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Sab, Set
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Com'era il castello di Miraflores

C'era una volta
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Come molti sanno il Boschetto di Nichelino una volta era il magnifico parco del castello di Miraflores
, un castello che non c’è più e di cui restano visibili solo pochi ruderi sulla scarpata in riva al Sangone all’altezza dell’odierna passerella ciclopedonale. Fu costruito alla fine del Cinquecento dal Carlo Emanuele I di Savoia, come dono di nozze a Caterina D’Asburgo, secondogenita di Filippo II di Spagna, e in onore delle origini spagnole della moglie del duca sabaudo il luogo venne rinominato appunto Miraflores, ossia “guarda i fiori”, Mirafiori.

Nei primi decenni del Seicento il castello e il giardino ebbero il periodo di massimo splendore, ai tempi di Maria Cristina, sorella del re di Francia e moglie di Vittorio Amedeo I di Savoia morto in giovane età. Nel Settecento, con la costruzione della fastosa residenza di Stupinigi, il castello di Mirafiori passò decisamente in secondo piano e si avviò verso un inesorabile declino. Per qualche tempo il complesso venne adibito alla lavorazione del tabacco. Un salto di meandro del Sangone in piena separò il castello dal retrostante giardino (ora Boschetto di Nichelino). Nel 1866 la tenuta di Mirafiori venne ceduta a Rosa Vercellana, la “Bela Rosin”, la famosa amante di Vittorio Emanuele II (poco distante c’è il mausoleo a forma di pantheon). Alla fine dell’Ottocento il castello di Mirafiori venne completamente demolito.

Com’era nella realtà questo castello?

È raffigurato in un disegno nel “Theatrum Statuum Sabaudiae”, una sorta di catalogo dei possedimenti dei Savoia realizzato alla fine del XVIII secolo. Dal corpo centrale dell’edificio si diparte un’imponente costruzione circolare che però non venne mai realizzata. Quello forse era il progetto, il sogno nel cassetto che i Savoia misero in circolazione per dar lustro al ducato presso le corti europee (…un po' come oggi avviene per i rendering delle grandi opere pubbliche elaborati al computer).

Un'immagine realistica dell’antico castello di Miraflores si ricava da un piccolo particolare di un grande dipinto del pittore avignonese Ignace Jacques Parocel che riproduce le fasi della battaglia al termine dell’assedio di Torino del 1706. Specializzato in scenografie militari, il Parocel per l’occasione lavorò su commissione del principe Eugenio, comandante dell'esercito imperiale asburgico e cugino di Vittorio Amedeo II di Savoia, uno dei protagonisti di quella battaglia. L’originale infatti è conservato a Vienna al Winterpalais, residenza invernale del principe, mentre una copia è esposta al Museo del Risorgimento di Torino. Altre versioni del dipinto realizzato da Parocel si trovano nei depositi di Palazzo Reale a Torino e in una collezione privata.

La scena ricostruisce i movimenti delle truppe tra Po, Stura e Dora; il paesaggio della campagna intorno a Torino è raffigurato a volo d’uccello con precisione quasi fotografica (… allora non c’era google map). Luoghi salienti della battaglia, fortificazioni, cascinali, paesi; in mezzo alla pianura che si perde verso il Monviso si distingue persino Nichelino. Compare in lontananza anche il castello di Miraflores tra le anse del Sangone. Ingrandendo al massimo il dettaglio ecco che si materializza un massiccio edificio in mattoni su più piani, che ricorda un po’ le fattezze del castello di Moncalieri, dove spiccano tre torrioni. A sinistra un’altra costruzione più bassa con una torretta, a destra l’antico convento cistercense e la chiesa di Mirafiori, che venne costruita nel 1616, con il campanile (n.d.r crollato nel 1980 a seguito di una scossa di terremoto). Sullo sfondo il Boschetto.


C.M.