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Dom, Ago
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Tempo di Quaresima

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- di don Mario Aversano -
Finalmente è Quaresima! Quaranta giorni per
lasciarci corteggiare dalla grazia di Dio e allenare il nostro cuore all’esercizio del desiderio. Dovremmo provare a scrollarci di dosso quel senso di cupezza che viene indebitamente caricato su questa stagione dell’anno. La Quaresima racconta la profonda stima che Dio e la Chiesa hanno sulle vicende umane: ogni persona è certamente più grande dei suoi errori e ha bisogno di credere alle aspirazioni più alte che abitano la sua coscienza.

In effetti pentirsi è prima di tutto un atto di credito verso Dio e verso se stessi, rinuncia al male e a ciò che ci ammala, scelta carica di dignità e speranza. Concedersi ogni anno il privilegio di ricominciare, accogliere la propria piccolezza senza biasimarsi e soprattutto riporre la propria fiducia nell’incontro con il Salvatore fa della Quaresima una palestra ideale della vita cristiana. La disponibilità a lavorare su se stessi, ad assumere responsabilmente il peso delle proprie azioni dovrebbe essere conseguenza di una “conversione per attrazione”: non prima di tutto con il mio sforzo (mi converto), ma per il movimento stesso del Signore verso di me sono conquistato dal suo amore pieno di stima e di tenerezza (mi lascio convertire). Scriveva Origene, padre della Chiesa del III secolo: "Il Figlio di Dio è disceso sulla terra per compassione del genere umano. Sì, ha patito le nostre sofferenze ancor prima di aver sofferto la croce, prima di aver preso la nostra carne. Poiché se non avesse patito, non sarebbe venuto a dividere con noi la vita umana. Prima egli ha patito, poi è disceso. Ma quale è questa passione della quale ha sofferto per noi? È la passione dell'amore”.

La compassione di Cristo consiste nel suo stesso movimento di discesa verso di noi: Dio ha simpatia per noi, cerca alleanza e ci invita – per incontrarlo – a “discendere” noi stessi nelle nostre profondità, ad abitare la nostra stanza interiore. Le pratiche di pietà, i propositi o le cosiddette rinunce (anche nella classica dicitura del “fioretto”) acquistano senso nella misura in cui recuperiamo il potere liberante di prassi che ci permettono di accedere e di accendere la nostra vita interiore. Altrimenti rischieremmo di scadere in una pratica religiosa volontaristica e formale, lontana dallo spirito della Quaresima. Come intendere allora la proposta del digiuno, della preghiera e della carità che la Chiesa ci propone di vivere in questi giorni? Questo è il tempo dell’innamoramento! Vi invito a pensare al digiuno come all’inappetenza degli innamorati, affamati solo dell’Altro. Alla preghiera come al tempo rubato alle preoccupazioni per entrare in intimità con Lui. Alla carità come alla dilatazione del cuore che – andando verso il povero – straripa dagli argini in cui spesso è confinato.

La cura della vita spirituale è per sua natura protesa all’incontro con l’Altro e con gli altri: le ispirazioni del Vangelo e la custodia del dialogo personale con Dio ci rendono più disponibili a costruire rapporti di stima e solidarietà, di perdono e riconciliazione, di annuncio e testimonianza in cui – secondo Papa Francesco – si sviluppa la conversione missionaria delle Chiesa. Per il cristiano non esiste separazione tra la vita spirituale e l’attenzione verso il povero: esse costituiscono il medesimo “eco-sistema” e la missione su cui è impegnata la Chiesa nella sua interezza. Poiché l’esercizio della conversione coinvolge singolo e comunità nella stessa tensione verso la Pasqua, le nostre parrocchie propongono anche quest’anno alcuni appuntamenti di preghiera e di riflessione, sostengono i progetti missionari della Quaresima di Fraternità e convergono unitariamente alla proposta delle Liturgie penitenziali e della Via Crucis cittadina del Venerdì Santo 14 aprile: occasioni importanti per vivere come popolo di Dio l’incontro con il Risorto.

Don Mario Aversano
Parroco di Maria Regina Mundi