26
Ven, Feb
97 New Articles

I bambini e i loro giochi pericolosi

Persone
F
Typography

E’ morta soffocata con il telefonino in mano… C’è un social che si chiamaTik Tok

e che intrattiene i bambini con sfide a distanza. Arriva la morte, giocando. E’ accaduto a Palermo: la bambina aveva dieci anni… i genitori erano fuori, avevano altri due figli.

La mia storia famigliare è stata segnata da una tragedia simile. All’inizio secolo scorso…

I miei nonni erano arrivati a Nichelino nel 1915. Erano scappati da Torino, mio nonno lavorava in una fabbrica in via Vanchiglia. In uno grosso fabbricato di mattoni rossi con tante finestre si costruivano i siluri; dovevano far vincere la guerra che sarebbe scoppiata da lì a poco. Si costruivano quei grossi “giochi per adulti”,  destinati a provocare la morte di migliaia di persone. Ma la loro costruzione dava di che vivere a molte famiglie e quella di mio nonno era tra queste. Avevano trovato una casa in centro e poi mia nonna, che sapeva un po’ cucire, cuciva le divise; il panno verde arrivava pretagliato, glielo portava mio nonno. Erano nati in campagna, nati contadini, ma avevano voluto evadere dalla semplice sussistenza e da una vita grama.

In città vivevano bene, era nato il primo figlio. Poi un siluro era scoppiato nel grosso caseggiato dai mattoni rossi… solo mio nonno si era salvato, ma aveva visto i corpi straziati di tutti i suoi compagni di lavoro. La fabbrica dopo poco tempo aveva ripreso a “lavorare”, a costruire quegli oggetti di morte. Ma lui si svegliava di notte tremando, aveva perso gran parte dell’udito nello scoppio, ogni piccolo rumore lo faceva sobbalzare e poi non riusciva a dimenticare la scena di quei corpi dilaniati; aveva crisi di tremore e pianto.

Mia nonna, contadina forte e attiva, prese una decisione: “Andiamo via, ci prendiamo un negozio, il bambino ha nove anni, si guarda da solo, è così intelligente e sempre lì che sta a disegnare cose bellissime. C’è una latteria in un posto un po’ lontano in periferia, si chiama Nichelino, è vicino al Sangone”. Lì si trasferirono e mio nonno cominciò a rasserenarsi, i clienti che venivano a prendere il latte parlavano volentieri con lui, mia nonna si occupava di tutto il resto. Il figlio era particolarmente geniale: stava sempre a disegnare cose bellissime con una precisione inusuale per un bambino… “Chissà dove avrà preso – dicevano in famiglia – da noi ci sono solo contadini, lo faremo studiare diventerà un ingegnere”.

La tragedia venne riportata dalla Gazzetta del Popolo. Ho conservato l’articolo per tanti anni,l’ho cercato tra le vecchie fotografie, ma oggi non l’ho più ritrovato. Diceva più o meno così: “Bambino di nove anni viene travolto da un mulinello nel Sangone: si era costruito una zattera da solo… Il corpo non è stato ritrovato”.

Allora il Sangone era un fiume rigogliose ed attraente, c’era tanta acqua.

Io non sono mai riuscita a imparare a nuotare… e ancora adesso l’acqua mi fa paura. Sono vissuta con mia nonna, perché anche i miei genitori avevano un negozio, mia nonna doveva “guardarmi” come si diceva all’ora. Stavamo insieme e pregavamo, pregavamo molto, con il pensiero sempre rivolto a quel ragazzino così intelligente che era morto giocando.

Renata Vaschetto