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Dom, Dic
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Auto elettriche, alle prese con le batterie

Società e cultura
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Qualcuno si sarà accorto che anche a Nichelino, ad esempio nella centralissima piazzetta Barile, si trovano parcheggi

riservati alle auto elettriche con annessa colonnina di ricarica Enel. Eh sì, ormai dovremo abituarci poiché ci troveremo, nel giro di qualche anno, ad un cambiamento inesorabile nel mondo dell’automobile. Dimenticavo di dire che chi lascia l’auto in quel parcheggio senza collegarla alla colonnina di ricarica è passibile di multa…!

Ad ogni modo,  se il problema dell’inquinamento ci sta spingendo verso un futuro più ecologico e ‘silenzioso’, c’è anche l’altra faccia della medaglia. E’ inutile un’auto che non emette fumi di scarico, se poi le batterie che ha a bordo depauperano risorse naturali ed è difficile riciclarle per recuperarne gli elementi più preziosi.

Il riciclo delle batterie al litio consente anche il recupero di nichel, cobalto e manganese contenuti negli accumulatori. Attualmente le batterie in Europa finiscono in gran parte in Germania, dove ci sono una quindicina di operatori industriali in grado di trattare i componenti e recuperare parte dei materiali. Gli attuali processi consentono un recupero solo parziale, ad esempio non è ancora possibile recuperare in modo corretto ed economicamente vantaggioso litio e manganese.

Buona parte delle batterie esauste viene inviata in Corea e nelle Filippine dove sono disponibili  tecnologie adeguate per estrarre tutti i materiali. Anche le grandi aziende cinesi, che sono nell’ordine di alcune  decine, smaltiscono così tutte le batterie del mercato interno e partecipano, direttamente o indirettamente, alle attività economiche che si sviluppano nei paesi dell’area asiatica. In Germania la Volkswagen ha già annunciato di voler entrare nella corsa per il recupero totale dei materiali contenuti nelle batterie al litio.

Quella del completo riciclo è una delle principali sfide di fronte alla diffusione delle auto elettriche ed è anche l’unica alternativa, perché è impensabile disperdere nell’ambiente i residui di sostanze altamente tossiche derivanti da una motorizzazione elettrica di massa. Il rimedio sarebbe peggiore del male che si vuol curare!

Renault, a questo scopo, ha lanciato un suo programma, si chiama Advanced Battery Storage e prevede di riutilizzare le batterie "finite" provenienti dalle sue auto, come le recenti Zoe o le più vecchie Twizy. Nella maggior parte dei casi le vetture sono state vendute con programmi di noleggio dei pacchi batterie, lasciando la proprietà delle celle in mano alla stessa Renault.

Il programma in questione è molto ambizioso e punta alle realizzazione del "più grande sistema di immagazzinamento di energia stazionaria utilizzando batterie EV mai progettato in Europa". Avviato quest’anno, il programma sarà operativo entro la fine del 2020: si parla di almeno 60 MWh di capacità effettiva stoccati su tre siti tra Francia e Germania, sufficiente a coprire "il consumo quotidiano di una città di 5.000 famiglie".

Infrastrutture di accumulo di questo tipo saranno molto importanti, anche in vista dell’espansione delle postazioni di ricarica. Una volta che le “colonnine” saranno largamente diffuse potrebbero nelle ore di punta, in cui i veicoli necessitano di "fare il pieno",  mettere in crisi la rete elettrica. Sistemi di accumulo come quello qui proposto da Renault potrebbero fare da "cuscinetto" per questa nuova tipologia di consumo. Resta da vedere quale politica attiverà FCA per le sue vetture elettriche di prossima produzione e come si attiverà per il recupero delle batterie.

Probabilmente le auto elettriche di nuova generazione dovranno offrire ai guidatori due possibilità in funzione dell’utilizzo: ricaricare le batterie quando non si usa l’auto collegandola alla rete elettrica oppure, in caso di viaggi lunghi, sostituire rapidamente l’intero blocco delle batterie fermandosi ad un distributore.

L’auto elettrica apre anche un nuovo capitolo sul fronte della sicurezza e degli incidenti stradali, ma di questo parleremo la prossima volta…

Beppe Odetto