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Gio, Apr
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"Contacc": storia di una parola

Pillole di storia
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Per una curiosa coincidenza da alcuni mesi sul nostro giornale è presente una rubrica che si intitola “Contacc!”.

E’ un termine in piemontese che corrisponde più o meno ad espressioni analoghe presenti in vari dialetti italiani. Poiché a Nichelino sono presenti persone provenienti da tutte le province d’Italia abbiamo ritenuto importante ricordare i loro dialetti.  

Questo articolo ci dimostra come nel passaggio da un'epoca all'altra, o da un luogo all'altro, le parole assumano forme e significati diversi da quelli originari. Come tutte le cose, anche le parole hanno una storia.

Abbiamo parlato sovente di “contacc”. In questo numero tentiamo di spiegarne l’origine. Una parola terribile che si è evoluta modificando completamente il significato.  Ne ricostruiamo il percorso.

DAL CONTAGIO AL CUNTACC

Tra il 1630 e il 1631 a Torino infuriò la peste. Il “contagio” si diffondeva con una rapidità incredibile: la città, che aveva all’epoca circa 25.000 abitanti ne perse un terzo. E questo anche se era stata abbandonata da migliaia di persone e da tutte le autorità per evitare il contagio.

Tra i pochi che restarono a gestire l’ emergenza il sindaco Bellezia e il medico Fiocchetto. Quest’ultimo riteneva che l’epidemia non fosse dovuta a influenze astrali o a ire divine, ma legata alla mancanza di igiene e a norme essenziali come l'isolamento dei contagiati, la sterilizzazione delle monete, la distruzione degli oggetti dei malati attraverso il fuoco. Nel 1631 il medico Fiocchetto scrisse il celebre “Trattato della peste, et pestifero contagio di Torino”.

Quando anche il sindaco si ammalò, il Fiocchetto lo aggiornava sulla situazione e il Bellezia “giacente in un letto della sua casa al pian terreno presso la finestra, continuava a provvedere alla salute della città, udendo i rapporti, e dando gli ordini opportuni” (da “Storia di Torino” di Luigi Cibrario). Secondo la tradizione popolare, fu così che il popolo,  curioso e interessato a questi colloqui tra medico e sindaco, sentì più volte la parola “contagio”, termine che si diffuse trasformandosi nel piemontese “côntacc”. Il Bellezia si salvò e fu nominato senatore e ministro plenipotenziario. Torino ha dedicato loro due vie.

All’epoca l’esclamazione “contacc” era considerata una maledizione: “ch’at pija ’n contacc”, “ti prenda un contagio”. Col passare del tempo ha cominciato ad essere utilizzata per esprimere un disappunto, tuttora come espressione di stupore o di ammirazione, come perbacco.

… Ma questa è un’altra storia e la racconteremo quando terminerà tutto quello che sta accadendo ora.

Franco Alessio