Mit brennender Sorge

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Ottanta anni fa, nella primavera del 1937, l’allora Papa Pio XI pubblicò un’insolita enciclica. Mit brennender Sorge ('Con bruciante
preoccupazione'), erano le prime tre parole che come d’uso davano il titolo alla lettera. La scrisse non in latino, ma direttamente in tedesco con l’aiuto del suo Segretario di Stato cardinal Eugenio Pacelli (il futuro Pio XII) che conosceva bene la lingua essendo stato per dodici anni nunzio apostolico in Germania.

Se ne fecero stampare in segreto 300.000 copie e l’enciclica di Pio XI venne letta, senza alcun preavviso, la Domenica della Palme in tutte le chiese cattoliche della Germania. Era una palese condanna dell’ideologia nazista, razzista e neopagana. La persecuzione religiosa veniva definita una guerra di sterminio. Pio XI esortava la chiesa tedesca a resistere alle pressioni, a respingere il nuovo culto della razza e il rovesciamento delle regole etiche propagandato dal regime. “Soltanto spiriti superficiali – si diceva nell’enciclica - possono cadere nell’errore di parlare di un Dio nazionale, di una religione nazionale, e intraprendere il folle tentativo di imprigionare nei limiti di un solo popolo, nella ristrettezza etnica di una sola razza, Dio, creatore del mondo, re e legislatore dei popoli...”.

Quella che arrivò dal Vaticano fu, sulla scena mondiale, l’unica voce che osò criticare i fondamenti ideologici del Reich. Il nazionalsocialismo era in quegli anni all’apice del successo mediatico ed organizzativo. Riscuoteva vastissimi consensi non solo in Germania, ma anche all’estero ed era visto come un fattore di progresso e sviluppo sociale.

La reazione di Hitler alla diffusione della Mit brennender Sorge fu rabbiosa. Furono devastate e chiuse decine di tipografie; seguì un’ondata di arresti. Negli anni successivi il testo fu severamente bandito in Germania e in tutti i paesi occupati dall’esercito tedesco; il possesso di una sola copia poteva comportare la fucilazione.

Erano già tesi i rapporti tra Fuhrer e gerarchia cattolica. Quest’ultima protestava per le sistematiche violazioni del concordato sottoscritto con lo stato qualche anno prima. Le associazioni cattoliche erano state sciolte, i giornali delle diocesi e delle parrocchie soppressi, le scuole cattoliche chiuse, parecchi religiosi erano stati messi sotto processo per presunti reati finanziari e sessuali con vasta eco sui mezzi di informazione del regime.

“Responsabilità e macchinazioni, che già dal principio non si proposero altro se non una lotta fino all’annientamento”, sosteneva Pio XI nell’enciclica.

In Occidente nessuno diede ascolto alla “bruciante preoccupazione” del Papa di Roma. Ad est il comunismo era a sua volta impegnato nell’opera di eliminazione del cristianesimo. Il mondo marciò verso il baratro.