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Ven, Giu
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Chi erano questi falsi cortesi?

Pillole di storia
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Dopo aver seguito con interesse una trasmissione di una televisione locale sulla nascita dei detti piemontesi, uno in particolare ha attratto la mia attenzione,

“Piemontesi falsi e cortesi” , che mi ha riportato ad un ricordo di molti anni fa.

All’uscita di un concerto al Teatro Regio io e mio marito fummo invitati da uno degli orchestrali a terminare la serata a casa sua. Si parlò di molte cose e, non ricordo come, giungemmo a disquisire proprio su questo detto sul quale espressi il mio rammarico. Ma subito il caro amico volle specificare che le persone che di solito lo proferivano in tono offensivo in realtà ne ignoravano l’origine. Incuriosita, lo invitati a raccontare quale fosse la vera storia.

Ora, pensando possa interessare, la voglio far conoscere anche a quei piemontesi che come forse si rammaricano su un detto sbagliato.

In Francia, tra il XVII e il XVIII secolo, nella reggia di Versailles regnava Luigi XIV detto Re Sole, appassionato di musica barocca tanto da istituire un complesso di eccellenti musici denominandoli “Suonator Cortesi”. Al suono di quella musica si svolgevano sfarzose serate danzanti con la partecipazione di molta nobiltà proveniente anche da stati confinanti, compresi i nostri sovrani allora residenti in Piemonte. I Savoia subito condivisero il piacere di quella musica, tanto che al rientro a Torino vollero che anche in Piemonte venisse istituito un egual complesso di musici denominando anche loro “Suonator Cortesi”. Questa decisione purtroppo non fu gradita dai francesi che subito la contestarono con queste parole: “No, i Suonator Cortesi siamo noi, quelli piemontesi sono falsi Cortesi!”, rivendicando la bravura dei loro suonatori.

Questo racconto chiarificatore sull’accaduto di allora, dimostra come con il trascorrere del tempo molte cose vengono travisate. Così è avvenuto che - non si sa ad opera di chi – tra le due parole “falsi cortesi” sia stata aggiunta la congiunzione “e” dando alla frase un significato non inerente e direi quasi denigratorio verso tutti i piemontesi.

C.G.