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Dom, Apr
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Chi era Gaspare Barile

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A Gaspare Barile (nella foto) è intitolata la piazzetta che si trova tra via Stupinigi, piazza Di Vittorio e via Concordia.

Ma in città quasi nessuno sa chi fosse e su Wikipedia qualcuno ha scritto che fu un “militare che si distinse nell’Assedio di Torino”. Speriamo che correggano l’errore, perché il Gaspare, al quale è dedicata la piazzetta in centro  a Nichelino, in realtà fu sindaco del paese nel secolo scorso all’inizio degli anni anni ’20, l’ultimo prima del fascismo. Nato nel 1862, morì il 6 giugno 1935, investito da un automobile, in via Torino, proprio davanti al Municipio.

Su quel lontanissimo fatto di cronaca, su quel decesso “a seguito di investimento automobilistico”  (come laconicamente fu scritto sull’annuncio funebre), aleggia però l’ombra di un sospetto. Anzi di un delitto.

Già questa notizia dell’incidente stradale appare alquanto singolare in una via Torino, ancora sterrata che, pur essendo la strada statale per Pinerolo,  nel 1935 vedeva un traffico di veicoli a motore assai scarso. E’ difficile pensare che un pedone, per quanto distratto, non si accorgesse con largo anticipo del sopraggiungere di una vettura, sicuramente più rumorosa e massiccia di una moderna utilitaria. Barile aveva una certa età (73 anni), ma non risulta che avesse perduto vista, udito e lucidità.

L’investitore non si fermò e lasciò agonizzante sulla strada il povero Gaspare, che spirò la sera stessa, alle ore 23, molto probabilmente nel letto di casa sua che si trovava in via Giusti (all’odierno n. 17), a poche decine di metri dal luogo dell’incidente.

E’ sorprendente come la dinamica di quel sinistro (assolutamente eccezionale per quei tempi), avvenuto in pieno giorno e nel bel mezzo del paese, sia praticamente rimasta avvolta nel mistero. Non si seppe mai come andarono realmente le cose.

La stampa non ne parlò. Non si fece avanti alcun testimone, nemmeno tra i primi soccorritori. Possibile che in via Torino, dove transitavano per lo più carretti e biciclette, nessuno avesse notato quell’auto? E dire che i nichelinesi possessori di un’automobile si potevano contare sulle dita di una mano. Difficilmente la vettura di un forestiero sarebbe passata inosservata.

Per un’altra singolare coincidenza la “disgrazia” avvenne di giovedì, l’unico giorno della settimana in cui la guardia comunale non era di servizio davanti al Municipio, in quanto era impegnata ad assistere, in un prato lì dietro, alle esercitazioni dei ragazzi delle scuole, “balilla” o “figli della lupa” che fossero.

“Gaspare Barile era ferroviere. Si era sposato con una lombarda di Mortara. L’unica figlia, Annita, era morta di malattia  in tenerissima età. Nei racconti e nelle discussioni dei miei familiari, che sentivo da bambina, è sempre stato vivissimo il sospetto che quel giorno, in via Torino, non si sia trattato di un incidente, visti i trascorsi politici di mio zio”, ricordava in un’intervista di qualche anno fa la pronipote Giovanna Triverio.

A Nichelino il Sindaco Barile, convinto socialista, che nel ’22 dovette forzatamente lasciare il Comune in mano al podestà, fu infatti antifascista della primissima ora. Inviso ai capi locali del Partito Fascista, non mancò di continuare a manifestare apertamente la sua avversione al regime.

“I miei raccontavano che un giorno – ricordava  la pronipote – un gruppo di squadristi fece irruzione a casa sua. Non lo trovarono. Malmenarono la moglie Giuseppina. Poi scaraventarono in cortile mobili e suppellettili, incendiandoli. Persino il podestà deplorò quell’episodio  anche perché, malgrado le opposte idee politiche, nutriva stima per l’ex-sindaco”.

Gaspare Barile per qualche giorno si rifugiò da parenti della moglie in Lombardia. Tornò a Nichelino e naturalmente non cambiò le sue idee, nonostante  il pesante clima di minaccia e intimidazione.

Su quello strano “incidente”, in cui qualche tempo dopo l’ex-sindaco del paese perse la vita, nessuno indagò più di tanto. Sull’omicidio calò presto una coltre di silenzio e la speranza dei famigliari di conoscere almeno la verità andò delusa.

Se – come altamente probabile – Gaspare Barile non fu accidentale vittima del primo pirata della strada a Nichelino, chi fu il suo assassino? Chi il mandante?
A guerra finita fu a lui intitolata quella che allora era la piazza principale di Nichelino. Pur in assenza di prove certe, era sentimento diffuso in paese che Gaspare Barile avesse pagato con la vita la fedeltà ai suoi ideali.

M.Co.