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"D'un tratto tra la nebbia ecco la scuola De Amicis..."

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Quanta nostalgia... La De Amicis è stata sempre per me la "mia scuola"!

Nel 1960, l'8 ottobre, con la mia famiglia ero arrivata a Nichelino come "emigrata" dalla provincia di Venezia, sull'onda del grande esodo. Avevo da poco compiuto sette anni e una delle prime cose che mia madre fece appena arrivata ad abitare in via Stupinigi 2, fu quella di iscrivermi a scuola. Guai a perdere qualche giorno!

Allora la scuola elementare aveva sede nel Municipio, nell'ala dove oggi c'è la Polizia Municipale. Sarei stata vicinissima a casa e avrei potuto raggiungerla da sola.

Con sorpresa invece scoprimmo che, poiché abitavamo sul lato destro della via Torino, non avrei potuto frequentare in via Giusti, ma avrei dovuto essere iscritta alla nuova scuola appena inaugurata in via San Matteo.

Così la mattina del 10 ottobre, pagella in mano, con un nuovo grembiulino bianco e maxi-fiocco in nylon azzurro, mamma mi accompagnò a destinazione. Era una mattina di nebbia fittissima, umida, priva di sole: non si vedeva che a pochi metri di distanza. Avanzavamo incerte, io tanto impaurita, come se ci muovessimo in una nuvola lattiginosa nella quale non c'erano più punti di riferimento. Era una scena "felliniana", che avrei rivissuto molto tempo dopo vedendo "Amarcord"!

Qualche casa a uno o due piani sorgeva soltanto nel tratto iniziale della via. A destra e a sinistra si stendevano campi ancora verdi, ricoperti di guazza. Ad un tratto uscì un raggio di sole e illuminò in lontananza un gregge di pecore al pascolo. Era la prima volta che vedevo le pecore con il loro pastore e fu una vera emozione! Quella immagine, non so perché, mi rincuorò: non poteva succedermi nulla di male in un posto dove vivevano pure le pecorelle.

Mia mamma chiese ad un passante dove si trovava la scuola nuova e questo le disse “un po' più avanti, signora, un po' più avanti...”, ma non si scorgeva nulla.

D'un tratto, dalla nebbia, uscì fuori la sagoma dell'edificio a due piani: era la De Amicis.

Ai miei occhi di bambina era imponente e bellissima: entrammo nell'atrio che mi sembrò enorme. Alle pareti di destra e di sinistra c'erano due grandi pannelli bianchi sui quali erano scritte, a caratteri in bronzo dorato, alcune frasi tratte dal libro "Cuore", ma di questo mi sarei resa conto solo qualche anno dopo.

Tutto profumava di tinteggiatura e di nuovo. L'aria sapeva dell'odore della vernice data da poco ai termosifoni che già funzionavano al massimo, diffondendo in tutto l'ambiente un tepore meraviglioso e rassicurante.

Ci accolse il custode di allora, il signor Ferrero, una persona dai modi garbati e bonari, con due bei baffetti neri, che ci accompagnò fino alla seconda aula del piano rialzato, quello riservato alla scuola elementare. Al primo piano c'erano le classi della scuola media. A quel tempo femmine e maschi frequentavano in classi differenti.

Io ero stata iscritta nella seconda classe femminile della maestra Chiara Cordero, una bella signora giovane e bionda che mi accolse con grande gentilezza e sensibilità. All'esterno la scuola era ancora priva di recinzione, quella sarebbe arrivata qualche tempo dopo. Ancora non c'erano pericoli di auto sfreccianti né di persone poco raccomandabili in giro.

Avevamo una grande palestra con attrezzature nuovissime e là il Direttore e il Sindaco, al termine dell'anno scolastico, durante una festa fatta di cori e recite di poesie, premiavano gli alunni migliori di ciascuna classe con un diplomino e una medaglia, ambitissima naturalmente da tutti.

Nel '64, il giorno della Festa degli alberi, durante una cerimonia alla presenza delle autorità e degli alunni, con l'aiuto di alcuni scolari vennero piantati quegli alberi che ancora oggi ombreggiano la scuola sul lato stradale.

In quegli anni, dal 1960 al '70 , quotidianamente arrivavano nuovi bambini alla scuola De Amicis. Le classi si riempivano sempre più dei figli dei nuovi immigrati provenienti in gran parte dalle regioni del Sud e dal Veneto. Si arrivò in alcune sezioni ad avere 30-35 alunni! Si cominciarono i doppi turni: un mese si frequentava al mattino e il mese successivo al pomeriggio.

I maestri facevano davvero i salti mortali per accogliere e inserire in modo adeguato bambini che provenivano da realtà diversissime, che parlavano sovente soltanto il dialetto, che avevano abitudini molto differenti e che vivevano con profondo disagio questa loro "diversità".

Ricordo il maestro Peira, a cui venivano assegnati i maschi più ribelli e problematici, le maestre Montersino, Belmondo, Rossi che si trovarono di colpo ad affrontare una trasformazione sociale e storica mai vista prima.

Fu così che la nostra bella scuola non riuscì più a soddisfare le richieste delle nuove famiglie arrivate a Nichelino e fu necessario aprire una nuova ala nell'edificio, quella di sinistra.

Le elementari ebbero a disposizione tutto il piano rialzato e la media "Manzoni" ebbe le aule situate al primo piano, dove alla fine del '64 mi trasferii per frequentare le Medie.

Nel giro di tre anni anche quello spazio fu riempito e l'Amministrazione Comunale diede il via alla sopraelevazione dell'edificio, con l'aggiunta di un nuovo piano. Di lì a poco arrivarono altre nuove scuole sparse un po' in tutta la città: la Walt Disney, la Rodari, la Papa Giovanni XXIII, la Sangone, la don Milani.

I numeri della popolazione scolastica si erano moltiplicati in modo esponenziale.

Alla De Amicis frattanto era stato assunto un nuovo custode/bidello: il signor Spadotto, un uomo generoso, un po' burbero ma tanto buono, che si dava da fare in ogni modo per far funzionare al meglio i servizi scolastici, qualche volta anche alzando la voce con gli scolari più discoli. I bambini più piccoli lo temevano e i più grandi lo rispettavano, tanto che lo chiamavano "il padrone della scuola"!!!

Nel 1972, superato il Concorso Magistrale, eccomi di nuovo alla De Amicis!

Ero tornata un'altra volta alla "mia" scuola per iniziare una nuova storia, quella di maestra elementare.

Gabriella Baldo