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La triste storia del conte di Castiglione

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La Palazzina di Caccia di Stupinigi fu nota anche per i matrimoni e le grandi feste nuziali di Casa Savoia.

Negli annali si tramandano le descrizioni di luminarie, banchetti, fastosi cortei e scenografie. Restarono esempio memorabile le nozze tra Maria Teresa di Savoia e il principe di Francia Carlo X nel 1773: in occasione della cerimonia venne installato il grande lampadario del salone centrale. Nel 1842 non da meno fu il matrimonio tra Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide d’ Asburgo Lorena che si presentò con un corredo di 2.248 pezzi lanciando pure la moda dell’abito bianco della sposa.

Invece il matrimonio di Amedeo, terzogenito di Vittorio Emanuele II, passò probabilmente alla storia come una delle feste più sfigate di tutti i tempi. Era il 30 maggio 1867, Amedeo duca d’Aosta proprio quel giorno compiva 22 anni e doveva sposare a Torino Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna.

Stando a cronache dell’epoca quel giorno accadde di tutto.  Mentre il corteo degli sposi stava percorrendo il grande viale di Stupinigi per recarsi alla festa nella Palazzina di Caccia, il conte Francesco Verasis di Castiglione (nella foto), segretario e ufficiale del re, cadde da cavallo e morì. Questo però fu solo un anello di un’impressionante catena di coincidenze negative. Ecco per esempio il catastrofico resoconto di Gianfranco Gallo Orsi, riportato nei Capitoli di Storia Mauriziana n. 9. “Prima di tutto una damigella d’onore fu trovata impiccata con il bouquet di fiori della sposa tra le mani; il portiere di Stupinigi si suicidò per non aver aperto il cancello a tempo ed avendo quindi ostacolato il corteo; un colonnello comandante della Guardia fu colpito a morte da un colpo di sole, l’ufficiale di Stato Civile morì durante la cerimonia ed infine il capostazione fu maciullato dal treno in arrivo”.

Più che una festa di matrimonio un totale disastro!

C’è però da dire che su questa incredibile giornata cominciarono presto a circolare racconti assolutamente distorti e anzi completamente inventati, una specie di “favola nera” popolare, da raccontare nelle lunghe sere d’inverno della campagna piemontese e da arricchire a piacere con particolari raccapriccianti. In questo florilegio di sciagure con ogni probabilità l’unica notizia vera di quel giorno (a parte il matrimonio) fu proprio quella che toccò direttamente il povero Conte di Castiglione sul grande viale che porta dritto a Stupinigi. Per la cronaca il matrimonio di Amedeo d’Aosta non durò molto, perché Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna morì giovane di tubercolosi: lui per un paio d’anni per complicate vicende dinastiche divenne addirittura re di Spagna, ma fu poi costretto ad abdicare e a ritornare in Piemonte.

LE SVENTURE DEL CONTE

Dunque quel giorno il conte cadde da cavallo e morì all’età di 41 anni. La mattina successiva la Gazzetta Piemontese riportò il «funestissimo avvenimento» che a Torino compromise l’atmosfera festosa per il matrimonio del duca Amedeo e di Maria Vittoria.

Quasi di sicuro il Conte di Castiglione fu colpito da un malore, forse un ictus. A questo punto però le narrazioni presentano diverse versioni. Secondo il cronista della Gazzetta l’illustre personaggio si trovava a cavallo al seguito di una carrozza. I militari della scorta lo videro barcollare sulla sella e accorsero in suo soccorso per sorreggerlo. Riuscirono a portarlo ancora vivo in un cascinale ai bordi dello stradone di Stupinigi, ma lì il conte si spense poco dopo. Altre fonti invece riferiscono di una rovinosa caduta da cavallo con morte immediata e truculenta. In pratica il Castiglione, che nel corteo nuziale precedeva il re, dopo la caduta finì sotto le ruote della stessa carrozza reale perendo all’istante per schiacciamento del torace. Di fronte alla scena la sposa Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna svenne.

Francesco Verasis Asinari, conte di Costigliole d’Asti e Castiglione Tinella, a corte era un personaggio di primo piano nelal ristretta cerchia di Vittorio Emanuele II. Il re in dialetto amichevolmente lo chiamava “Castiùn”. Rimasto orfano da bambino, aveva ereditato un ingente patrimonio ed aveva avuto come tutore Camillo Benso di Cavour. A corte aveva fatto una brillante carriera ricoprendo diversi incarichi. Tuttavia la sua fu una vita infelice. Rimasto vedovo della prima moglie a soli 25 anni, anche il figlio era morto prematuramente.

La fama del Conte di Castiglione in gran parte fu dovuta alla sua seconda moglie Virginia Oldoini, sposata a Firenze, che appunto assunse il titolo di Contessa di Castiglione (nella foto). Cugina di Cavour, era considerata una delle donne più belle d’Europa. Virginia, forte della propria avvenenza, nonché della ricchezza del marito, non tardò a conquistare ampi spazi tra i vip dell’epoca alimentando il gossip su veri e presunti amanti (tra cui lo stesso Vittorio Emanuele II).

Francesco Verasis, entrato in politica, fu pure coinvolto in un’inchiesta per voto di scambio. I fatti più eclatanti però riguardarono la moglie Virgilia. Sempre grazie ai maneggi di Cavour, la coppia nel 1855 si era trasferita a Parigi e lui aveva ottenuto un prestigioso incarico diplomatico. Ad un certo punto tuttavia non poté fare a meno di intuire il vero motivo di questo soggiorno parigino. Cavour in realtà aveva “arruolato” la contessa di Castiglione allo scopo di sedurre Napoleone III per ottenere informazioni e benefici per la monarchia sabauda nel periodo della guerra di Crimea. Obbiettivo raggiunto, anche se a detta degli storici i vantaggi politici dell’operazione furono inferiori alle attese e la bellissima Virgilia dall’imperatore fu rapidamente scaricata per lasciare il posto ad altre fiamme.

Comunque sia per Francesco Verasis Asinari quella goccia fece traboccare il vaso; si separò così definitivamente dalla moglie Virginia portando con sé il figlio Giorgio.

Una decina d’anni dopo la triste storia del Conte di Castiglione mestamente si chiuse all’ombra del cervo di Stupinigi in quello che doveva essere un giorno di festa e che invece divenne leggenda di un’inverosimile serie di sventure.

C.M.