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I Vangeli e la Storia

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Un pezzettino di papiro, denominato Ryland P52, è considerato da autorevoli studiosi come il più antico manoscritto

conosciuto contenente scritti del Nuovo Testamento. E’ databile tra il 100 ed il 125 d.C. Contiene, fronte e retro, alcuni frammenti del Vangelo di Giovanni. Il papiro venne acquistato in Egitto da un collezionista nel 1920 insieme ad altri antichi manoscritti e passò quasi inosservato, ma nel 1935 ad uno studio più accurato ci si accorse che le poche parole in greco rimaste leggibili erano sicuramente parte di alcuni versetti del capitolo 18 del Vangelo di Giovanni, in cui si narra di Gesù davanti a Pilato. Il calcolo tra testo presente e testo mancante porta a concludere che su ogni pagina c’erano scritte diciotto righe e che il formato del libro era di 21 centimetri per 18.

Questo reperto sta a significare che copie del Vangelo di Giovanni erano già in circolazione attorno al 100 dopo Cristo. Il papiro Ryland P52 ha riaperto tra gli esperti il dibattito sulla datazione del quarto vangelo che tra i quattro “canonici” fu l’ultimo ad essere scritto e – si pensava – comunque dopo il 150 d.C.

Ma al di là delle dissertazioni tra specialisti, le indagini archeologiche, paleografiche ed esegetiche hanno inequivocabilmente sfatato un diffuso e grossolano luogo comune e cioè che il Vangelo sia stato scritto nel medioevo…

In realtà è ormai ampiamente dimostrato che gli scritti neotestamentari (lettere di Paolo, vangeli di Marco, Luca, Matteo...) sono stati materialmente redatti in greco nella loro forma definitiva pochi decenni dopo il verificarsi dei fatti ivi narrati, quando ancora erano in vita testimoni oculari e protagonisti di quelle vicende. E’ questo un fatto non trascurabile a favore della storicità e dell’attendibilità di quegli scritti, perché una distanza così ravvicinata ha comportato la possibilità di utilizzare materiale redazionale di primissima mano. Un fatto abbastanza insolito nella storiografia dell’antichità. Per esempio gran parte delle notizie storiche che abbiamo su Alessandro Magno arrivano dallo scrittore Plutarco che scrisse della gesta del condottiero macedone a distanza di quasi tre secoli dalla sua morte.

L’orizzonte temporale di composizione dei Vangeli veniva tradizionalmente collocato comunque dopo l’anno 70 d.C. in quanto nei testi si fa cenno alla distruzione del Tempio di Gerusalemme avvenuta appunto in quell’anno. Ma anche questa tesi è stata recentemente messa in discussione. «Alcuni discepoli di Gesù possono aver cominciato a raccogliere e sistemare detti di Gesù anche prima della sua morte» si spinge ad affermare il biblista J.P. Meier nel suo studio “Un ebreo marginale”. Aggiunge Meier: «Giovanni mostra familiarità con la topografia di Gerusalemme prima del 70 d.C. e - dato ancor più importante - dà per scontata tale situazione topografica».

Così come è praticamente certo che alcune lettere di Paolo sono state scritte una ventina d’anni dopo la morte di Gesù. Praticamente nell’arco di una generazione si è formata una precisa testimonianza scritta sulla vita e gli insegnamenti del “nazareno”.

Un altro elemento sorprendente è la diffusione delle copie di questi testi per numero, rapidità e ampiezza territoriale. Si consideri per esempio che l’opera di Virgilio è giunta a noi attraverso un centinaio di manoscritti antichi e quella di Platone attraverso una decina. Nel caso del Nuovo Testamento sono oltre 5.000 i manoscritti copiati in greco e se si aggiungono le traduzioni in latino, copto e siriaco ben di più!

Per quanto riguarda le opere di Cesare il manoscritto più antico risale a 900 anni dalla stesura dell’originale. Se questa è “Storia”, perché non dovrebbe esserlo quella documentata nelle tante copie dei Vangeli redatte nei primi due secoli di Cristianesimo?