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"Matite sbriciolate"

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Alla Biblioteca di Nichelino è stata una bella serata quella della presentazione del libro di Antonella Bartolo Colaleo, "Matite sbriciolate".

E’ stata una serata particolare, perché a un certo punto il libro si è materializzato in una storia raccontata dal vivo, quella del nichelinese Aldo Perin (nella foto con Antonella Bartolo).

Il libro racconta la storia di un internato militare barese, il capitano Antonio Colaleo, il quale dopo l’8 settembre ’43 venne deportato nei lager nazisti: a Biala Podlaska in Polonia, a Sandbostel e a Wietzendorf in Germania. Condivise la prigionia con lo scrittore Giovanni Guareschi e l’attore Gianrico Tedeschi e lì, dopo aver nascosto alcune matite colorate sbriciolandole nelle tasche per sfuggire ai controlli, documentò i lager con 34 disegni: immagini delicate e di grande bellezza.

La nuora Antonella Bartolo è partita dai quei disegni per ricostruire la storia della prigionia di Antonio Colaleo ripercorrendo il suo viaggio di deportazione, incontrando gli ultimi testimoni, confrontando memorie scritte e fotografiche, ordinando le ricerche degli storici, visitando i luoghi della prigionia dopo settanta anni.

Nel libro che è un racconto, ma anche un’ accurata indagine storiografica, si intrecciano passato e presente, fatti e testimonianze. I ricordi del protagonista, riportati dall’autrice, vengono annodati alle storie dei militari prigionieri e se ne ottiene una nuova trama di grande coinvolgimento emotivo.

Furono 650 mila i militari italiani che dissero no alla repubblica di Salò per restare fedeli alla loro Patria: per questo furono internati nei lager del terzo Reich e furono da molti dimenticati. Vissero circa due anni di fame e di freddo; morirono di stenti, malattie e violenze. Quasi 50 mila non fecero più ritorno a casa. 

Nell’incontro di presentazione del libro in Biblioteca ad un certo punto Aldo, nichelinese di 94 anni, rimasto in silenzio tutta la sera a seguire attentamente, si è alzato e ha raccontato la propria storia di ex internato militare.  

Una storia drammatica quella di Aldo Perin, deportato nel campo di lavoro forzato di  Nordhausen, tra i più duri per i prigionieri del Terzo Reich perché si trattava del lavoro in miniera. Pochi sono tornati vivi da quell’inferno. ”Avevo sempre fame - ha detto Aldo - un filoncino di pane dovevamo dividerlo in otto. Per coprire i crampi della fame bevevo e così provavo a riempire lo stomaco”. Il pubblico gli ha dedicato un caloroso applauso.

La serata è continuata con la storia di "Nonno Antonio", raccontata nel libro.

Nell’estate del ’45 il rimpatrio: ma dopo l’euforia la delusione. Molti si sentirono abbandonati, accolti dall’indifferenza e dal sospetto di tradimento. Per questa ragione i militari deportati non raccontarono le loro storie, si rinchiusero in un silenzio dignitoso cercando solo di dimenticare. 

Antonio Colaleo tornò nella sua Bari, ma la città era molto cambiata. Riprese la sua vita di militare dell’Esercito italiano e i suoi disegni restarono chiusi in un cassetto.

La pubblicazione dei 34 disegni è oggi un contributo importante per la conservazione dei documenti e per tenere viva la Memoria dell’internamento militare italiano.

Per saperne di più: www.matitesbriciolate.com