23
Sab, Mar
55 New Articles

Partirà prima il nuovo ospedale unico dell’ASL To 5 o la Città della Salute nell’area dell’ex Fiat Avio tra grattacielo Fuksas e Oval?

Il pendolo oscilla a favore del secondo. “Si tratta dell’intervento infrastrutturale più importante per la città di Torino da oggi ai prossimi dieci anni - ha dichiarato nelle settimane scorse il Presidente della Regione -  Abbiamo indicato un crono-programma preciso e ci impegniamo al rispetto di quanto indicato: su questo progetto mettiamo in gioco tutta la nostra credibilità politica e amministrativa”.

Anche se ufficialmente un’opera non esclude l’altra, pare improbabile che la sanità piemontese riesca a reperire risorse sufficienti per costruire in contemporanea due strutture ospedaliere nell’area di Torino sud. Tenuto conto dell’ingente impegno finanziario che si profila per la Città della Salute: più di 600 milioni di euro, di cui 250 milioni finanziabili dal Ministero della Salute, il resto dalla Regione e da privati. L’intervento interesserà un’area di oltre 300 mila metri quadrati (per due terzi già di proprietà della Regione Piemonte e per un terzo delle Ferrovie dello Stato). Il nuovo polo ospedaliero dovrà ospitare buona parte dei servizi di eccellenza attualmente forniti da Molinette, Sant’Anna, Regina Margherita e CTO, anche se non sono ancora chiari il destino e il ruolo delle quattro strutture.  Inoltre la Città della Salute diventerà la sede della Facoltà di Medicina e di Chirurgia dell’Università degli Studi di Torino, ossia il fulcro della formazione e della ricerca sanitaria in Piemonte.

“Nell’autunno 2016 – ha aggiunto  l’assessore regionale Saitta - partiremo con la procedura di gara, e nel 2017 arriveremo alla sottoscrizione del contratto”.  Una dichiarazione che suona come un annuncio di priorità.

Cinquemila studenti, 1.040 posti letto, centinaia e centinaia di medici e altro personale sanitario distribuito tra servizi di base e di altissima specializzazione. Numeri di fronte ai quali il progetto di nuovo ospedale unico dell’ASL TO 5 sembra destinato a impallidire. Si farà - continuano a dire -  i sindaci dei Comuni interessati hanno trovato l’accordo, è nei piani della Regione, è in corso l’ennesima ricerca di un’area adatta per la sua edificazione, baricentrica rispetto alle attuali strutture ospedaliere di Moncalieri, Chieri e Carmagnola, che dovranno sparire.

Comunque vada a finire Nichelino verrà a trovarsi più vicina al nuovo maxi ospedale di Torino, cioè a cinque minuti d’auto passato il Sangone.

D.A.

Si è aperto uno spiraglio per la crisi finanziaria della Fondazione Ordine Mauriziano che rischia di portare nuovamente alla chiusura della Palazzina di Stupinigi. Un contenzioso si trascina dal 2008 per il pagamento degli arretrati per l’affitto degli ospedali di Lanzo e Valenza da parte la Regione Piemonte. Le casse del Mauriziano così segnano profondo rosso e i 22 dipendenti rimasti rischiano il licenziamento, nonostante i positivi risultati del polo museale di Stupinigi nell’ultimo periodo.

In un incontro con i vertici regionali è stato raggiunto un accordo per la definizione dei canoni pregressi per l’utilizzo delle due strutture di proprietà della Fondazione. In tutto si tratta di circa 5 milioni di euro, somma dalla quale dovranno essere dedotte le spese sostenute dal servizio sanitario per la manutenzione straordinaria dei due immobili.

Con la messa in liquidazione dell’Ordine una legge del 2005 aveva fatto transitare sotto la Regione Piemonte i servizi sanitari prima gestiti dal Mauriziano (tra cui l’omonimo ospedale torinese e il Centro Antitumori di Candiolo), mentre gli immobili di valore storico-artistico (come la Palazzina di Caccia di Stupinigi e le abbazie di Staffarda e Sant’Antonino Ranverso) erano passati in proprietà alla nuova Fondazione. L’accordo con la Regione rappresenta una boccata d’ossigeno, anche se resta incerto il destino della Fondazione al termine del periodo di commissariamento.

Soppresso come ordine cavalleresco legato alla monarchia e mantenuto in vita come ente ospedaliero dalla Costituzione, il Mauriziano non ha mai cessato di essere oggetto di intricate dispute giuridiche. Intanto in parallelo continua ad esistere l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro che fa capo ai Savoia, non riconosciuto in Italia, e che - si dice - conta quattromila aderenti. 

Dopo “l’evento” di capodanno il destino dei capannoni di viale Matteotti a Nichelino è segnato. L’ex Viberti è entrata a pieno titolo a far parte del circuito dei rave party. A leggere i commenti, sconnessi ma trionfalistici,  in circolazione sui social network pare infatti che la nuova location sia stata decisamente apprezzata dal numeroso pubblico partecipante e il futuro lascia quindi presagire altri appuntamenti analoghi. La stessa sorte è toccata in questi ultimi anni ad altri siti industriali dimessi dell’hinterland torinese, come l’ex stabilimento dell’Altissimo a Trofarello, alcuni capannoni della Fiat Mirafiori o come i locali dell’ex mobilificio Aiazzone nel biellese, sistematicamente presi di mira dai ravers.

Scenari di devastazione e degrado post industriale che costellano le tangenziali e le periferie del nord Italia. Il copione è più o meno sempre lo stesso: un gruppetto di “tecnici” forza i cancelli e penetra all’interno dei capannoni abbandonati con furgoni; scarica l’attrezzatura e comincia a montare i “sound system”, ossia giganteschi impianti audio. Non c’è energia elettrica, ma arrivano con i gruppi elettrogeni. Roba professionale che costa una cifra. Il muro di casse, con tutti i woofer e i surround possibili immaginabili, è in grado di sparare musica techno a decibel da lesioni permanenti del timpano. Poco dopo i giovani cominciano misteriosamente ad affluire a frotte. Spuntati da chissà dove, come tanti pinocchio verso il paese dei balocchi. Totalmente rintronati, ciondolano poi per ore davanti alle casse come zombies e a malapena si reggono in piedi.

“No business”, è uno dei motti dei ravers, ma non ci vuole molta scienza  per capire che nell’occasione gli spacciatori fanno affari d’oro. Circola infatti di tutto: alcol, cannabis, cocaina, eroina, anfetamine, droghe sintetiche e chi più ne ha più ne metta. Non risulta che diano tutta questa roba a gratis e quindi il business c’è.

Il tutto ovviamente abusivo e rigorosamente non a norma, con buona pace dei vari Guariniello.

Il rave di Nichelino era un “teknival”, ossia una “festa”  che dura più giorni. Sono andati avanti dall’ultimo dell’anno fino alla domenica, per tutto il week end, e si calcola che all’interno dei capannoni nel momento di maggior affluenza ci fossero 2.500 persone. Moltissimi gli stranieri: francesi, spagnoli, austriaci e gente da mezza Europa. Aperto qualche varco nella recinzione, l’enorme piazzale si è riempito di auto e camper. Altri hanno posteggiato direttamente dentro i capannoni, montato tende, acceso fuochi, saliti sui tetti, imbrattato muri, spaccato vetri, lasciato cumuli di immondizia e escrementi. Dal momento che una delle poche regole nei rave è quella di non rubare e vandalizzare il “sound system”. Il resto non conta.

In molti si sono chiesti come possano arrivare all’improvviso migliaia di persone per una manifestazione non autorizzata, senza che nessuno se ne accorga e senza che nessuno cerchi di impedirlo. Ma non è così semplice. La pubblicità per i rave party viaggia sui social network con una sorta di tam tam di messaggi in gergo, comprensibile solo agli addetti. Un’altra regola è di non divulgare in anticipo luoghi ed indirizzi. Gli stessi partecipanti vengono a sapere solo all’ultimo momento il recapito preciso della “ditta” sulla quale devono convergere, in un frenetico percorso di avvicinamento fatto di sms e telefonate. Chiaramente qualcuno che sceglie i posti, pianifica gli orari e organizza l’allestimento del sound system ci deve essere.

Nel caso del “teknival” di Nichelino sembra che la centrale fosse oltralpe. Al termine della “maratona dello sballo” i carabinieri hanno sequestrato tre furgoni con targa francese, pieni di apparecchiature. Nei giorni successivi dalla Francia qualcuno si lamentava delle perdite lanciando via web una colletta per ricomprare il materiale e pagare un avvocato.

Identificate quasi 700 persone che probabilmente saranno chiamate a rispondere di invasione di edificio privato e danneggiamenti. Per il resto le forze dell’ordine si sono limitate a presidiare l’area esterna e in effetti qualunque altro tipo di intervento non avrebbe fatto altro che peggiorare la situazione. Anche se, chissà, qualche raver in cerca di trasgressione ed emozioni forti avrebbe magari gradito una bella doccia gelata con gli idranti. Comunque preoccupa anche solo l’idea che certi soggetti, visti aggrappati alle casse del sound system, si siano poi rimessi alla guida di un auto.

Spiace per la Viberti devastata, il luogo dove tanta gente una volta lavorava. E quegli altri, storditi, ancora si credono di aver partecipato ad una festa.

Il capodanno a Nichelino riserva sempre qualche sorpresa. Tre anni fa erano piombate nella Palazzina di Stupinigi 500 persone per una festa privata che poteva contenerne al massimo cinquanta. Ma lì l’organizzatore c’era ed è stato rinviato a giudizio per truffa e omissione di cautele contro gli incidenti.

A.C.

Sono partiti gli attesi lavori di riqualificazione di via XXV Aprile che comprendono altri interventi su strade minori. Il costo totale dell’appalto è di un milione e 350mila euro.
«Partono interventi di riqualificazione della viabilità cittadina fondamentali – afferma il sindaco Angelino Riggio – Cominciamo dalla riqualificazione di via XXV Aprile e poi proseguiamo con il resto degli interventi che porteranno miglioramenti in diverse strade della città».
«Finalmente, dopo che l’Italgas ha terminato le opere di risanamento delle sue condutture passanti nella strada, partiamo con i lavori di via XXV Aprile – aggiunge il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Franco Fattori – Iniziamo con i lavori fra la Crociera e la rotonda di via Torricelli (con il rifacimento dei marciapiedi e del manto stradale). Contiamo di finirli entro il prossimo inverno. Poi proseguiremo con il rifacimento del resto del manto stradale di via XXV Aprile fino alla rotonda di Largo delle Alpi. E a seguire gli altri lavori previsti dall’appalto. Ringraziamo i nichelinesi per la pazienza avuta in questi mesi: purtroppo non è stato materialmente possibile avviare prima questi interventi. Siamo certi che il risultato ottenuto al termine dei lavori saprà ripagare dei disagi subiti»

Leggi tutto...