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Nichelino e l'abate Casalis

C'era una volta
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Tra il 1838  e il 1855 l’abate Goffredo Casalis scrisse il Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna”.

L’opera in 26 volumi era una minuziosa descrizione di tutti possedimenti di casa Savoia e passava in rassegna in ordine alfabetico tutti i paesi, ad uno ad uno, riportando storia, varie notizie e curiosità. A Nichelino, che allora contava circa 800 abitanti, erano dedicate poche righe, ma nei cenni storici c’era questa interessante annotazione: E’ probabile che questo villaggio sia molto antico: in occasione di certi scavi che vi si fecero eseguire per uso della coltivazione di un campo or detto Chiapelle, si rinvennero, verso il fine del secolo scorso (n.d.r fine del Settecento), gli avanzi di grosse muraglie, stoviglie di diverse qualità, ed eziandio alcune lapidi, le quali furono portate via nel tempo del governo francese”.

Qualcuno aveva già scoperto questo antico insediamento che poi cadde di nuovo nell’oblio.

Un insediamento del I secolo d.C

Proprio così, questi luoghi erano già abitati nel primo secolo d.C. Due approfonditi e qualificati studi, recentemente pubblicati sui “Quaderni di Archeologia del Piemonte” dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino, fanno luce sui resti di epoca romana a Nichelino.

A dire il vero la notizia di un antico insediamento nel territorio di Nichelino risale a più di trent’anni fa e per la prima volta ne parlò Mario Cerrato, nichelinese con la passione dell’archeologia. In un’intervista al nostro giornale sostenne di aver localizzato tracce di costruzioni di epoca romana nella zona di strada Scarrone.

Nel corso dei lavori del cantiere per il centro commerciale Mondojuve le ruspe riportarono in superficie alcuni resti di fondamenta. Hanno trovato così piena conferma gli indizi di Mario Cerrato, desunti da frammenti di materiale laterizio ritrovati in superficie negli scorsi decenni e da sue ricerche sulla rete viaria nella zona agricola intorno all’antica Augusta Taurinorum.

UNA FATTORIA DI ETÀ IMPERIALE

Lo studio di Federico Barello e Francesca Bosman (pag 129 ss.) analizza ora alcuni risultati della campagna di scavi archeologici effettuati tra il novembre 2012 e il luglio 2013, di notevole importanza per la storia di Nichelino.

Dopo i prelievi della Soprintendenza l’area archeologica è stata poi inghiottita dal nuovo centro commerciale e resta un po’ di rammarico per il fatto che non è stata conservata in loco alcuna traccia. Data l’antichità dei ritrovamenti, senza pregiudicare il business, sarebbe valsa la pena mantenere ad esempio qualche tratto di pavimentazione trasparente. Anzi sarebbe stato un motivo di interesse in più.   

Infatti è emersa con chiarezza la datazione di questo insediamento: I - II secolo d.C. E’ stata anche individuata un'area adibita a sepolture, profanate in tempi successivi, con il ritrovamento di frammenti ossei, a riprova del fatto che il sito era stato a lungo abitato. Tra i moltissimi frammenti è stata rinvenuta una fibula in bronzo a cerniera del tipo Aucissa del I sec. d.C., un oggetto utilizzato per chiudere tuniche e mantelli. Alcuni “marchi di fabbrica” impressi sulle tegole, utilizzate per i tetti delle costruzioni in muratura, confermano questa datazione.

Insomma, qui in età imperiale, ai tempi di Augusto e Caligola, c’era già uno sperduto villaggio agricolo ad una decina di chilometri da Augusta Taurinorum. Ci passava una strada, per i carri, e la localita Scarrone risulta già citata in documenti d'archivio del 1300, come rilevato da Franco Alessio, ricercatore di storia locale nichelinese.
Gli scavi archeologici del 2012/2013 hanno riportato alla luce alcuni tratti delle fondamenta di almeno due edifici, modificati con successivi ampliamenti. Tra queste macerie sono stati ritrovati anche  un peso da telaio, diversi frammenti di oggetti di ferro e di bronzo e pezzi di ceramica, tutti databili tra il I e II sec. d.C.  Poi sono rimaste le tracce di un’altra costruzione più grande, con ogni probabilità una tettoia o un magazzino, e  un pozzo di circa un metro di diametro.  La parte più cospicua di quello che restava della fattoria romana era sepolta sotto la pista dell’ippodromo e adesso è di nuovo tornata sotto terra, perché in quel punto nel frattempo è stato costruito Mondojuve. 

La cosa interessante è che questo antico insediamento romano nel volgere di qualche secolo cambiò completamente  fisionomia e che in epoca altomedievale si rianimò utilizzando materiali di risulta delle precedenti costruzioni. L’ipotesi è che al loro posto sia sorta tra il IV e VI secolo d.C  una serie di capanne, prevalentemente di legno, come starebbero a dimostrare diverse buche da palo disseminate nelle vicinanze.  E’ comunque verosimile che le ultime vestigia in superficie siano state spianate in epoca decisamente moderna in occasione della costruzione dell’Ippodromo del galoppo alla fine degli anni ’50 del secolo scorso. Strano che in quel frangente nessuno se ne sia  accorto … mentre l’intervento della Soprintendenza in occasione del cantiere di Mondojuve ha quanto meno di acquisire reperti e una documentazione fotografica.   Infatti, ancora nell’Ottocento, Goffredo Casalis, storico e geografo di Casa Savoia, citava alla voce “Nichelino” queste antiche rovine nel suo dettagliato dizionario  geografico. Il Casalis scriveva tra l'altro di un campo denominato "chiappelle" (cocci, “ciapèle”, in dialetto piemontese).  Lo stesso Mario Cerrato qualche decennio fa aveva raccolto la testimonianza di Sion Segre Amar: la famiglia Segre da inizio Novecento era proprietaria di una vasta tenuta agricola a Nichelino e Sion Segre aveva riferito che, da bambino, aveva notato alcuni campi disseminati di cocci. Frammenti di laterizi di epoca romana, come ha avuto modo di constatare Cerrato, erano sparsi su un’area piuttosto  vasta tra strada Scarrone e la Viberti.

 

ATTIVITÀ METALLURGICA

L’altro studio sugli scavi archeologici e sui reperti in località Mondojuve, pubblicato sui “Quaderni di Archeologia del Piemonte”, è più specialistico, ma ugualmente interessante perché apre un nuovo capitolo sul sito archeologico di Nichelino. Lo studio si intitola “Lavorazione del ferro nell’insediamento tardo antico di Nichelino” ed è stato scritto a più mani da Federico Barello, Alessandro Borghi, Francesca Bosman, Silvia Cavallari e Piergiorgio Rossetti. E’ un lavoro interdisciplinare che ha visto la collaborazione di  archeologi, Soprintendenza e Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino.

I ritrovamenti sono avvenuti nel raggio di qualche centinaio di metri e documentano un’attività di cui in questo luogo si era persa completamente memoria, cioè la lavorazione del ferro in epoca alto medievale. Forni, fucine, forge, mantici: l’analisi delle scorie rinvenute sul posto ha consentito di ricavare parecchie indicazioni sulle diverse fasi di questa produzione metallurgica artigianale nell’alto medioevo. L’interrogativo a cui stanno cercando di dare una risposta gli esperti è questo: da dove arrivava la materia prima, dato che a Nichelino e dintorni non c’erano miniere?  Secondo una fondata ipotesi il materiale ferroso sarebbe stato estratto da massi e pietre lungo il corso del Sangone, cioè da rocce di serpentiniti ricche di olivina, diopside e magnetite.

Da villaggio agricolo a inedite ferriere medievali, da ippodromo a centro commerciale… nel sito archeologico di Nichelino continuano le scoperte.