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Sab, Lug
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Un sogno che si è avverato per una famiglia dell'Argentina

Società e cultura
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Questo racconto è dedicato a tutti quelli che ancora oggi si sentono appartenenti al loro luogo d’origine.

Quando Giovanni Forneris ha contattato “Nichelino online” e l’Amministrazione Comunale per organizzare la visita alla nostra Città  con un gruppo di Argentini il  coronavirus “era ancora in Cina”.

Giovanni aveva scoperto che un nonno degli ospiti, emigrato da bambino in Argentina, era nato verso la fine del 1800 proprio a Nichelino e anche per questo motivo voleva rendere la loro visita “sentimentalmente indimenticabile”.

Come la maggior parte dei nostri concittadini arrivati con il grande esodo negli anni ’60 -’70, che ancora oggi si sentono appartenenti ai loro paesi natii, i Forneris sono cresciuti ricordando Nichelino. Un ricordo tramandato da nonno Forneris quando i nipoti erano ancora bambini, come una traccia di vita.

Un passato che non può essere dimenticato, che rimane nell’anima e nel cuore di tutti coloro che hanno vissuto questa avventura esistenziale con tanta nostalgia e riconoscenza.

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Qualche anno fa ho iniziato a conoscere, attraverso un social network, persone con il mio stesso cognome, di indubbia provenienza savoiarda.

Con sorpresa noto che molti di questi risiedono all’estero e parecchi in Argentina.

Con stupore ho constatato che molte di queste persone posseggono un’ "italianità" da farci invidia; ascoltano radio e tv italiane; anche se oramai sono argentini da due/tre generazioni custodiscono molte tradizioni piemontesi che erano dei nostri nonni. Basti pensare che il piatto tipico di alcune loro feste è la bagna caoda oppure sanno preparare gli agnolotti o il vitello tonnato. Molti di loro parlano lo spagnolo e il piemontese, però di quasi 150 anni fa. In Piemonte non ci sono mai stati, eppure conoscono canzoni, filastrocche e proverbi in dialetto.

Condividendo fotografie della nostra Regione, ho fatto nascere, in alcuni di loro, la curiosità di venire in Italia a vedere i luoghi di origine delle loro famiglie, il desiderio di sapere da quale paese siano partiti alla fine 800, i loro nonni o bisnonni.

Il primo che viene a trovarmi è Valter, poi Lucrecia con la sua amica Puchi.  Da lei inizio a sentire il nome del paese di Nichelino, perché il nonno, partito bambino per l’Argentina, vi era tornato per farvi il servizio militare come cocchiere in casa reale. Io ho desunto che avrebbe potuto fare il militare presso la palazzina di Stupinigi. Arrivano in seguito Leda col fratello Daniel. Visitano un poco il Piemonte e, a seguito visita all’archivio militare, rivengono che il loro nonno era nato a Nichelino, ma non si sapeva dove. Per ultimo arriva René con il figlio Martin e le loro famiglie. René mi trasmette prima di partire un certificato di nascita del nonno Giuseppe datato 1878, dove mi accorgo che c’è riportata anche la via dove è nato. Con Google Maps cerco via del Castello n. 3 (ora 9) a Nichelino e magia…la casa esiste ancora. E’ un vecchio cascinale in disuso lasciato in quelle che erano le condizioni di fine 800. Invio la foto a René, al quale per la gioia rovino il sonno di un paio di notti. La cosa buffa è che tutte queste persone non sapevano di essere parenti e lo abbiamo scoperto arrivando ad una sola casa di partenza. I loro nonni o bisnonni erano fratelli, contadini bovari nella cascina che apparteneva al Castello, quindi al servizio dei Conti Occelli di Nichelino.

A questo punto contatto “Nichelino online” per organizzare l’incontro. Il giorno dell’arrivo, René e la sua famiglia ricevono il benvenuto dall’ Amministrazione comunale, nelle persone dell’assessore Giorgia Ruggero, del sindaco Giampiero Tolardo, della responsabile dell’archivio storico del Comune Gabriella Mosso (a cui si deve il ritrovamento della lista di leva del nonno) e a Franco Alessio che ha coordinato l’incontro. La tappa in Municipio si conclude con un’interessante lezione di storia del dottor Alessio che con il geometra Giuseppe Cerutti (entrambi avvantaggiati dal fatto di parlare piemontese) accompagna gli ospiti prima alla chiesa antica della SS. Trinità, accolti da don Riccardo Robella, e poi finalmente nel Borgo antico in via del Castello, davanti alla casa, dove l’emozione raggiunge l’apice.

Il geometra Cerutti spiega che quella è la cascina Rena, come veniva chiamata tanti anni fa, e racconta particolari e aneddoti che affascinano i presenti riguardanti la sua storia, conoscendola molto bene poiché un suo zio era subentrato al nonno di René Forneris nella conduzione. Si sprecano le foto e Martin mi fa molta tenerezza quando lo vedo raccogliere dei frammenti del muro della casa dove abitava il suo bisnonno. Si capisce con questi piccoli gesti quanto possa essere importante conoscere la propria origine, conoscere un punto di partenza.

Posso dire di essere felice: ho fatto conoscere tra loro della gente che non sapeva di essere parente, ho fatto vedere a loro la casa di nascita dei loro nonni, e, fatto più importante, ho dall’altra parte del mondo delle persone fantastiche, che posso definire Amici.

Giovanni Forneris