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Dom, Ago
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Dopo la rivoluzione Nichelino divenne francese

C'era una volta
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E alla fine la Rivoluzione arrivò anche a Nichelino.

A una decina d’anni di distanza dal fatidico 1789 gli ideali di “Libertè, Egalitè, Fraternitè” si diffusero rapidamente. Dilagarono purtroppo anche gli errori e gli orrori rivoluzionari; in Italia fu più che mai tempo di guerra e di violenze. Dopo la breve stagione della “Repubblica Piemontese” ad “esportare” la Rivoluzione ci pensò il rullo compressore di Napoleone, con le buone o con le cattive.

Nichelino, che allora era un minuscolo villaggio di 600 abitanti, si adeguò. Spontaneamente - si fa per dire - decise di abbracciare la causa rivoluzionaria e diventare così terra di Francia.

II 20 Piovoso dell'anno VII Repubblicano (febbraio 1799) i “municipatisti” e “altri cittadini» capi di famiglia (una specie di Consiglio comunale aperto ante litteram) sottoscrissero un solenne ordine del giorno: «Noi sottoscritti Municipalisti di questo Comune, persuasi che la gloria ed il vantaggio del Piemonte esigono che la nostra Nazione sia riunita alla Nazione di Francia, così che formi parte una ed indivisibile colla Francia nostra liberatrice. dichiariamo unanimi e concordi tale essere il nostro voto libero e sincero, invitando il governo provvisorio del Piemonte a trasmetterlo al Direttorio Esecutivo della Repubblica Francese, sperando che verrà da questo favorevolmente accolto”. I nichelinesi, forse memori degli eccessi antireligiosi di taluni rivoluzionari, posero a margine dell'atto di annessione alla Francia un'unica clausola: “con la condizione che vengano mantenuti il pubblico culto e la Religione Cattolica”.

Ai tempi della rivoluzione francese a Nichelino - sperduto villaggio in mezzo ai boschi - non doveva comunque tirare aria troppo tranquilla, se è vero che nel settembre del 1789 si era stabilito di «tenere sempre in pronto 15 uomini per battere le pattuglie per l'arresto dei malviventi ove potessero ritrovarsi annidati».

Delinquenti comuni? Briganti? Bande di teppisti?

Fatto sta che da queste parti erano tempi da lupi, e non solo metaforicamente… Tant'è che ogni anno i nichelinesi dovevano consegnare una vacca ai militi guardiacaccia «per fare carnaggi (n.d.r.,esche avvelenate) tra le campagne di questo territorio alla distruzione dei lupi». A un certo punto, però, i nichelinesi chiesero di essere esentati da questo balzello annotando che nella loro impresa i guardiacaccia “sono mai o ben di rado stati valevoli.. “ Osservazione non priva di ironico buon senso. Come dire: visto che non riusciamo a liberarci dai lupi, liberiamoci almeno di quelli che i lupi dovrebbero cacciarli.

(da Nichelino Comunità - ottobre 1989)