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Un cippo abbattuto

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Un attento lettore segnala che qualche giorno fa (nd.r. settembre 2021) è stato abbattuto un cippo alla memoria che risale ad un fatto della guerra.

La lapide di marmo spezzata giace ora abbandonata in mezzo alle sterpaglie. A malapena si intravede la scritta: “Giuseppe Collivignarelli, ventenne, cadeva improvvisamente fulminato da una palla nemica spargendo il sangue innocente sulle foglie che si arricciarono spaventate dall'immane delitto".

Il cippo si trova ai bordi di una strada campestre tra zona Debouchè e Stupinigi e qualche anno fa era stato spostato di qualche metro a seguito di lavori agricoli, il basamento in calcestruzzo era stato interrato.

La memoria di una morte violenta. Il giovane di cui si parla nella lapide era un militare italiano, uno studente lombardo di Valle Lomellina, un paesino in provincia di Pavia non distante da Mortara. Era il 28 giugno 1944, quando venne fucilato sul posto in aperta campagna. I motivi di questa esecuzione sommaria non sono mai stati del tutto chiariti.

L’unica traccia resta una lettera, pubblicata da Nichelino Comunità una ventina di anni fa, scritta ed inviata da una testimone indiretta: “Io conoscevo Giuseppe Collivignarelli, perché a quei tempi lavoravo come addetta alle pulizie presso la base militare italo-tedesca (n.d.r. a Stupinigi) e lui, militare di leva, faceva parte del gruppo della contraerea. Ai militari tedeschi, in seguito si unirono alcuni corpi di milizie fasciste.

Quel 28 giugno del 1944 Giuseppe era rientrato in caserma dopo aver avuto un permesso di far visita ai suoi genitori. Quella stessa sera, fu emanato un proclama (io non sono a conoscenza del contenuto), ma a quanto mi è stato riferito dai ragazzi suoi commilitoni, Giuseppe aveva manifestato approvazione battendo le mani, cosa che non è piaciuta alle milizie fasciste che lo prelevarono di forza e lo portarono nei campi presso Stupinigi dove Io fucilarono”.

Dopo questo episodio alcuni commilitoni si diedero alla macchia, forse temendo di subire la stessa sorte. “Io son riuscita a portare loro abiti civili – narrava la testimone - i ragazzi mi avevano detto dove portare la roba, ma non mi hanno mai rivelato dove si nascondevano per non compromettermi. I soldati tedeschi dubitavano che io fossi al corrente; vennero dove abitavo e dopo aver circondato la casa, mi portarono in carcere dove sono rimasta alcuni giorni, sino a quando hanno verificato che non sapevo niente e mi hanno liberata”.

Il cippo venne fatto erigere dai familiari e dagli amici di Giuseppe Collivignarelli.