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Dom, Set
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"Andavamo al Barchetto per tuffarci nel Sangone"

C'era una volta
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Corrado Monzeglio (1931-2018), originario del Monferrato, cresciuto a Moncalieri e dal matrimonio nel ’54 a Nichelino, ha voluto ricordare

con brevi testimonianze scritte il tempo della sua gioventù, vissuta con una vivace curiosità, capace di “osservare”. E’ l’autore di alcuni racconti autobiografici che ricordano le abitudini di molti nichelinesi nell’immediato dopoguerra. Quello che presentiamo è un estratto di un suo scritto, ambientato nell’ultimo tratto del Sangone, al “Barchèt”, poco oltre il confine di Nichelino, vicino al ponte di Moncalieri che collega via Peschiera a corso Roma. Un racconto che evidenzia le enormi differenze tra due epoche. Si ringrazia la famiglia che ha autorizzato la pubblicazione.

***

In una giornata di luglio 2011 molto afosa, appoggiato al parapetto, osservo il Sangone, scorre lento e grigio, poco prima di terminare il suo percorso nel Po. Il mio sguardo si ferma su alcuni blocchi quadrati di cemento che a suo tempo erano stati messi a protezione della riva destra per evitare l'erosione, blocchi che io ricordo molto bene per il divertimento che si provava quando noi ragazzi di quattordici-quindici anni li adoperavamo come trampolino per i nostri tuffi. A quel tempo il torrente era sano, le sue acque erano fresche e limpide, si nuotava praticamente circondati dai pesci. Bastava allontanarsi un po' dal posto dei bagni per trovare dei getti sorgivi e l'acqua che ne scaturiva era bevibile, ricordo anche che prima di bere c'era l'usanza di una cerimonia che tutti noi facevamo, si segnava la superficie dell'acqua con una croce fatta con le mani e si pronunciava la frase: “acqua benedetta, bevuta dal serpente, bevuta da Dio, la bevo anch'io”. A pensarci era una grande burla, ma nessuno di noi beveva senza pronunciare quella frase.

Il ponte, dove adesso mi trovo, a quei tempi non esisteva, al suo posto ce n'era uno piccolo di legno di proprietà dei titolari della trattoria “BARCHETTO”. Era un passaggio pedonale a pagamento, molto utile per le persone che da Moncalieri volevano recarsi al Lingotto per abbreviare il percorso. Di guardia al ponte c'era un signore anziano e balbuziente: per dire il prezzo del biglietto il poverino doveva fare un notevole sforzo, tanto che preferiva scriverlo su un pezzo di carta ed esporlo in modo di evitare di parlare. Quel pezzo di carta era per noi il motivo per fare uno scherzo, cercavamo in qualche modo di nasconderlo alla vista dei passanti in modo che la gente chiedesse il prezzo del biglietto e lui andava in crisi...(scherzo poco simpatico!). Durante il periodo dei bagni i ragazzi più grandi e più esperti facevano i tuffi adoperando il ponte come trampolino, era una gara per stabilire chi era più bravo, le ragazze si interessavano molto a quello sport e così nascevano anche le prime simpatie...

La domenica alla trattoria era veramente una grande festa. Era sempre molto frequentata da gruppi di famiglie con figli e nonni che si davano appuntamento per passare in compagnia la giornata, portando la loro cesta con le vivande e prendendo posto sotto un grande pergolato equipaggiato di lunghi tavolati con relative panche. Non mancava mai la fisarmonica o la chitarra per allietare l'ambiente. La trattoria provvedeva alle bevande e per chi lo desiderava offriva un bel piatto di pasta o di pesciolini fritti. Nel ricordo mi pare ancora di vedere mia madre che passava tra i tavoli per servire i commensali: era molto efficiente, i proprietari la chiamavano al servizio tutte le domeniche e nelle giornate festive, lei andava volentieri perché la paga era buona e le mance dei clienti erano sempre accettate molto volentieri.

Il rumore del passaggio del treno attira il mio interesse verso il ponte della ferrovia, si trova un po' più a monte della zona dove noi facevamo i bagni. L'acqua in quel posto era molto profonda e solitamente si evitava di frequentarlo perché si sapeva che erano presenti due grosse e profonde buche create dai prelievi di sabbia fatti in precedenza. Ricordo con tristezza quel posto perché una domenica i vigili del fuoco con i loro sommozzatori dovettero ripescare due fratelli annegati, il più giovane era andato a nuotare dopo il pranzo e si era sentito male, il fratello (non molto esperto nel nuoto) cercò di aiutarlo e purtroppo annegarono entrambi.

I tuffi dai blocchi, le piccole gare di nuoto e le partite di pallone rappresentavano i nostri giochi preferiti. Anche la pesca era un gradito diversivo della giornata, in modo particolare verso sera quando i bagnanti lasciavano la spiaggetta per fare ritorno a casa e le acque riprendevano il loro corso lento e tranquillo. Noi cercavamo di prendere i pesci che, disturbati dal grande baccano che i bagnanti facevano, si erano rintanati tra i blocchi di cemento. Ci mettevamo in due per ogni blocco e con le mani si cercava di bloccare il pesce (se c'era) chiudendogli tutte le vie di fuga. Il sistema era abbastanza valido ed era facile tornare a casa con qualche bella preda. Un passatempo altrettanto interessante era la pesca dei gamberi d'acqua dolce, un tipo di crostaceo molto presente lungo i fossi di scorrimento dell'acqua necessaria per bagnare i campi. Era facile trovarlo perché restava fermo immerso nell'acqua fino all'ultimo istante, quando si sentiva in pericolo con un guizzo si rintanava nel suo buco dal quale era molto facile tirarlo fuori. In quei fossi era abbastanza normale trovare anche tanti pesciolini risucchiati dalle pompe che prelevavano l’acqua dal Sangone.

Certe volte racconto queste piccole cose ai miei nipoti e mi dispiace molto che loro oggi non possano più assaporare quei momenti di svago genuino e pulito.

Corrado Monzeglio