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Come stabilire la data della Pasqua?

Pillole di storia
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La celebrazione della Resurrezione di Cristo ha sempre avuto la sua centralità ed il Concilio di Nicea, convocato

dall’imperatore Costantino nel 325 d.C., tentò di stabilire che tutte le Chiese celebrassero nello stesso giorno il Mistero Pasquale di Cristo Crocifisso e Risorto.

La Pasqua doveva essere celebrata sempre nella prima domenica successiva alla prima luna piena che segue l’equinozio di primavera. Si sarebbe risolta così la differenza fra la prassi “romana”  e quella orientale, detta quartodecimana, che la celebrava il 14 del mese di Nisan qualunque fosse il giorno della settimana, secondo il calendario in uso ancora oggi presso gli ebrei. La Chiesa incaricata per la datazione era quella di Alessandria di Egitto che attraverso le “Litterae festale” comunicava per tempo la data di Pasqua.

Purtroppo il desiderio del Concilio di Nicea non si realizzò.  In seguito Papa Gregorio (1582) propose la riforma del calendario, ma la modifica non fu accolta dall’ Ortodossia, a causa dell’ intervento ottomano che assunse per la Pasqua il calendario Giuliano e per il resto dell’anno il calendario gregoriano. Inoltre gruppi di ortodossi si separarono fra loro (i così detti vecchio-calendaristi) e ancora oggi questo rende difficile anche raggiungere un accordo comune.

In tempi recenti il Concilio Ecumenico Vaticano II propose di stabilire una domenica fissa in cui celebrare la Pasqua (“Sacrosanctum concilium, Appendix”), ma solo le Chiese della Riforma si dimostrarono favorevoli. L’Oriente preferì rimanere fedele alla linea di Nicea. La Chiesa Cattolica propose, e tuttora propone, di accordarsi nelle varie regioni tra diverse confessioni Cristiane, per celebrare comunque assieme nella stessa domenica (cfr. S. Giovanni Paolo II, Orientalium Ecclesiarum, n. 20). Così alcune Chiese Cattoliche in paesi a maggioranza di Ortodossi si sono adattate al loro calendario, come Grecia, Etiopia, Egitto).

Ma perché è così difficile concordare la datazione della santa Pasqua? La primitiva tradizione vedeva nella «passione» il contenuto principale della Pasqua. Cristo è il «vero Agnello» immolato: questa tematica produceva due diverse tradizioni e datazioni. Roma privilegiava l’Agnello in quanto figura dell’Immolato ma vivente e celebrava di domenica la sua resurrezione. San Ireneo, informandoci di questa diatriba, affermava: “Il nome di questo mistero è passione, causa di liberazione”. Invece le Chiese di tradizione Giovannea (area efesina) celebravano, in tono più giudaico, l’Agnello nel segno dell’immolazione e celebravano la Pasqua il 14 di Nisan assieme agli ebrei, in qualunque giorno della settimana cadesse. Melitone di Sardi (tradizione quartodecimana) sottolineava: «il Signore che avendo sofferto per colui che soffriva, è risuscitato dai morti e ha portato l’uomo con sé nelle altezze dei cieli», è il Cristo che viene proclamato e celebrato “Pasqua della nostra salvezza”. Immolazione e resurrezione coincidono nell’evento della Croce come nel Vangelo di Giovanni, scritto nell’area della città di Efeso. Entrambe le tradizioni avevano in comune la lettura cristologica della passione sempre unita alla resurrezione che gli studiosi definiscono come “Pascha ex passione”.

Magù