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Cannoni al Debouchè

Pillole di storia
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Nel 1941/1942 per fronteggiare i crescenti bombardamenti aerei della RAF inglese, vennero installate tutto attorno a Torino una serie di batterie antiaeree affidandone il funzionamento alla Milizia fascista inquadrata nella DICAT (Difesa Anti Aerea Territoriale). La cintura a sud di Torino era presidiata dalla 1 Divisione, con batterie alla Barauda, La Loggia, Vernea, Piobesi, Candiolo, Stupinigi, Drosso.


A Stupinigi venne installata la 602° Batteria “L. Giuliani” (inquadrata nel XVIII Gruppo) composta da 4 cannoni antiaerei sistemati su piazzole di cemento. La batteria si trovava nei campi tra le cascine del Mauriziano e strada Debouchè. Erano quattro cannoni serviti da una cinquantina di militi. Alcune baracche di legno ad uso dormitorio, magazzino, cucina ecc. costituivano l’insediamento militare.
Dopo il 25 luglio 1943, essendo stata sciolta la MVSN ed incorporata nel Regio Esercito, molti militi (cioè le camice nere) lasciarono il servizio e se ne tornarono a casa. E quindi anche parecchi addetti al funzionamento delle batterie antiaeree lasciarono il proprio reparto. Al loro posto i Comandi dell’Esercito Italiano richiamarono in servizio in fretta e furia, coloro che avevano già prestato servizio in artiglieria della classe del 1914. Tale richiamo venne eseguito col criterio (dovuto all’estrema urgenza), di prendere coloro che abitavano nella zona d’insediamento delle batterie. E quindi per le batterie antiaeree di Stupinigi (ma anche per quelle della Vernea) vennero richiamati ex artiglieri di Nichelino,Vinovo, Candiolo, piovesi e Orbassano. Questi soldati (trentenni, sposati e padri di famiglia) giunsero al reparto la prima settimana di agosto. Qui trovarono alcuni sottoufficiali ed un paio di sottotenenti che avevano l’incarico di insegnare ad usare i cannoni antiaerei a quegli anziani soldati.
Dal vivo e genuino ricordo di P.G., nato a Vinovo nel 1914, viene fuori un interessante spaccato di quello che era il clima di quel luglio-agosto 1943.
“Noi della classe del 1914 che avevamo già fatto il servizio militare in artiglieria venimmo richiamati alla fine del luglio 1943. Io ed altri tre di Vinovo, ci trovammo dunque il 9 agosto a Stupinigi. Ci arrivammo in bicicletta un po’ perché si diceva fosse una cosa breve e poi così vicini a casa pensavamo di fare delle scappate in famiglia appena possibile. Infatti tale servizio militare durò esattamente 30 giorni, perché il giorno 9 settembre ce ne tornammo a casa. La situazione che trovai era ormai povera di mezzi e disorganizzata: non c’erano neanche le divise complete. Mancavano le scarpe militari e tenemmo le nostre per tutto il tempo. Mancando anche indumenti militari come calzoni e camice, parecchi soldati usavano quelli portati da casa. La giornata passava quasi tutta in inerzia. Si faceva un poco di istruzione, ma sparammo solo qualche colpo, perché si doveva risparmiare le munizioni, e per il resto si aspettava la sera, o per andare a casa o per frequentare le osterie di Stupinigi e Borgaretto. Ricordo che c’erano due di Candiolo, anche loro richiamati, che erano abili cacciatori. Si infilavano nei boschi e prendevano fagiani o lepri che poi rivendevano ai cucinieri militari ed al barbiere di Vinovo.
La notizia dell’armistizio si sparse tra la truppa la sera dell’8 settembre. Naturalmente chi era in giro la sentì dove si trovava e la riportò alla batteria al ritorno. Il giorno successivo 9 settembre il capitano comandante che arrivava da Torino (ed era un ex centurione della Milizia), ci radunò davanti alle baracche e ci fece un breve discorsetto sulla fine della guerra. Dopodichè ci lasciò liberi di andarcene a casa. Così prendemmo le biciclette e nel primo pomeriggio eravamo già ognuno alle proprie case con grande gioia dei famigliari. Poi verso sera mi venne in mente di andare a vedere a Stupinigi cosa succedeva alla batteria antiaerea e se era rimasto ancora qualcuno. Mi accompagnò un mio amico anche egli curioso come me.
Come giungemmo alla “Stalassa” (un vecchio riparo per animali che si trovava poco dopo via Debouchè di fronte ai primi boschi) già vedevamo varie persone andare e venire cariche di materiale militare. La gente del posto e delle cascine vicine stava saccheggiando le baracche che fino al giorno prima ci avevano ospitato”.
Nell’inverno 1943/44, al posto di quegli anziani e stanchi richiamati del Regio Esercito Italiano, le batterie contraeree vennero fatte funzionare dai tedeschi e da soldati dell’Esercito della RSI, fino a qualche mese prima della fine della guerra nell’aprile 1945.
Gervasio Cambiano