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Perchè Stupinigi così non può tirare avanti

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In teoria per la Fondazione Ordine Mauriziano si volta pagina. Si chiude la lunga fase di commissariamento, durata oltre quindici anni, e riprende la gestione ordinaria.

Anzi inizia ex novo, perché la fondazione commissariata, nata dalle ceneri dell’antico Ordine Mauriziano e istituita con una legge del 2004, ha lavorato fino a questo punto sul filo dell’emergenza per ripianare una montagna di debiti.

In pratica però lo scenario è lo stesso e i conti sono presto fatti. Le spese per la gestione corrente (personale, bollette, manutenzione ordinaria) ammontano a circa 4 milioni di euro all’anno. Le entrate (incassi dalle visite turistiche e dall’affitto di spazi per eventi) sono meno della metà e in cassa sono rimasti più o meno 500 mila euro. Non c’è più niente che si possa vendere. Il che, tradotto in termini temporali, significa che già prima dell’estate la Palazzina di Caccia di Stupinigi, tesoro Unesco, è nuovamente a rischio chiusura. La Fondazione, per scongiurare un altro dissesto, potrebbe essere costretta a licenziare dipendenti che sono rimasti meno di venti.

E passiamo al riassunto delle puntate precedenti.

Il Mauriziano era un antico ordine cavalleresco, inventato dai Savoia, dedito ad attività assistenziali ed ospedaliere. Nel corso dei secoli venne ad acquisire, a seguito di donazioni, lasciti e assegnazioni dai sovrani sabaudi, un ingente patrimonio immobiliare sparso per tutta la penisola, isole comprese. Terreni, boschi, case, cascine, palazzi, abbazie, ospedali: il primo nucleo fu appunto la tenuta di Stupinigi. Sciolto in epoca napoleonica, l’Ordine ripartì nell’Ottocento dopo la Restaurazione. Con le rendite patrimoniali finanziava i propri ospedali. Legato a doppio filo a Casa Savoia, l’ingranaggio si inceppò con la caduta della monarchia dopo la guerra, ma il Mauriziano venne salvato come ente ospedaliero nelle disposizioni transitorie e finali della Costituzione repubblicana, diventando di fatto un ente pubblico.

Una ventina di anni fa il tracollo finanziario. La Regione Piemonte ritarda i pagamenti delle convenzioni stipulate con gli ospedali (tra cui eccellenze della sanità piemontese: l’ospedale chiamato per l’appunto Mauriziano e il centro antitumori di Candiolo), così l’Ordine inizia ad accumulare debiti su debiti. Non ne viene più fuori. Iniziano complicate vicende giudiziarie, finché l’ente viene posto in liquidazione.

Durante il periodo di commissariamento viene venduto tutto il vendibile e stiamo parlando di qualcosa come 250.000.000 di euro, per chiudere la partita con i creditori. Oltre ai debiti, la Fondazione riceve in dote dal disciolto Ordine Mauriziano i beni inalienabili, cioè i monumenti storici: la Palazzina di Caccia di Stupinigi e gli edifici della rotonda, l’Abbazia di Staffarda, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, la Basilica Mauriziana di Torino, oltre ad alcune chiese di Cagliari e di Asti. Gli ospedali passano alla Regione e lo scopo sociale della Fondazione diviene la gestione del patrimonio storico/artistico e museale. 

Al commissario Giovanni Zanetti ed alla vice Cristiana Maccagno Benessia va riconosciuto il merito di aver riportato in quest’ultimo decennio la Palazzina di Stupinigi all’onor del mondo, riaprendola ai visitatori e rilanciandola nei circuiti turistici. Ma vent’anni e più di turbolenze lasciano il segno e un po' di macerie attorno, a cominciare dal quattrocentesco Castelvecchio in rapida fase di transito: da parzialmente agibile a pericolante, a rudere. Qualche settimana fa è venuto giù un muro di cinta dietro la chiesa barocca del Prunotto (nella foto). Non se la passano certo meglio i cascinali del viale centrale di Stupinigi, che stanno cadendo letteralmente a pezzi, ora di proprietà della Regione Piemonte insieme a tutto il parco.

Ma la Fondazione Ordine Mauriziano potrà stare in piedi da sola?

Se la matematica non è un’opinione, la risposta è no, perché l’attuale rapporto entrate/uscite è quello di cui sopra si è detto.

Chi governa oggi la Fondazione?

Il nuovo statuto, approvato l’anno scorso, stabilisce che il  consiglio di amministrazione è composto da tre membri: un presidente, nominato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, più altri due consiglieri nominati rispettivamente dal Ministero dei Beni Culturali e dal Presidente della Regione. Dopo svariate proroghe del commissario e un altro paio di annetti di ritardo, qualche settimana si è finalmente materializzata la designazione del presidente: è Angelo Miglietta, un economista, docente universitario, che negli anni scorsi ha seguito il progetto di riqualificazione delle Ogr di Torino. La Regione dal canto suo aveva  provveduto l’estate scorsa a designare il proprio rappresentante nella persona dell’ avv. Luigi Chiappero, che è anche il presidente dell’Ente regionale Parchi Reali. A ruota dovrebbero seguire le nomine del Comitato di vigilanza, anch’esso previsto dal nuovo statuto. La gestione ordinaria della Fondazione per i prossimi quattro anni potrà così prendere il largo a fronte di un percorso che si preannuncia in salita.

Il tempo stringe e il piatto piange. La prospettiva è l’ingresso nella gestione di investitori privati. Banche, assicurazioni, industrie? Qualche tempo fa un magnate russo voleva comprare la Palazzina di Caccia di Stupinigi per venire ad abitarci e tutti pensarono ad una boutade. Chissà se è ancora interessato.