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Mer, Lug
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Lo strano caso del gas in via Rusca

Accade
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Scoperto giacimento di gas a Carpice, sul confine tra Nichelino e Moncalieri. Detta così sembra una buona notizia;

potremo fare il pieno di metano a due passi da casa. Ma così non è, perché stiamo parlando del biogas che fuoriesce incontrollato da una vecchia discarica.

Zona di via Rusca: il problema è che adesso lì sopra ci sono capannoni industriali ed anche palazzine residenziali. In quei paraggi dovevano addirittura tirar su il nuovo ospedale di Moncalieri.

La vicenda parte da lontano. Un tempo l’area si trovava in aperta campagna. Negli anni Cinquanta in quel sito, data la particolare natura del terreno, entra in funzione una cava per estrarre sabbia e ghiaia. Scava oggi e scava domani, dopo un decennio ci si ritrova con una buca, anzi una voragine, larga 100.000 mq. e profonda una decina di metri; nella parte più bassa si forma persino un laghetto di acqua di falda.

Ad un certo punto arriva il contrordine: riempire. E così in quel cratere si comincia a sversare di tutto, rifiuti autorizzati e non. All’epoca le tecniche di smaltimento sono quelle che sono. Pieno boom dei consumi, la raccolta differenziata ancora deve essere inventata, nell’ex cava diventata discarica si butta ogni sorta di immondizia: organica, domestica, industriale e chi più ne ha più ne metta. Una massa indistinta che, come natura comanda, comincia a fermentare. Come se non bastasse, dopo l’alluvione di Firenze del ’66, vengono scaricate nella buca centinaia e centinaia di auto sinistrate. Resteranno lì per un bel pezzo, fino a che, ormai ridotte a cumuli di lamiera arrugginita, saranno estratte per recuperare il materiale ferroso. Esaurito il filone di questa inconsueta miniera di metalli, la discarica continua a funzionare fino a totale riempimento. Dell’ex cava non resta traccia, tutto spianato, ricrescono gli alberi, svanisce la memoria, ma intanto, là sotto, quel popò di roba marcisce e ribolle.

Cause, ricorsi, piani di bonifica e infruttuosa caccia ai responsabili (che a questo punto saranno già tutti morti). In realtà nessuno sembra avere ben idea di cosa per quarant’anni abbiano sepolto nel sito di Carpice e per la serie “quello che è stato è stato, mettiamoci una pietra sopra”, negli anni Novanta l’area diventa infine edificabile e viene urbanizzata da Moncalieri.

Caso vuole che un bel dì qualcuno scenda in cantina e cominci a sentire odore di gas. Quest’ultimo, pur sottoterra e “bio”, non sta fermo e qualche volta puzza. Come tutti i gas segue le leggi della chimica e della fisica: cerca varchi, perde o acquista pressione, si infila nelle fenditure del terreno, ristagna e – evento fortunatamente raro – può ad esempio saturare un seminterrato per incendiarsi ed esplodere se innescato. Il fatto è che il biogas in risalita da una discarica può percorrere centinaia di metri lateralmente dal punto in cui si è originato. Per questo il Comune di Moncalieri da qualche anno a questa parte ha avviato un’attività di monitoraggio del biogas nell’area di influenza dell’ex discarica di Carpice, un bacino che potenzialmente riguarda anche una porzione del territorio di Nichelino, nella parte terminale di via Giusti e vie traverse.

Non consola il fatto che scavando tra qualche millennio in via Rusca si potrà magari trovare il petrolio.