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"Almeno una targhetta si poteva mettere"

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Durante i primi scavi per il cantiere di Mondojuve fece notizia il ritrovamento di un insediamento di epoca romana. Intervenne la Soprintendenza, si parlò di resti di una villa rustica del II - III secolo d.C, di reperti prelevati, ma poi non se ne seppe più nulla.


Non nasconde la sua delusione Mario Cerrato, nichelinese appassionato di archeologia, che per primo, già una trentina di anni fa, localizzò con esattezza l’insediamento. “Non che mi aspettassi chissà che cosa, ma quando sono entrato a Mondojuve avrei sperato di vedere almeno un’indicazione nel punto in cui c’è stato il ritrovamento. Che so io: una targhetta, un pezzetto di muro antico in un angolino di pavimento trasparente, qualche foto”.

Invece niente, tutto sparito, tutto cancellato. “Quando venne fuori la notizia – ricorda Cerrato – vi fu una mozione in Consiglio Comunale per destinare una piccola somma del bilancio comunale alla valorizzazione di quei reperti, ma venne bocciata. Quanta poca attenzione per la storia e la cultura, se pensiamo che l’occasione di effettuare scavi in quel sito non si ripresenterà mai più!”.

Anche dalla Soprintendenza Archeologica tutto tace. “Avevo poi ancora segnalato reperti in superficie in un’area limitrofa a quella del cantiere – lamenta Mario Cerrato - ma, nonostante espressa richiesta, non sono nemmeno riuscito ad avere copia dei miei schizzi e della documentazione che avevo presentato ad un ufficio della Soprintendenza. Stiamo parlando di frammenti di materiale laterizio per cui si può ipotizzare la presenza di fondamenta sottostanti”.

E chiaramente nessuno è disposto a pagare per fare apposta scavi archeologici lì. Insomma, per farla breve si è persa un’occasione per dare un po’ di lustro ad un pezzo della storia antica di Nichelino.