"Vi racconto com'era la Crociera"

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A volte, a chi scrive storie, l’esistenza regala la gioia di poter raccontare la vita di una persona e di un posto insieme,
perché la Provvidenza ha voluto che praticamente tutta la lunga distesa di anni siano stati legati ad un luogo. Questo mese diamo spazio ai ricordi di un nichelinese che da 90 anni risiede alla Crociera e che, nel lungo corso della sua vita, è stato testimone di fatti grandi e piccoli, visti dall'incrocio tra via Torino e quelle che adesso si chiamano via Martiri della Libertà e via XXV Aprile. In dialetto piemontese era la “crusièra”, italianizzato in “crociera”, ossia l’incrocio tra le due strade principali del paese.

Ecco dunque alcune memorie del signor Felicino Alessi, classe 1927, nichelinese da quando aveva un anno.

Siamo arrivati a Nichelino perché mio padre era meccanico – ricorda - e Torino in quel momento si avviava ad essere la capitale italiana di questo tipo d'industria”. Per poco tempo la famiglia abitò nelle immediate vicinanze della chiesa antica della Trinità, ma ben presto gli Alessi cambiarono abitazione e si stabilirono in via 28 Ottobre, nome che ricordava la “Marcia su Roma”. La strada oggi è via dei Martiri della Libertà ed il numero civico è il 34: una delle poche vecchie “case di ringhiera” rimaste; è state restaurata e si presenta quindi ancora in buono stato con la facciata ed il cancello in legno sostanzialmente originali.

Diversa è la situazione all'incrocio vero e proprio - ricorda però Felicino - ad essere cambiato decisamente è solo un angolo tra via Torino e via dei Martiri, perché gli edifici sugli altri tre angoli sono ancora quelli di 90 anni fa”. Dove adesso c'è un ristorante cinese c’erano quattro classi di scuola elementare: due prime e due seconde. Per la terza bisognava andare nelle scuole ospitate in un’ala dell’odierno palazzo comunale, in via Giusti.

Poche altre case erano presenti sul tratto dalla Crociera a via Cuneo, mentre via XXV Aprile (che si chiamava per ovvie ragioni via Stupinigi) era circondata da campi, orti e qualche edificio agricolo.

L’angolo in cui oggi c'è piazza Camandona era un campo di grano eccezion fatta per una costruzione che sorgeva di fronte all'attuale civico 54 che ospitava l'attività di uno dei tanti “mnisé” di Nichelino (raccoglitori e selezionatori di immondizia). In alcuni locali dello stesso edificio c’era anche un luogo di culto valdese. Il tutto venne demolito dopo la guerra quando fu costruita la scuola elementare “Silvio Pellico” e, lungo via Torino, un benzinaio.

Le strade non erano asfaltate, ma tenute compatte dal passaggio periodico di una macchina schiacciasassi a vapore, grande delizia dei tanti bambini della zona che ci giocavano. Lo sfizio era quello di buttare sotto la grande ruota anteriore di ghisa delle pietre che poi schizzavano, si rompevano o s'infilano malamente nel manto stradale obbligando l'operatore a ripassare, tra il perfido divertimento dei ragazzini e le sacrosante arrabbiature di chi guidava il mezzo.

Lungo tutte le strade - rammenta ancora il signor Felicino - correvano fossi destinati a raccogliere le acque piovane e quelle bianche domestiche”. Questi scomparvero a via a via che le case furono costruite insieme ai marciapiedi che li sotterravano e li intubavano. Quando poi venne costruito il sistema fognario cittadino persero del tutto la loro funzione e furono definitivamente interrati.

Tantissimi sono i ricordi che il signor Alessi regala a chi lo fa raccontare, la maggior parte relativi all'età più giovane. Tra i tanti il passaggio di Benito Mussolini a Nichelino (“l'ho visto a due metri di distanza...”). L'occasione fu data dal fatto che il duce si recava da Moncalieri a Torino, ma passò attorno alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, dove vennero raccolti tutti i bambini di Nichelino. Pochi giorni dopo il ponte sul Po che collegava Moncalieri e Nichelino crollò e fece un'ottantina di vittime. “Per fortuna - chiosa Alessi - non successe al passaggio di Mussolini, sennò si sarebbe gridato al complotto e certamente la gente del luogo ne avrebbe patito le conseguenze”.

Altro ricordo netto nella mente del signor Alessi è la caduta dell'aereo che poi devastò la casa di via Filzi. “Quella notte eravamo usciti dalle cantine che fungevano da rifugio e, con i nostri padri, andammo a vedere i lampi su Torino bombardata. Ad un tratto vedemmo una sorta di palla di fuoco passare a un paio di centinaia di metri dalla nostra casa, sorvolando i campi. Era l'aereo colpito che si andava a schiantare e fu una vera tragedia! Se fosse riuscito a superare quella casa avrebbe avuto di fronte solo campi e nessuno avrebbe perso la vita”.

Molti altri sono i ricordi della guerra e delle violenze che ne seguirono. Ma la memoria va anche alle attività della vecchia Nichelino: borgo di contadini e di “mnisè” che si recavano nei ristoranti e nelle mense degli ospedali di Torino per raccogliere gli avanzi con i quali allevavano maiali ricominciando la catena alimentare. Gli altri scarti venivano selezionati e venduti come rottami alle fonderie. “Tra questi c'erano anche giocattoli rotti che, fin da bambino, mi divertivo a riparare”: una passione per la meccanica che poi divenne un mestiere per la prima metà della vita lavorativa di Felicino (in Fiat ovviamente) per poi terminare negli uffici come ragioniere. Una passione che portò gli Alessi a costruire casa in via Torino con l'intento di riparare le Vespe (il primo business motoristico del dopo guerra) e Felicino a costruirsi da solo, con materiali di recupero s'intende, un'automobile perfettamente funzionante. In mente aveva anche di costruire un aereo, ma la cosa restò un sogno.
Ettore Giribaldi

Nella foto: In via dei Martiri tanti anni fa con l'auto che si era costruito e Felicino Alessi oggi