizzammo per il villaggio di Kendwa un arrivo mensile di medicinali, di vestiti e arrivammo a progettare un dispensario nel villaggio che avrebbe aiutato molto la popolazione, ma non ci riuscimmo perché qualche ente ce lo vietò chiedendo molti più soldi di quello che ci sarebbe costato aprire il dispensario.

Nel 2013 Graziella si è ammalata di cancro che me l’ha portata via nel 2018. Fino ad un anno prima non abbiamo mai smesso di credere e progettare il nostro ritorno definitivo a Zanzibar per dedicare la nostra vita all’aiuto. Durante l’ultimo anno di vita di Graziella abbiamo parlato molto di questo. Lei era consapevole che presto avrebbe lasciato questo mondo, ma questo non le impediva di parlare con me di quello che avrei dovuto fare… dopo, senza di lei. Ma dire senza non sarebbe stato giusto perché lei ci sarebbe stata sempre e così è.

A marzo 2019 sono tornato a Zanzibar per la prima volta senza Graziella e l’esperienza è stata decisamente molto forte, ma era una cosa che prima o poi avrei dovuto affrontare. E a settembre, l’11 del mese che sarebbe stato l’anniversario del nostro 27esimo anno di matrimonio, sono tornato definitivamente a Zanzibar per continuare o iniziare quello che io e lei ci eravamo preparati a fare; l’aiuto incondizionato ai bambini e alle persone più povere.

I primi 3 mesi sono stato a Uroa, un villaggio a sud est di Zanzibar, poi a Stone Town e solo da metà febbraio sono giunto a Nungwi dove mi sono accorto che il villaggio è drasticamente cambiato. Oggi Nungwi è un agglomerato di 3000 case, la maggior parte sono baracche dove vivono ammassate 15000 persone circa. Oggi ci sono anche diversi homless, persone senza fissa dimora, un fenomeno del tutto sconosciuto a Zanzibar fino a pochi anni fa.

Il coronavirus a Zanzibar ha dato una gran mazzata all’economia di quest’isola in cui l’economia si regge quasi e unicamente sul turismo e su una popolazione che vive già sempre in modo precario e con salari (chi ce l’ha) da fame. E proprio la fame non ha tardato a farsi sentire. A questo punto potevo fare due cose: girarmi dall’altra parte continuando a fare la mia vita oppure fare qualcosa per le famiglie che non ce la fanno e che spesso non mangiano nemmeno una volta al giorno e per tutti, tanti bambini che se mangiano qualcosa è perché i genitori danno loro quel poco che loro stessi si trovano nella ciotola. Ho deciso di fare qualcosa per loro, non poteva essere altrimenti, sono qui apposta.

Ho chiamato a raccolta tutti i miei amici e conoscenti anche virtuali se parliamo di social network. Ho spiegato a loro la situazione e che avrei voluto cominciare a distribuire riso, farina e zucchero alle famiglie in seria difficoltà e sono stato ascoltato. Avevo chiesto di poter arrivare a 3000 € per cominciare a fare qualcosa di buono e la loro risposta è stata tale da arrivare a quasi 5000 €. Questo mi ha permesso di acquistare 150 sacchi di riso, 20 sacchi si farina e 10 di zucchero. Ma le famiglie povere aumentano di numero quasi ogni giorno. Proprio oggi siamo arrivati a servirne 161. Equivale a dire quasi 1300 persone tra adulti e bambini che almeno possono mangiare una volta al giorno e la prossima settimana se ne aggiungono altre 125 famiglie del villaggio di Fukuchani non molto lontano da Nungwi. Famiglie che non hanno davvero niente.

Adesso però i miei soli amici e conoscenti non bastano più. Ho bisogno di aiuti, magari continuativi e gruppi di sostegno. Per fare un esempio un sacco di riso da 50 kg costa circa 31€ e posso distribuire riso a 10 famiglie per una settimana. All’incirca uguale per la farina.

L’emergenza “fame” a Zanzibar, isola che ha sempre voluto molto bene agli italiani, non è una cosa che finirà presto, durerà alcune mesi ed è per questo che ho accettato di raccontare la mia storia e la mia missione qui tra queste popolazioni. Io sono il braccio di tutti coloro che accetteranno di fare del bene a questi bambini e queste famiglie.

Faccio un appello a voi tutti, basta poco. Da 10 € a qualsiasi cosa possiate, per una volta oppure tutti i mesi, qui possono fare la differenza.

Qualsiasi informazione la potete chiedere a me attraverso la mia email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
potete contattarmi via whatsapp +393312806974 e attraverso il mio profilo facebook https://web.facebook.com/redazioneAfricanVoices

Se volete sostenere le famiglie con la vostra donazione potete usare il mio account paypal.me/zanzibarHelp

Oppure bonifico Bancario

Banza N26 (Germania)

IBAN: DE05100110012627482180

BIC: NTSBDEB1XXX

Intestatario: Marco Pugliese

Casuale: zanzibar help

Grazie per qualsiasi aiuto possa arrivare da voi.                                              

Marco Pugliese