- Andar per mostre - "Il mondo di Steve McCurry"

Società e cultura
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Sino al prossimo 25 settembre sarà possibile “viaggiare” ne “Il mondo di Steve McCurry”: un cammino che spazia attraverso l’obiettivo di uno dei più grandi fotografi contemporanei.
Dall’Afghanistan all’Italia, dall’India agli Stati Uniti, dalla Russia al Giappone, dal Perù al Pakistan,da Cuba alla Cina,sino al Brasile al Sudest asiatico e all’Africa.

Un percorso espositivo di circa 270 immagini, curato da Biba Giacchetti e allestito magistralmente da Peter Bottazzi nella Citroniera delle Scuderie Juvarriane della Venaria Reale .

Si parte dalle foto in bianco e nero scattate da Steve McCurry tra il 1979 e il 1980, a 28 anni, nella sua prima “missione in Afghanistan”: il primo reportage realizzato in quel Paese, dove riesce ad entrare insieme ai mujaheddin che combattevano contro l’invasione sovietica. Il bianco e nero, come spiega la voce dello stesso Steve nell’audio guida, è stata una scelta puramente economica. Per portare fuori dall’Afghanistan quegli scatti, altrimenti requisiti, egli stesso cuce i rullini all’interno dei vestiti, lasciandone altri vergini nelle macchine fotografiche. Un reportage che racconta di guerra, ma anche storie di emozioni di un popolo racchiuse spesso in uno sguardo fugace terribilmente profondo e comunicativo.

Si entra poi nel resto del mondo di Steve seguendo un percorso per molti versi “libero”, dettato dalle sue passioni, dalla sua voglia di condividere la prossimità con la sofferenza e talvolta con la guerra, con la gioia e con la sorpresa.

Le opere, in grande formato, sono esposte su entrambi i lati di maestosi teli chiari, quasi trasparenti, ma opacizzati da lasciare intravedere l’altra faccia. Illuminati abilmente, ondeggiano al passare dei visitatori esaltando così la vita intrinseca delle opere stesse che “respirano” attraverso l’abilità dell’artista.

McCurry fotografa “per le strade delle città” pezzi di vita, racconta attraverso il “volto umano” sempre diverso. Così accanto alla foto che racchiude il volto della ragazza del campo di Peshawar, diventata simbolo di speranza di pace in un territorio devastato dalle guerre e dagli esodi di massa, ritroviamo quella scattata diciassette anni dopo alla stessa ragazza ritrovata al termine di una lunga ricerca.

Le foto riservate alle donne in questa mostra pongono l’accento sulla condizione femminile in certi Paesi: ritratti di figure innocenti alla ricerca di una vita migliore come Aung San Suu Kyi Nobel per la pace 1991, consigliere di Stato della Birmania, prigioniera in casa per 15 anni perché leader degli oppositori alla dittatura militare.

E’ proprio una foto che ritrae un gruppo di donne abbracciate da una tempesta di sabbia, foto scattata in India nel 1983, e qui esposta, che McCurry cita come sua possibile foto preferita.

Steve confidato che cerca di lavorare nei luoghi che lo interessano e lo affascinano come il lago Dal nel Kashmir. Qui nel ’96 ha realizzato uno dei suoi “scatti più belli, quello del venditore di fiori sulla sua “Shikara”, imbarcazione locale, tra le case galleggianti: si percepisce il delicato tocco dell’acqua di un verde scuro ed intenso contro il legno dell’imbarcazione, in netto contrasto con i vivaci e caldi colori dei fiori, la sagoma dell’uomo che silenziosamente affonda la pagaja remando verso l’orizzonte. “La chiave di una buona fotografia è la costanza – commenta l’autore sempre accompagnando il visitatore attraverso l’audio guida”. Spiega di aver intravisto per caso il passaggio dell’uomo lungo il lago, e cogliendo la potenzialità di quell’immagine, è poi uscito una decina di volte con lui. Colto l’istante, la luce giusta partono una decina di scatti dei quali sceglie il migliore. «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te».

La mostra raccoglie un vasto e affascinante repertorio di immagini selezionato fra le fotografie più famose, ma anche alcuni dei lavori più recenti di McCurry: si spazia dalle immagini della guerra del Golfo e della conseguente devastazione ambientale con l’emblematica ritratto del cormorano su un lago di nero petrolio, a quelle dell’11 settembre, alle gigantesche navi arenate nell’entroterra dopo il terremoto e lo tsunami che hanno devastato il Giappone nel 2011; ai servizi sull’India, sulla Birmania, in Africa, fino ai più recenti a Cuba e in Russia.

L’esposizione si conclude ritornando nuovamente in Afghanistan con gli ultimi scatti, questa volta a colori, quasi a chiudere là dove in qualche modo era iniziata l’avventurosa vita dedicata alla fotografia.

Per citare l’autore:”Il cambiamento è inevitabile e inarrestabile. Devi solo cercare di ricordarti il passato per cercare di costruire un futuro migliore”

Eliana Cerchia