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Storie dal web - Re Gino e l'ossessione del "Vibertone"

Pillole di storia
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“Vi ho mai raccontato di quando ho deciso che dovevo salvare il Viberti CV10..?”

Da cinque anni è questa “l’ossessione” di Jonny Porcu e su questa vicenda ci ha scritto addirittura un libro di 200 pagine raccontando per filo e per segno come sono andate le cose. Non fosse che una passione ce l’ha già (quella di collezionista e restauratore di pullman) può fare tranquillamente anche lo scrittore, data la felice verve della sua narrazione.

Per chi non lo sapesse infatti Viberti CV10 è un poderoso autobus autosnodato, un “lombricone”  lungo 18 metri. Costruito nel 1959 su scocca Monotral  e su base Fiat 682, Jonny l’ha adocchiato per la prima volta su un sito web dedicato alle auto abbandonate e come si suol dire è stato amore a prima vista. L’aspetto non era certo dei migliori, diciamo pure che il “Vibertone” era piuttosto malridotto e in procinto di essere divorato dalla ruggine. Era però forse l’ultimo Viberti CV10, miracolosamente scampato a tutte le campagne di rottamazione. Si trovava qui a Nichelino, immobile e parcheggiato da decenni accanto alla recinzione esterna dell’ex stabilimento di viale Matteotti.

Il vecchio “corrierone” a fine carriera  e dopo tante battaglie era tornato nel luogo dove era nato?

Non è esattamente così, perché il CV10 risaliva addirittura all’epoca in cui la Viberti si trovava ancora a Torino in corso Peschiera. Resta dunque un mistero il motivo per cui quell’autobus snodato sia  finito qui e si trovasse fuori dal recinto del complesso industriale dismesso. Certo è che  Jonny Porcu l’ha legittimamente acquisito da un altro collezionista, specializzato in autocarri d’epoca, che a sua volta l’aveva acquisito tra i beni provenienti dal fallimento Viberti. Evidentemente il primo acquirente ha rinunciato a mettervi mano: missione impossibile il restauro di un mezzo in quelle condizioni.

Invece Jonny ha deciso di tentare l’avventura ed è così che la storia di Re Gino (...questo è il nuovo soprannome del CV 10) è ripartita, dopo decenni di onorato servizio su strada. Poi a lungo dimenticato accanto alla recinzione: d’estate il vecchio bus diventava quasi invisibile, sommerso dalla vegetazione; d’inverno ricompariva ogni anno con un po’ di ruggine in più. “La prima visita fu drammatica - racconta -  in quanto coperto ed avvolto dai rovi. Arrivammo a casa conciati come puntaspilli. Ma le condizioni erano discrete, nonostante fosse stato abbandonato per 25 anni”.

A un certo punto colpo di scena: nel capodanno del 2016 il “salvatore” di Re Gino sobbalza dalla sedia davanti al TG 3, perché vede che nell’ex stabilimento della Viberti si sta svolgendo un rave party. “Addio al mio lombricone”, pensa tra sé. Invece Re Gino ancora una volta riesce a sfangarla senza essere vandalizzato più di tanto, perché fortunatamente durante il rave viene usato come toilette. Persino i vetri restano intatti anche se “artisticamente” affrescati con vernice spray.

Passato il rave, ripulito sommariamente l’interno turandosi il naso, giunge il momento di capire come rimuovere il relitto. Ma le voci corrono e prima di intraprendere l’operazione di recupero  arriva ancora un’altra sorpresa: mani ignote hanno asportato tutto il rame dell’impianto elettrico, una trentina di preziosi parabrezza e le rarissime lucciole laterali a doppia luce.

Disastro: siamo nella primavera del 2016, sul punto di rinunciare all’impresa. Impensabile rimorchiare il mezzo, non resta che rivolgersi a un demolitore, ma alla fine Re Gino sopravvive, viene caricato su un carrello trainato da una motrice e dopo un viaggio di una trentina di chilometri arriva nella nuova  destinazione, cioè in un campo nei dintorni di Vigone.

Qui succede l’incredibile, dopo un paio d’ore il “Vibertone” è rimesso in moto ed è in grado di camminare sulle proprie ruote. “Sapevo che si sarebbe riacceso – racconta Jonny - così come ero sicuro che se avesse avuto l'impianto elettrico saremmo riusciti a farlo camminare fino a casa mia con i suoi mezzi. La prima volta che lo vidi, appoggiai la mano destra sul coperchio del tappo del radiatore dove in origine c'era il fregio. Gli chiesi: ‘ce la fai a muoverti da solo?’  Un ’tac!’provenne da dietro il radiatore. Lui era pronto, aspettava solo me”.

L’operazione è riuscita, ma le cure sono ancora lunghe, vanno avanti da cinque anni  e durano tuttora... Per chi vuole aver notizie è possibile seguire su facebook le altre puntate della storia di Re Gino che nel frattempo è diventato una piccola star dei social.