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Mar, Ago
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In Regione riparte la commisione antimafia

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Dopo l’arresto dell’assessore regionale Roberto Rosso (FdI), indagato per voto di scambio politico-mafioso, il Consiglio della Regione Piemonte ha accelerato l’iter per la convocazione della commissione sulla legalità e per il contrasto ai fenomeni mafiosi.

Non sono però mancate le polemiche politiche sulla nomina del presidente, che spetta alle forze di opposizione. Alla presidenza è stato confermato Giorgio Bertola (M5S), facendo saltare la candidatura, data quasi per scontata alla vigilia, del consigliere nichelinese Diego Sarno (PD) che ha manifestato il proprio disappunto: Sulle mafie e sulla legalità non si deve mai fare tattica e trattativa politica. Soprattutto dopo il caso Rosso. Mi spiace che la maggioranza abbia optato di trattare al fine di scegliersi il presidente della Commissione, e sarebbe utile capire perché uno come il sottoscritto non sia stato ritenuto all’altezza del ruolo, nonostante l’impegno da 20 anni nell’antimafia e da 10 anni come coordinatore di Avviso Pubblico, prima per la provincia di Torino e negli ultimi tre anni per il Piemonte. Avviso pubblico, lo ricordo, è una associazione che ha tra i suoi aderenti a livello nazionale e regionale amministrazioni di ogni parte politica”.

La replica del M5S non si è fatta attendere: “E’ un risultato importante per il Gruppo regionale del Movimento 5 Stelle - si legge in un comunicato - che nella scorsa legislatura aveva chiesto ed ottenuto l'istituzione di questa importante Commissione ed in questa legislatura è riuscito ad ottenere la natura permanente della Commissione. Il Gruppo ha scelto Giorgio Bertola perché ha già dimostrato di saper guidare i lavori della Commissione Legalità e siamo contenti che la maggioranza abbia riconosciuto l'autorevolezza della candidatura. Inaccettabile l'atteggiamento del Partito Democratico che sembra rivendicare una sorta di ‘esclusiva’ sul tema della legalità”.

Prosegue intanto la vicenda giudiziaria che ha gettato un pesante ombra sulle elezioni regionali dell’anno scorso. Roberto Rosso, indagato nella recente inchiesta sulla ‘ndrangheta in Piemonte, resta in carcere e andrà a processo: secondo l’accusa avrebbe concordato e versato somme di denaro alle cosche della zona di Carmagnola in cambio di “pacchetti di voti”. Negli atti dell’inchiesta si fa anche menzione di un incontro tra boss ed esponenti politici a Nichelino nel febbraio dell’anno scorso.