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Mer, Ott
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Chisola , l'altro "mare" dei nichelinesi

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Corrado Monzeglio (1931-2018) è vissuto a Nichelino dal ’54 ed è l’autore di alcuni racconti autobiografici della sua gioventù.

Dedicati in particolare ai suoi nipoti Mauro e Roberta, sono ricordi di svaghi genuini, ma anche di momenti di una vita intensa e laboriosa grazie alle sue notevoli doti culturali, tecniche ed artististiche. Nei suoi scritti vengono evidenziati i cambiamenti di luoghi, di abitudini e di costume dei decenni scorsi che oggi ci trasmettono una vena di imprevedibile stupore e nostalgia. In sua una precedente testimonianza Corrado Monzeglio ci aveva infatti raccontato il Sangone, meta di gite e di picnic delle domeniche di una volta, con l’acqua che scorreva“bella e trasparente” dove le famiglie con i loro bambini andavano a fare il bagno. Era il loro mare, a due passi da casa! Poi tutto cambiò a causa dell’inquinamento che il Sangone subì in modo disastroso in particolare negli anni 60/70, che pur riducendosi non è mai cessato completamente come purtroppo dimostrano ancora i recenti scarichi pirata.

Questa volta il Monzeglio descrive in modo straordinariamente vivace il Chisola: vicino alla foce del torrente, poco oltre il confine tra Nichelino e Moncalieri, si sono registrati gli avvenimenti descritti in questo estratto di un suo scritto.

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Il Chisola era il torrente più amato e frequentato da tutto il gruppo di noi ragazzi in quel tempo meraviglioso dei sedici-diciasette anni.

Eravamo nel 1948, abitavamo a Moncalieri, in una zona periferica, l’ultima abitazione di via Pastrengo poco oltre il confine con Nichelino.

Il paesaggio della campagna quasi entrava in casa, mi piaceva quel posto perchè era una zona tranquilla, pochissime macchine, tante biciclette, a volte neanche quelle !!! Tanti cavalli con il compito di trasportare ogni tipo di merce, era ancora un piccolo mondo contadino perchè la campagna assorbiva gran parte della forza lavoro, le persone impiegate nelle aziende meccaniche erano in minoranza.

La casa dove abitavo faceva parte di un lungo caseggiato composto di due piani con più alloggi, sul davanti un bel cortile abbastanza ampio con al centro uno spazio ricoperto di erba spontanea detta “gramigna”. Quel cortile è stato per noi ragazzi una palestra di giochi e anche di vita, eravamo in tanti, tutti amici, si giocava, si bisticciava e si ridiventava amici, appartenevamo tutti a famiglie di operai con un livello di vita molto semplice e tra noi non c'erano differenze.

La nostra era una età particolare, ormai le scuole medie erano finite e tutti noi eravamo occupati in qualche lavoro, chi faceva l'aiutante muratore, chi lavorava come apprendista in qualche officina, chi lavorava per una panetteria e portava il pane a domicilio con la bicicletta e così via.

Era facile trovare lavoro, si doveva rifare l'Italia disastrata dalla guerra. Alla sera al rientro si prendeva l'asciugamano, un pezzo di sapone e in bicicletta o a piedi, quasi come una parola d'ordine, si andava tutti al fiume per lavarsi, d'estate le giornate erano lunghe e si poteva stare in acqua tranquillamente fino alle otto e oltre, era un momento di ristoro per il corpo e di felicità per l'anima!

Il Chisola era per noi il nostro mare, un punto di ritrovo anche per fare i pic-nic. Tante famiglie passavano la domenica all'ombra delle piante che costeggiavano il torrente, si vedeva nei loro volti sorridenti il piacere del posto e della compagnia. C’era l' altalena improvvisata legando una corda tra due piante. Erano momenti magici, belli da ricordare.

Durante il periodo delle ferie di quell’estate del 1948, un caldo afoso rendeva un po' faticoso il normale lavoro di tutti i giorni. Il bel pezzo di orto che mio padre aveva in affitto stava soffrendo, era difficile trovare lo stimolo necessario per accudirlo. Pensare che era un suo punto d'orgoglio: tutti i giorni si recava sul posto per alimentare l'acqua sulle colture più in pericolo di siccità, lavoro abbastanza comodo perchè l'orto era a ridosso del torrente Chisola. In uno di quei giorni, vedendo la bella e confortante ombra che il boschetto vicino offriva, pensò che una bella scampagnata sarebbe stato un bel modo di fare vacanza, ne parlò con il suo amico vicino di casa e concordarono di fare il “pic-nic” per il sabato successivo. La notizia dilagò; in poco tempo altre famiglie si unirono all'evento; il risultato fu che ben dodici famiglie al completo aderirono con entusiasmo. L' “occupazione” del boschetto avvenne nella mattinata di sabato, era veramente uno spettacolo. L'afflusso di così tanta gente incuriosì un po' tutti e qualcuno, credo, informò anche i carabinieri che non tardarono a farci visita. Dopo le dovute raccomandazioni dei pericoli di incendi e di eventuali danneggiamenti del boschetto se ne andarono con un sorriso esternando il desiderio impossibile di partecipare.

Il grande raduno durò fino al martedì 15 agosto compreso, furono quattro giorni di vero divertimento, fisarmoniche, balli, piccole gare, nuoto, pesca, tutto era bello. La sera dopo cena si ritornava a casa per ripartire al mattino con altre provviste. Al nostro gruppo si unirono altre persone, tra queste il giorno di ferragosto ci fecero visita anche i due carabinieri che già conoscevamo, erano in libera uscita e noi li invitammo a tavola (un bianco lenzuolo disteso a terra) a consumare l'ultimo pranzo di quella meravigliosa e indimenticabile scampagnata .

Quei giorni vennero anche ricordati da un giornale locale.

Corrado Monzeglio