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Cinquant'anni fa a Nichelino l'occupazione del Municipio

Pillole di storia
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Nel secondo dopoguerra il boom economico trainato dalla FIAT ha trasformato Torino e il suo hinterland nella più grande città-fabbrica

d’Europa e nella “terza città meridionale d’Italia” dopo Napoli e Palermo.

Tra il 1951 e il 1971 la popolazione del capoluogo passa da 700.000 a 1.170.000 abitanti, quella dei 23 comuni della prima cintura da 158.000 a 393.000. Nichelino, per la sua vicinanza agli stabilimenti Fiat Lingotto e Mirafiori, registra un incremento demografico a dir poco vertiginoso: da 6.724 a 44.368 abitanti, una percentuale di crescita superiore agli altri Comuni.  

Come ricorda Carlo Novarino, poi sindaco di Moncalieri ma in quegli anni giovane studente di architettura, “l’occupazione del Municipio di Nichelino da parte di cittadini, rappresentanti politici e sindacali nel giugno del 1969 trova origine nell’insostenibile questione abitativa che si presenta nella città con caratteri drammatici. Alla scarsità di alloggi in locazione, agli affitti molto elevati, all’alto numero di sfratti, alle condizioni di estremo sovraffollamento si aggiunge un’inaccettabile mancanza di servizi di natura sociale e di carattere urbano”.

ALTA TENSIONE
Le emergenze sono moltissime, basti pensare alla disponibilità di soli 380 posti in asilo per 6.000 bambini, ai doppi-tripli turni nelle scuole elementari, alla quasi totale mancanza di attrezzature socio-culturali e di strutture sanitarie.Vi erano già state dure manifestazioni per l’insufficiente servizio di trasporto. “Fino a quando alla fermata di via Torino angolo via Puccini dopo il passaggio di più filobus che non si fermavano perché strapieni e sempre in ritardo, ne bloccai uno – ricorda Luciano Verzola, che sarà tra i protagonisti dell’occupazione del Municipio – Chiamarono i carabinieri e fui denunciato, ma poi assolto perché il mio gesto era un modo per dire ‘voglio salire anch’io per andare a lavorare’.  Servì per migliorare un servizio che fino ad allora era considerato di serie C”.

Anche la decisione del Comune di smembrare il mercato settimanale di via S. Francesco per dar vita a due mercati più contenuti in due diverse piazze della città suscita forti proteste degli operatori e dei cittadini aggiungendo un ulteriore motivo di tensione in una realtà già piena di problemi.

Ma a far precipitare la situazione è l’ondata di sfratti per morosità. Gli abitanti di alcuni palazzi di via Carducci costituiscono un comitato spontaneo di inquilini. La protesta si estende con la presenza di un gruppo di studenti di Architettura che svolgendo ricerche sul campo sulle questioni della residenza, sulla carenza dei servizi e sull’organizzazione urbanistica, ha già sperimentato una situazione analoga nel quartiere di corso Taranto a Torino.

Al riguardo riporto come testimonianza un estratto di un’intervista di Elio Marchiaro su “Nichelino Oggi” del gennaio 1989: Ferdinando Lentini crea il Comitato spontaneo di quartiere in via Carducci sul problema dei servizi e della casa. Un movimento capillare ed esteso che sfocia nella manifestazione cittadina, nell’occupazione del Comune nel 1969, nelle lotte operaie. Ne è un protagonista instancabile, attivo, tra i più intransigenti e polemici, il più pronto a far sue le istanze più dure del movimento studentesco”.

 
OCCUPIAMO IL MUNICIPIO!
“Sì, mi piacevano quegli studenti di architettura
conferma oggi Nando Lentinicon loro avevo un gran bel rapporto. E poi, furono belle giornate: l’occupazione del Comune, gli scontri di corso Traiano, il grande sciopero sulla casa, le leggi che ne conseguirono. Se pensi che partì tutto da lì, da noi, ti fa sentire un po’ nella storia, no?” Una sintesi perfetta di cosa è successo.

Sabino Novaco, all’epoca giovane attivista del PCI, racconta: di notte stampavano così tanti manifesti e volantini da doverli appiccicare anche sui marciapiedi. Al mattino presto eravamo davanti alle fabbriche per distribuirli agli operai e aggiornarli sugli sviluppi del problema casa. Guardavamo anche al mondo, in particolare alle lotte per la liberazione dei popoli. Così va inteso il telegramma inviato dal municipio occupato ad Hanoi per la costituzione del governo rivoluzionario del Sud Vietnam”.

Luciano Verzola ricorda oggi l’umanità del sindaco democristiano Angelo Prato dimostrata in quei giorni: “di notte quando eravamo in pochi avrebbe potuto farci sloggiare, non lo fece perché si rendeva conto delle ingiustizie nei confronti degli immigrati”.

Il 10 giugno un volantino, a firma di operai, studenti e comitati inquilini, informa i lavoratori nichelinesi di aver respinto gli aumenti dell’affitto e delle spese proclamando per il 13 giugno una grande manifestazione. Vi si legge: la nostra lotta non è isolata, deve unirsi con quella che gli operai della Fiat stanno conducendo in questi giorni”.

Alle ore 18 del 13 giugno i manifestanti partiti dalla Crociera raggiungono il Municipio e “occupano la sala del consiglio comunale, per assumere in prima persona la lotta” (dal volantino del 15 giugno).

A nulla valgono le rassicurazioni del Sindaco che – come riporta La Stampa del 14 giugno –“si recherà a Roma per sollecitare di persona un intervento governativo”.


IL VIA ALL’AUTUNNO CALDO
La protesta dei cittadini nichelinesi si è ormai estesa a Torino e cintura con manifestazioni che sfociano in assemblee costitutive di nuovi comitati inquilini e iniziative nei Comuni, come conferma un volantino distribuito in quei giorni dai sindacati. Il coinvolgimento di CGIL, CISL e UIL nella protesta intrapresa dai cittadini di Nichelino segna una tappa importante. La richiesta: bloccare gli sfratti. Il 27 giugno seguirà la dichiarazione del primo sciopero provinciale per la casa fissato per il 3 luglio che darà il via al famoso "Autunno caldo” del 1969.

A Nichelino, dopo 12 giorni di occupazione, avendo raggiunto lo scopo della protesta, i dimostranti lasciano la sala del Consiglio Comunale. Grazie anche alla lotta di quei giorni nel giro di pochi anni verranno costruiti migliaia di vani nelle due zone della 167.

Possiamo definirlo un periodo storico in cui anche Nichelino è stata determinante per il cambiamento nel Paese, come autorevolmente conferma l’Arch. Novarino:“Si sono gettate le premesse per una stagione straordinaria (che purtroppo non si ripeterà più) di produzione di leggi che affrontano in modo coerente, anche se non certo esaustivo, il problema della città, delle abitazioni e degli impianti produttivi, dei servizi e, non ultimo, delle risorse necessarie per soddisfare i bisogni abitativi vecchi e nuovi. Vista in questo quadro l’occupazione del Municipio di Nichelino, per la rilevanza nazionale che assume, è un momento importante e significativo di quel percorso articolato che, partito con le lotte in fabbrica (più salario/meno affitto), si snoda attraverso momenti anche complessi, quale lo sciopero del 3 luglio del ‘69 con gli scontri di corso Traiano e diventa protagonista assoluto nelle lotte dell’autunno caldo costruendo le condizioni politiche e sociali per una straordinaria stagione di provvedimenti, anche di carattere urbanistico, quali in Italia non sarà più dato vedere”.

E’ stata una vittoria dei cittadini, della politica e della democrazia fondata sulla partecipazione.  

Per motivi di spazio non è possibile citare in questo articolo tutti i protagonisti di quegli eventi di 50 anni fa, ma in autunno a Nichelino è in programma un convegno che senz’altro avrà modo di approfondire.

Consiglio ai lettori due libri sull’argomento:“Dossier Fiat” di Diego Novelli e “Cultura e coesione sociale a Nichelino” dell’Associazione Amici del Cammello. Entrambi si trovano presso la Biblioteca civica “Arpino”.

Franco Alessio