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Gio, Lug
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La devozione alla Consolata nei ricordi di tre famiglie nichelinesi

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Davanti a questa cappella votiva, eretta in anni ormai lontani in onore della Beata Vergine Consolata, è bello e doveroso

ricordare i fatti e le persone che determinarono la realizzazione di questo segno di devozione in via Buffa e di quello analogo realizzato poco distante in via Consolata.

Negli anni '30 e '40 del secolo scorso il mondo fu investito dalla terribile bufera della guerra e milioni di famiglie videro partire figli, mariti e fratelli per i vari fronti; moltissimi di loro non tornarono o riportarono gravi mutilazioni.

Anche le popolazioni civili furono coinvolte in situazioni drammatiche a causa dei bombardamenti aerei, dall'invasione tedesca con le conseguenti atrocità e dalla non meno cruenta guerra partigiana di liberazione.

In quei terribili anni alle nostre famiglie non rimase altro che invocare la divina protezione per intercessione della Madonna che ascoltò le incessanti preghiere e accolse le suppliche dispensando le sue grazie.

Ricordiamo alcuni fatti che riguardano persone, ormai scomparse, legati alle famiglie che in seguito realizzarono le due cappelle votive; altre testimonianze potrebbero arrivare dai discendenti di uomini e donne all'epoca coinvolti nei fatti.

Nel 1935 Giuseppe Prone (classe 1911, figlio di Domenico e Maria Savio) fu arruolato nell'esercito italiano e inviato a combattere in Africa orientale per la conquista dell'Etiopia e dell'Impero. Nonostante la lunga permanenza in zona di guerra, durata ben 18 mesi, Giuseppe tornò a casa sano e salvo.

Un drammatico episodio vide protagonista il fratello Bartolomeo (classe 1910) nella giornata del 21 aprile 1945: con il proprio carro trainato dal cavallo stava effettuando un trasporto di farina e percorreva la strada che da La Loggia porta a Moncalieri. Udendo il rumore di un aereo (probabilmente il tristemente famoso "Pippo') decise di nascondersi sotto un gruppo di alberi nei pressi della zona Carpice. Ad un secondo passaggio, evidentemente scambiando il carro per un obiettivo da colpire, il maldestro aviatore azionò la mitragliatrice colpendo il carro ed in particolare le ruote facendo afflosciare gli pneumatici.

Il Bartolomeo fece appena in tempo, prima del secondo passaggio dell'aereo, a sciogliere i finimenti del cavallo svincolandolo dalle barre di traino del carro. Saltò in groppa e lo spinse al galoppo verso un riparo che, fortunatamente, si trovava nelle vicinanze ed era costituito da una costruzione attigua alla cappella di strada Carpice (nei pressi dell’attuale deposito degli autopullman di una ditta di trasporti). Il carro fu gravemente danneggiato, ma lui ed il cavallo (bene assai prezioso per l 'epoca) furono salvi.

GIORNI TERRIBILI

Altri episodi drammatici furono vissuti dalla famiglia Ponzio (vicini di casa della famiglia Prone in via Buffa). Durante un rastrellamento delle milizie tedesche e fasciste (il 17 ottobre 1944), i fratelli Lorenzo e Consolata Ponzio furono costretti a restare nascosti in un pozzo per diverso tempo onde sfuggire all'arresto.

La stessa famiglia Ponzio aveva anche messo a disposizione dei vicini di casa un artigianale rifugio per ripararsi dai detriti che cadevano dall'alto a seguito dell'attività delle batterie contraeree presenti nella zona della cascina Vernea.

Altri avvenimenti sono legati alla cappella votiva eretta in via Consolata anch'essa dedicata alla Beata Vergine.

Margherita Prone ricordava che un giorno si trovava nell'orto al lavoro assieme ad alcuni parenti e con i bambini. Si trovarono improvvisamente coinvolti in una sparatoria tra truppe tedesche e partigiani; dovettero buttarsi a terra per evitare pallottole vaganti e ripararsi, ma rimasero tutti illesi.

L'ultimo giorno di guerra, mentre procedeva la ritirata, i tedeschi rastrellarono e razziarono la campagna uccidendo tutti cloro che erano sospettati di essere partigiani.

In quell'occasione, in questa zona, uccisero 19 giovani partigiani e minacciarono di morte anche Domenico Perrone, marito di Margherita. Miracolosamente il padre di Domenico riuscì a salvarlo convincendo i tedeschi ad accettare soldi e salumi in cambio della vita del figlio.

Durante queste vicende alcuni componenti delle nostre famiglie considerarono il fatto di essere riusciti  a salvarsi come "grazie" ricevute per intercessione della Beata Vergine Consolata.

Per questi motivi, nei giorni immediatamente successivi alla fine della guerra, a titolo di ringraziamento per il bene ricevuto e per le suppliche esaudite, le famiglie di Domenico Prone e di Matteo Ponzio in via Buffa, contemporaneamente alle famiglie della Borgata Perrone in via Consolata, decisero di iniziare la costruzione delle due cappelline votive

Oggi, tutti noi discendenti, rinnoviamo il nostro ringraziamento alla Madonna e la preghiamo di vegliare sulle nostre famiglie e intercedere per gli anni a venire.

Famiglie Prone, Ponzio e Perrone.