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Mer, Lug
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Dal diario di una mamma

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Questa è la storia di una mamma, Maria Bertani ved. Goffo (1919-2017), una nichelinese che a 90 anni ha deciso

di raccontare episodi della sua vita che come ci ricorda il figlio Mario “non sono stati sicuramente facili ma che, forse proprio per questo, hanno fatto sì che potesse scoprire i veri valori come l'amore verso gli altri”.

Questi brevi racconti che Mario ha conservato e di cui riportiano volutamente i testi originali, fanno emergere le enormi differenze tra ieri e oggi. Maria Bertani ci ricorda di non dimenticare mai i luoghi dove siamo nati e cresciuti e le persone che abbiamo frequentato affinchè rimangano sempre nella nostra mente e nel nostro cuore. Per migliorare il presente non dobbiamo mai dimenticare le nostre radici e il nostro passato.

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La scuola e i giochi

Andavo a scuola sopra il Comune. La mia maestra si chiamava Ghiberti. Una volta si portava un pezzo di legna per ciascuno, non era niente, però per quelli che ne hanno bisogno è tanto. Si andava a  scuola mattino  e pomeriggio e a mezzogiorno si andava a mangiare alla trattoria del Gallo in via Torino che ci davano la minestra calda, altro si doveva portare da casa:un pezzo di formaggio … forse e basta. Dopo il pranzo andavamo fuori a giocare e un giorno finii dentro un fosso pieno d’acqua: mi hanno dovuto portare a casa a cambiarmi … non si aveva niente d’altro, né altalene né scivoli, saltare i fossi era l’unico divertimento insieme a giocare a nascondersi.

La maestra era molto brava al pomeriggio mi prendeva vicino a lei e mi spiegava con calma.

Mia mamma

Mia mamma era una donna molto provata perché era la più vecchia di 14 fratelli, allora mia nonna ne aveva sempre uno dopo l'altro e andava a portare le mucche al pascolo. L'altra nonna che era più benestante non mi guardava perchè non aveva voluto che mio papà sposasse mia mamma. Quando mangiavo a casa sua mia nonna mi diceva:  impara a  mangiare tanto pane  e poca pietanza ...

La mia vita non è  stata molto  bella però ero contenta lo stesso, andavo a portare i mazzi di fiori nei negozi e mi davano 2 soldi, che dovevo darli a Rosin …, che vita avevo !

Il mio moroso

Avevo 17 anni e andando alla “fëra dij subièt” (la fiera dei fischietti n.d.r.) a  Moncalieri ho trovato Pino che mi chiese di accompagnarmi a casa e io accettai, così è stato che con due baci sentii che erano di amore vero. Così sono andata avanti per un anno e mezzo e poi ci siamo sposati.

Ero molto giovane: avevo solo 19 anni.

Momenti duri

Con la nascita di mia figlia presi anche a balia una bambina: Franca Pianotti, così le allattavo tutte e due. Per fortuna che erano brave…  Grazie a questo potevo avere un grande aiuto dai genitori di Franca che avevano in Torino una grossa panetteria, aiuto che consisteva poi in pane, farina e zucchero; allora questi alimenti erano razionati dalla tessera (la tessera annonaria dava diritto a 150-200 grammi di pane al giorno , a seconda se si trattava di adulti o di ragazzi - n.d.r.).

I bombardamenti erano sempre più numerosi e così sfollammo a Barge dai miei cugini che ci dettero ospitalità. Con me, oltre naturalmente a mia figlia e a Franca che avevo a balia vennero anche le sorelle Gina, Angiolina e Neta con sua figlia Graziella e mia cognata Piera. Cercavamo sempre di procurarci qualcosa in più per mangiare, ma era molto difficile perché dovevano stare attente ai controlli severissimi. Gina andava a prendere il burro a Paesana e se riusciva prendeva anche del pane, però bisognava nasconderli … che vita !

Mio marito

Mio marito era bravo in tutto, andava a fare la spesa, le bollette no, andavo io. Faceva certi minestroni molto buoni. Si comprava sempre l’anguilla marinata che gli piaceva tanto, anche l’uva bianca … non eravamo più poveri come una volta: lui lavorava alla Fiat io da Garis a Moncalieri e senza esagerare si stava già bene, la sera si andava vicino a noi dalla mia amica Felicina, noi non avevamo la luce! Ho sempre accudito sia mia mamma, sia mio papà che mia suocera sino alla loro morte. Stavamo tutti insieme con grande rispetto.

Purtroppo nei più bei anni della mia vita è venuto a mancare mio  marito, aveva solo 55 anni ma era 30 anni che lavorava ai trattamenti termici alla Fiat !  Così a 47 anni sono rimasta vedova e ho dedicato tutto il resto della mia vita ai miei figli e ai miei nipoti. Ho dedicato molto del mio tempo anche alla San Vincenzo nella mia parrocchia Regina Mundi, dove per anni sono stata anche la responsabile con la mia cara amica Caterina Porporato.

La mia bici

Un ricordo: la mia bicicletta che da sempre e fino a quando avevo 89 anni è stata la compagna della mia vita e  quindi un grazie anche a lei che tante volte mi ha aiutato ad andare a trovare e aiutare quelli che avevano più bisogno di me.

Maria Bertani