25
Gio, Mag
65 New Articles

La Lettera di Pasqua dell'Arcivescovo

Proposte
Typography
Vai al testo «Cristo è risorto. Sì, è veramente risorto e noi ne siamo testimoni».


E’ questo il titolo della lettera che l’Arcivescovo Cesare Nosiglia indirizza alle famiglie in occasione della Pasqua.

“Di fronte a tanti problemi e difficoltà che assillano il cuore di molti sia sul piano spirituale che sociale – scrive l’Arcivescovo - resta immutata in chi crede la speranza che il bene, la verità e la giustizia prevarranno sul male e su ogni altra ragione di scoraggiamento e di preoccupazione. Questo perché, se Cristo è veramente risorto, allora niente deve farci

paura e il nostro presente e futuro non sono soltanto nelle nostre mani e in quelle cieche e spesso irrazionali della violenza o delle calamità naturali, che distruggono l’esistenza di persone e beni come avviene con i terremoti o le guerre fratricide”.

L’evento di un Dio che si fa uomo, vive, soffre, muore e risorge continua, dopo duemila anni, ad interrogare le coscienze in cerca di verità.

“Ignorare e rifiutare Dio significa far morire anche l’uomo, che è sua immagine e, in Cristo, è suo figlio – dice l’Arcivescovo Nosiglia - Più la cultura dell’individualismo e dell’edonismo avanza e più l’uomo si fa giudice assoluto di se stesso e degli altri, fino a decidere ciò che è bene e ciò che è male, ciò che merita di vivere o merita di morire, dimenticando di rapportarsi a Dio, che ha immesso nella coscienza e nel cuore di ogni uomo la sua legge, affinché sia fonte di una vita che vince anche la morte. Questa legge ha un nome solo: quello dell’amore, che si offre e si dona come Cristo sulla croce e non cede mai alla tentazione di scegliere altre strade, ritenute più efficaci e concrete, per sconfiggere la forza dirompente del peccato e della morte”.

Solo la forza dell’amore può cambiare gli uomini e cambiare il mondo. Non le guerre, non l’odio, non le divisioni, non i muri. “Cristo risorto – sottolinea l’Arcivescovo - distrugge anche tutti i nostri muri, che costruiamo a volte nelle nostre stesse case, quando una famiglia si divide o vive pesanti condizioni di vita, dovute a fattori esterni, come la mancanza di lavoro o di casa, o interni, come incomprensioni, litigi e contrasti tra adulti o tra questi e i giovani”.