14
Ven, Ago
20 New Articles

Mamma Italia era una donna speciale

Persone
F
Typography
 

Era luglio 2018 quando scrivevo un articolo in ricordo della vita del mio defunto papà

ed a distanza di un solo anno e mezzo, il 9 gennaio 2020, è mancata anche la mia mamma, Italia Zoppis, nome di tempi passati.

Altro dolore terrificante, perché la perdita di un genitore, a qualsiasi età, rappresenta sempre un qualcosa di terribile, quell’incubo che credo almeno una volta nella vita ognuno di noi abbia fatto, dolore che, secondo natura, quasi tutti ci troviamo prima o poi a dover affrontare.

La mia mamma era una donna speciale, piena di energia, buona e generosa, a detta anche di parenti ed amici, nonostante la vita non sia stata assolutamente semplice per lei. Nata a Torino, durante la guerra era dovuta sfollare con la propria famiglia a Gozzano, città d’origine di suo padre, ed anche lei come mio padre a suo modo aveva ben impressi alcuni ricordi molto tristi legati alla guerra. Classe 1935, ricordo che ogni volta che sentiva parlare in tedesco non mancava di dire che si sentiva male nel sentire quella lingua, perché le faceva ripensare a quel giorno da bambina in cui vide la propria madre in ginocchio implorare alcuni nazisti. Sentendo cadere un pezzetto di vetro da una finestra della loro abitazione, erano entrati in casa con delle taniche di benzina, minacciando di voler bruciare la casa con loro dentro (madre con cinque figlie) pensando che nascondessero dei partigiani. In effetti, nascosto in un’altra parte dell’abitazione ed anche con molte armi, un partigiano c’era, ma fortunatamente un soldato più alto in grado si impietosì, ordinando bruscamente ai propri uomini di uscire da quella casa, dando anche una pedata nel sedere ad uno di essi e scusandosi con mia nonna materna e le bambine. Nei giorni successivi donò loro delle tavolette di cioccolato, gesto che comunque non servì ad imprimere con meno orrore quella terribile scena nella mente di mia madre per tutta la vita.

Raccontava che al termine della guerra la sua famiglia decise di tornare a Torino, in povertà, a seguito del bombardamento di un negozietto di pizzi e merletti che avevano avviato con molti sacrifici.

All’età di 12/13 anni iniziò a studiare danza e sovente raccontava con estremo orgoglio che ebbe alcune partecipazioni alla “Rivista di Macario” (uno spettacolo teatrale del quale faceva parte il famoso attore e comico torinese Macario, che si può definire l’alter ego piemontese del Totò campano per quei tempi), non come ballerina di prima fila, ma tra le sette più giovani di seconda fila. Gli spettatori sovente la omaggiavano di tanti fiori sul palco e ad uno spettacolo al quale partecipò ebbe modo di conoscere anche il famoso politico Alcide De Gasperi.

I genitori la fecero poi smettere di danzare, perché ai tempi le ballerine non erano ben considerate, e non le permisero nemmeno più negli anni a venire di accettare gli inviti per alcuni spettacoli con una compagnia in tournée per l’Italia. Ma la sua passione per il ballo non ebbe termine con quelle esperienze, infatti non mancava ad ogni occasione di ballare la musica liscio, in particolar modo amava il tango de La Comparsita.

Rimanendo orfana così giovane, dovette andare a lavorare ben presto, come sarta, settore nel quale lavorò praticamente tutta la vita, insegnando il mestiere anche a mia sorella ed un pochino anche me, per qualche bottone, orli e piccoli rammendi.

Donna particolarmente moderna, grande tifosa della Juventus, come il resto della nostra famiglia, ed anche grande intenditrice di calcio in generale, i ragazzi del quartiere popolare di Torino in cui viveva dagli anni ’70 la chiamavano la “juventina”, commentavano con lei le partite e le chiedevano consigli sulla compilazione della schedina, sempre con gran simpatia e rispetto, oltre a chiederle consigli su come affrontare problematiche della vita anche particolarmente serie e confidenziali.

Ciao mamma, mi mancherai sempre tanto, ma spero di cuore che dove ti trovi ora almeno possa riacquistare la tua brillantezza, che ti ha sempre contraddistinta, persa solo a causa di malattie tremende, che nell’ultimo periodo ti hanno impedito di venire a casa mia a trovare i tuoi adorati quattro nipoti, i miei figli, come amavi fare tutte le settimane, con qualsiasi condizione climatica. Salutami papà e gli altri cari che incontrerai, anno dopo anno purtroppo sempre più numerosi, noi da qui cercheremo di trovare la forza di proseguire, anche nel ricordo dei vostri preziosi insegnamenti.

Tuo figlio

Lorenzo Giorda