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Gio, Lug
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Chi erano questi Conti Occelli di Nichelino?

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Conte Occelli, chi era costui? Beh, intanto di Uccelli o Occelli, Conti di Nichelino, ce ne furono sei.

Secondo una tradizione priva di riscontri gli Uccelli sarebbero stati di origine francese avendo italianizzato il cognome Ussel  anche se di notizie certe, in proposito, è difficile trovarne: nella nobiltà d'oltralpe c'era un certo sperduto casato degli Ossei, che tuttavia non sembra avere legami con i nostri Conti. C'erano anche gli Ussellinx di Limbourg che sullo stemma avevano trois corbeaux, (n.d.r. tre corvi) il che potrebbe far supporre un qualche nesso con i famosi tre «merli» di Nichelino. Tutto da dimostrare, comunque.

Invece, secondo un noto ed imponente  studio sul «Patriziato subalpino” di Antonio Manno, risalente alla fine dell’Ottocento, la nobile famiglia degli Occelli proveniva da Farigliano, un piccolo centro del cuneese. Nell'opera del Manno si trovano anche le dizioni di «Ocello» o «Ocelli» e «Uccelli», che indicavano lo stesso casato: anche qui non vi sono tracce «francesi»; il fatto, però, potrebbe essere spiegato con il processo di italianizzazione, imposto in Piemonte dai duchi di Savoia, tra il Cinquecento e il Seicento.

Lo stemma degli Uccelli, secondo la terminologia araldica, era d'oro a tre rondini al naturale. Un po' più complicato era il loro «cimiero», ossia il fregio dello scudo nobiliare: «una mezza colonna d'argento, col piedestallo d'oro, sostenennte una colomba d'argento, con un serpe di verde, accollato alla colonna in atto di ascendere». Un'immagine che evoca il detto evangelico «siate astuti come i serpenti e semplici come le colombe» e che riecheggia nel motto degli Occelli: “Prudentia et semplicitate” che in italiano significa “con astuzia e con semplicità”.

Il capostipite degli Uccelli si chiamava Giovenale di cui cui si ignorano anche le date di nascita e di morte. LIl casato prosegue segue con un certo Giovanni, notaio, che sposa certa Caterina di Saluzzo. Il loro figlio primogenito, Manfredo, è colui che nel 1613 effettua il «consegnamento», una sorta di dichiarazione dei redditi con valore anche di atto di sottomissione ai Savoia. Manfredo Uccelli, «avvocato collegiato a Torino », muore nel 1637 lasciando sei figli.

Ora per gli Occelli (che per un certo periodo furono anche “consignori” di Castino, un paese nelle Langhe) iniziano gli anni ruggenti: nel 1657 Giacomo Luigi, l'erede di Manfredo, diventa o senatore, dopo aver ricoperto la carica di giudice a Chieri, Mondovi e Savigliano. Ma sarà suo figlio, Niccolò Manfredo, nato nel 1664, ad essere il maggior protagonista della storia del paese. A ventisette anni Niccolò è Cavaliere del Senato. Il 21 giugno del 1694 viene infeudato di Nichelino (n.d.r. probabilmente prima gli Occelli avevano solo il Castello). Nel 1705 viene nominato «sindaco perpetuo» di Nichelino, dato che si era dato molto da fare, sborsando fior di quattrini, per ottenere la separazione da Moncalieri. A 71 anni, finalmente, viene investito del titolo di Conte che trasmetterà ai discendenti. Muore nel 1742.

Gli succede il conte Giacomo Giuseppe Luigi che sposa Anna Margherita di Secondo Garretti di Ferrere, vedova Humolio. Qui merita aprire una parentesi sulla presenza a Nichelino degli Humolio, che erano Conti di Pramolo (oggi Pramollo, un paese della zona di Pinerolo) e della Vernea. Una loro tomba di famiglia si trova nella chiesa Antica della Santissima Trinità, dove troviamo anche il loro stemma, raffigurante un'aquila, accanto ad un altro sul quale i “merli” da tre sono diventati nove. Tra i primi proprietari della cascina della Vernea (anzi forse fu colui che la costruì) c'è un certo Umolino di Pramolo. La cascina, poi, passò alla famiglia Rasini e infatti nel 1791 Pietro Antonio Rasini sposò, per l'appunto, una tale Felicita Humolio della Vernea.  

Ma torniamo agli Occelli. Un altro che si distinse in modo particolare fu il conte Paolo Massimiliano che il 12 febbraio 1793 venne nominato Comandante della Cittadella di Torino e Maggiore Generale di Fanteria per «i zelanti servigi» prestati nelle armate dei Savoia ed essendo «stato eziandio ferito in un braccio all'attacco di Corniliano pendente l'assedio di Genova...».

L'ultimo degli Uccelli fu il conte Augusto che morì nel 1877, senza lasciare figli. Due fratelli erano morti prima di lui; restavano le otto sorelle che, però, non potevano succedergli. Così il castello passò alla vedova, Irene, che sposò in seconde nozze il conte Ignazio Thaon di Revel, appartenente ad una delle più importanti casate nobiliari piemontesi.

(da Nichelino Comunità marzo 1983)

Nella foto il cimiero e lo stemma degli Occelli