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500 posti di lavoro persi nel nulla

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I lavoratori dell’Embraco incontrano il 7 febbraio Papa Francesco a Roma nell'udienza del mercoledì. E’ questa una delle tante iniziative che hanno messo in campo da quando la multinazionale (che fa capo al gruppo Whirlpool) ha di fatto deciso di chiudere
lo stabilimento di Riva presso Chieri, dove si producono motori per frigoriferi, avviando la procedura di licenziamento collettivo per 497 addetti su 537, venticinque dei quali sono nichelinesi.

In Italia rimarrà solo una filiale commerciale, mentre la produzione e l’assemblaggio di compressori verranno concentrate in altri centri produttivi di Embraco, che in Europa ha un altro stabilimento in Slovacchia.Ma come si è arrivati a questo punto?

Nel 2010 ai 600 lavoratori Embraco (erano 2.200 nel 1993) viene ridotto lo stipendio del 20 per cento. Ad ottobre 2017 l’azienda decide di non rinnovare i contratti di solidarietà che scadono a fine anno. Il 9 gennaio di quest'anno Whirlpool comunica la decisione di interrompere la produzione licenziando 497 persone (di cui 5 dirigenti). Dopo aver incontrato i sindacati, i lavoratori sono partiti in corteo e hanno bloccato la strada provinciale a Riva di Chieri. Il giorno dopo una delegazione è stata ricevuta dalla sindaca Chiara Appendino in Comune a Torino. Tutti gli altri si sono recati al Lingotto, dove era in corso l’assemblea degli amministratori locali del Pd, e sono stati ricevuti dal premier Paolo Gentiloni. “Ci sono 75 giorni di tempo per cercare di far cambiare idea a Whirlpool – hanno spiegato i segretari di Uilm e Fiom, Dario Basso e Federico Bonanno - La palla però deve passare al governo”.

Sull’argomento, che interessa 25 famiglie nichelinesi, è intervenuto anche il sindaco Giampiero Tolardo: “L'amministrazione comunale di Nichelino esprime solidarietà ai lavoratori dell'Embraco. C'è grande stupore e indignazione per la mancanza di disponibilità al dialogo. E' stata inviata una lettera al Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, al funzionario del Ministero dottor Gastagno e al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, firmata dall'Assessora regionale al Lavoro Gianna Pentenero e da 18 Comuni del territorio, per chiedere urgentemente la convocazione della Whirlpool, multinazionale proprietaria dell'Embraco, a un tavolo governativo come era stato stabilito nell'ultimo incontro lo scorso 12 dicembre. Mi auguro ci siano ancora i margini per avviare una trattativa che possa avere esito positivo. In questi momenti complessi e drammatici le istituzioni devono rimanere al fianco dei lavoratori.A Roma si è tenuto un tavolo sindacale a cui ha partecipato il ministro Calenda.

L'esponente del governo ha spiegato che ci sono due possibili strade per salvaguardare il futuro degli operai. La prima riguarda la possibilità di convincere l'azienda di elettrodomestici a fare dietrofront e a mantenere comunque una produzione nello stabilimento torinese. La seconda prevede invece di iniziare un percorso di reindustrializzazione dell'area, coinvolgendo anche Invitalia (l'agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti), una soluzione che implicherebbe la chiusura della fabbrica, ma che consentirebbe di attivare nove mesi di cassa integrazione per proteggere il reddito dei lavoratori almeno nella prima fase. «E' positivo che al tavolo fosse presente anche il ministro – ha commentato Lino La Mendola, funzionario della Fiom-Cgil che segue la vicenda - la strada della reindustrializzazione è complicata e implica di trovare nuovi soggetti interessati a investire. Sono stati fatti i primi passi, ma siamo ancora lontani da soluzioni concrete».

Dello stesso avviso anche Vito Benevenuto della Uilm-Uil e Arcangelo Montemarano della Fim Cisl.Qualche giorno dopo è partita da Torino la proposta del presidente del Senato Pietro Grasso di chiedere la restituzione di tutti contributi e vantaggi fiscali usufruiti dalla multinazionale per la produzione in Italia: «È doveroso chiedere indietro privilegi e vantaggi che Embraco Whirlpool ha ottenuto in questi anni per poi lasciare sul lastrico 500 famiglie da un giorno all’altro senza nessun’altra ragione se non il profitto”. Al presidente Grasso i lavoratori hanno consegnato la lettera per il capo dello Stato Sergio Mattarella a cui si appellano “come garante della nostra Costituzione”. «La Whirlpool ha un debito con il nostro paese e non può abbandonarlo così - scrivono i 497 lavoratori di Embraco - non lo meritiamo: l’Embraco deve continuare a produrre a Riva di Chieri. Per un territorio come il nostro la perdita di lavoro per 497 persone, più altre centinaia di quelli che lavorano nei servizi e nell’indotto, rappresenta una catastrofe sociale».
In questi giorni si attende uno spiraglio: che l’Embraco cerchi almeno di imbastire un piano che consenta ai lavoratori di accedere alla cassa integrazione.

Cristina Ariaudo