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- Storia dei Papi - Benedetto XV

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Giacomo Paolo Giovanni Battista della Chiesa nasce il 21 novembre del 1854 a Pegli (Genova).

Già fanciullo sente chiara la chiamata al sacerdozio, ma il padre si oppone, lo vuole avvocato. Si laurea in giurisprudenza e, accontentato il genitore, può rispondere all’invito del Signore: entra in seminario. Nel 1878 è ordinato presbitero; si laurea in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Viene accolto nell'Accademia Pontificia dei nobili ecclesiastici (il servizio diplomatico della Santa Sede). Per quattro anni è segretario del nunzio apostolico Mariano Rampolla del Tindaro a Madrid.  Nel 1908 viene nominato arcivescovo di Bologna. Nel 1914 è creato cardinale ed il 3 settembre dello stesso anno diventa inaspettatamente papa. Tanta era la disinvoltura e la sicurezza in questo ruolo che subito si commentò: “più che un novizio è di già un papa professo”.

Nel lento ambiente romano era noto per la sua puntualità e per ricordarla dava ai collaboratori un orologio assieme alla frase: “Tieni, non avrai più scuse per arrivare in ritardo”. Aveva uno spiccato senso dell’umorismo; consegnò una lettera con foto ai vigili del fuoco vaticani (tuttora conservata nel loro corpo di guardia): “Con l’augurio che abbiate mai a spegnere incendi, perché noi siamo persuasi del valore che nell’eventuale circostanza saprebbero dimostrarlo”.

Era basso di statura e si beccò l’appellativo di “piccoletto”. Un giorno una popolana della Ciociaria essendo a Roma volle vederlo; si immaginava che il papa fosse un omone grande e grosso; scorgendo però l’esile figura bianca esclamò “Ah, chistu lu papa? Ma quant’è mejo lu maritu miu!” Quando gli regalavano un libro dava una sbirciatina qua e là poi commentava “per sapere che una botte ha vino buono, basta berne un bicchierino”.

Quando mons. Pacifico Mastella fu colpito da paralisi, Benedetto andò a visitarlo; trovandolo “abbacchiato” cercò di consolarlo, ma invano. Allora il Santo Padre gli narrò la risposta che Teresa D’Ávila aveva dato al Signore con cui era solita dialogare. La suora si era lamentata con il divin maestro per alcuni brusche risposte: “Teresa, è così che tratto i miei amici”, le aveva spiegato. E la mistica di rimando: “ora capisco perché ne avete così pochi”. Ed il sorriso tornò sul volto del monsignore.

Il pontificato di Giacomo della Chiesa fu funestato dagli avvenimenti della Grande Guerra e dai numerosi lutti che ne conseguirono. “Inutile strage” e “suicidio dell'Europa civile”: così Benedetto XV definì il primo conflitto mondiale.

"Ad beatissimi apostolorum” fu la sua prima enciclica - siamo nel 1914- in cui tra l’altro invitava i cattolici a perdere l’abitudine di accusarsi a vicenda di slealtà o eresia. Diede forte impulso alle Missioni e nel 1915 istituì la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. Nel 1917 promulgò il codice di diritto canonico. Nel 1919 di fatto abolì il “Non expedit” (cioè il divieto per i cattolici di partecipare alla vita politica dello Stato italiano) e spianò la strada al partito popolare italiano di don Luigi Sturzo.

Il 22 gennaio 1921 moriva di broncopolmonite per le complicazioni di una forte infreddatura. Qualche giorno prima aveva atteso a lungo al freddo e alla pioggia nei giardini vaticani; erano le 5 del mattino, doveva andare a celebrare Messa dalle suore di santa Marta, ma l’autista era in ritardo…

Magù