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Questi posti tanti e tanti anni fa

C'era una volta
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Quattrocento anni fa, il 2 maggio 1619, il “Dottor di leggi e Avvocato Manfredo Occelli” acquistò dagli eredi del fu Bassano Rua

la “cascina detta del Nichellino con tutte le possessioni ad essa cascina detto Castello ed ogni altro airale (cortili /fabbricati rurali)”. Nell’atto di acquisto venne specificato che “li edifici per essere in buona parte scoperti e mal in essere per la vecchiezza et antichità minacciavano ruina e non avevano modo di fare alcun miglioramento”. Questo a conferma dell’antica datazione del nucleo originario che veniva già citato in documenti d’archivio del 1300 e addirittura della seconda metà del 1200, recentemente ritrovati per questo studio.

Ma cosa spingeva molti notabili all’acquisto di terre ed estesi possedimenti?

Nel Piemonte nel XVII secolo la ricca borghesia, la nobiltà antica e quella nuova creatasi dalle classi emergenti quali notai, medici, militari concorsero all'acquisto di terre, motivati anche dall'editto del duca di Savoia Vittorio Amedeo II del 29 agosto 1687 che regolava la “consegna” delle armi gentilizie dichiarando che saranno compresi “tutti gli laureati, sì di legge, che di medicina, hoggidì viventi, i quali faranno inserire la lor’arma nel libro; come pure li nostri Ingegneri, e gli Ajutanti di camera”. Per armi gentilizie si deve intendere lo stemma, l’eventuale cimiero e il motto personale che, previo controllo del blasonatore di Corte, veniva ascritto a pagamento in apposito libro nobiliare. In pratica veniva favorita la nobilitazione dei ceti borghesi legati alla burocrazia statale e alle professioni giuridiche. Da un manoscritto della Biblioteca Reale di Torino sulla legislazione araldica piemontese risalente al 1613 intitolato “Registro delle insegne ed armi gentilizie” risulta la consegna da parte di Manfredo Occello di Farigliano dello stemma: “In uno scudo d’oro ha tre rondini al naturale, con gli ornamenti esterni e il cimiero e infine del motto: “Prudentia et semplicitate”.

I nobili piemontesi godevano di importanti privilegi: amministrare per conto del sovrano la legge e la giustizia, riscuotere le taglie-tasse e ammende trattenendone una quota, ma soprattutto avere un feudo dava l'accesso alla corte con relative cariche di prestigio. L’onore di servire la dinastia era spesso una ricompensa più ambita di uno stipendio, che con Vittorio Amedeo II era comunque il più basso d’Europa.

Oltre a rivestire un ruolo importante nella società, il figlio di Manfredo Occelli, Giacomo Luigi, giudice di Chieri, Mondovì e Savigliano, membro del Senato dal 1657, trasformò le rovine di quella casa-forte medievale detta Castello del borgo di Nichilino in una splendida casa patrizia come la descrive l’architetto Amedeo Grossi nel 1791 nella sua “Guida alle ville e vigne del territorio di Torino, e contorni e testimoniano le decorazioni e gli affreschi dell’edificio.

Gli Occelli (casato ormai estinto dal 1877) sono stati di notevole importanza per Nichelino il cui territorio, da estrema periferia della grande Moncalieri, è divenuto proprio grazie agli Occelli un comune autonomo e città dal 2000.

Le mire degli Occelli si realizzarono il 22 giugno 1694 con l’infeudazione di Niccolò Manfredo, figlio di Giacomo Luigi, dietro versamento di “lire 10.000 ducali d’argento”.

Ma oltre alle loro aspirazioni nobiliari e a possedere una bella villa di campagna, anche l’aspetto economico ebbe la sua parte nell’acquisto del castello e di moltissimi terreni. Infatti da fonti storiche inoppugnabili il territorio di Nichelino non era né povero, né improduttivo.

Già in un registro del 1278, “Il Libro delle Sortes” di Moncalieri, risulta che una vasta area situata a cavallo del fiume Po e del torrente Sangone era suddivisa in zone per le relative tassazioni ai fini catastali. La vicinanza ai corsi d’acqua costituiva una risorsa in più. Da un esame delle tassazioni delle “sortes” che corrispondono all’attuale territorio di Nichelino rileviamo che una parte della sors 3, denominata Doasium (dall’attuale ponte sul Sangone a poco prima delle Fonderie Limone) pagava soldi 70 per centuria, come pure la sors 4 Sanctus Clericus (S. Quirico), un insediamento agricolo documentato dal 1200. La sors 6 Medicinum (tra Doasio e S. Quirico) 50 soldi. La Donaya era la sors 7, che allora corrispondeva al borgo antico di Nichelino e alla borgata Palazzo: da registri di fine 1500 la Donaya comprenderà “i prati della cascina di Pallavicino”; pagava 35 soldi. Nux era la sors 9 (tra la Donaya e Carpice - Calpix, dal nome dell’antica curtes e del monastero ivi posto) 20 soldi. Le anonime sortes 8 (soldi 20), e 10 e 11, tra il rio Laira a nord e il rio Gambaresium (Grivassola) a sud, comprendente l’antica cascina della Buffa e il Molinaccium (mulino della cascina Rusca) nei pressi della cappella di S. Rocco pagavano soldi 25.

Se le tassazioni più elevate riguardavano le aree collinari di Moncalieri, coltivate a vigneto, quelle del territorio di Nichelino non erano però assolutamente le più basse. Ad esempio la prima sors detta Campanea, situata a nord del Sangone che comprendeva “tutte le terre che sono in parte ex Villanova”, il cui nome nei primi decenni del 1300 cambiò in Burgaratus (Borgaretto),“e Santa Maria di Campanea” (borgo S. Pietro) ai confini con Torino, era una zona estremamente povera con un terreno poco fertile perché molto sabbioso; in essa era presente solo gerbido e qui le tassazioni (5 e 10 soldi ) erano le più basse tra tutte le altre sorti.

Nell’anno 1278 abbiamo identificato con sicurezza ancora altri due luoghi topografici: il “Vadum Confurcii” e il “Quadrivium”. Ne parleremo a settembre!

Infine voglio citare un bellissimo testo che mi ha appassionato: “Inchiostri e acquerelli per immaginare la storia - I 300 anni di Nichelino nei documenti d’archivio”, una ricerca del 1994, promossa dall’Amministrazione Comunale, per i 300 anni della nostro Comune, ideata da Paolo Sburlati e redatta da Annarita Colturato. Lo consiglio ai lettori: si trova nella Biblioteca civica Arpino.

Franco Alessio